INTERVISTA ADVENIAT HIEMS

 Intervista a cura di Andrea "Thy Destroyer"



 

Forti di un discreto album di black metal pagano, i milanesi Adveniat Hiems si raccontano sulle pagine virtuali di MetalInside per un'intervista che si addentra nei meandri di “Loki”, esempio di quanto un genere come il loro possa venire non solo dalle fredde lande desolate della Norvegia, ma anche dalla nebbiosa e grigia Milano. Leggere le parole degli Adveniat Hiems porta alla mente la sensazione di un gruppo che vuole fare solo e semplicemente ciò che gli piace, senza scendere a compromessi e ricercando un'identità in via di definizione, ma non per questo inesistente. Non serve dire altro, le parole degli Adveniat Hiems sono più che sufficienti ad esprimere l'essenza della band.

Ciao ragazzi, vi do il benvenuto sulle pagine di MetalInside. Allora, prima di iniziare col fuoco di fila delle domande, vi va di raccontare come ha origine il progetto Adveniat Hiems?

“Ciao, grazie di averci invitati in questo spazio! La nostra band si è formata a gennaio del 2008, quindi si può dire che come “Adveniat Hiems” siamo giovani e di recente composizione, ma in effetti come singoli musicisti siamo invece sulla scena da diversi anni. Precisamente, abbiamo un’esperienza ormai più che decennale, iniziata con progetti di vario orientamento, non sempre black metal, e poi confluita quando ci siamo trovati a collaborare nella band “LustNotes”, nata nel 2002. Soprattutto all'inizio della collaborazione, ci siamo scontrati per le forti differenze dei nostri background musicali: alcuni di noi sono cresciuti infatti sotto l'influenza dei classici del black metal, come Burzum, i Carpatian Forest e gli Immortal, mentre altri hanno subito influenze più sinfoniche o (passami il termine) "commerciali", come i Novembre, i Dimmu Borgir, i Cradle of Filth e gli Slipknot. Dopo un periodo iniziale però, le differenze si sono unite per rendere più ricco il risultato sonoro e la nostra collaborazione ha dato sempre buoni frutti. L’idea di fondare una nuova band, quando alla fine del 2007 i “LustNotes” si sono sciolti, è nata quasi da sola: ci sentivamo ormai pronti per cercare quel suono freddo e oscuro che è sempre piaciuto a tutti e tre e abbiamo colto l’occasione per provare a realizzare la nostra idea. Abbiamo quindi deciso di dare vita al progetto “Adveniat Hiems”, che ha potuto avvantaggiarsi di tutto il nostro lavoro precedente, così da non necessitare di nessun rodaggio iniziale e potersi subito indirizzare alla produzione di nuovi brani.”

“Loki” è il vostro nuovo parto musicale. Come l'avete concepito? Chi si occupa di scrivere il materiale?

“L’E.P. “Loki” è centrato sulla figura della divinità omonima, che nella mitologia nordica è antagonista di Odino, destinato a scontrarsi con gli dei nel giorno del Ragnarok, il giudizio universale. Insieme a Loki abbiamo voluto ritrarre anche le figure dei suoi tre figli, Fenrir, Midgardsorm e Hel, che giocano ruoli altrettanto decisivi nelle vicende legate al crepuscolo degli dei.
Quando abbiamo deciso di iniziare il progetto “Adveniat Hiems”, da subito abbiamo puntato su alcune cose precise per caratterizzarci. Innanzitutto la forma delle nostre produzioni: album brevi, di una ventina di minuti circa, che potessero esprimere in poco tempo l’idea alla loro base e trasmettere le emozioni che li hanno ispirati. In secondo luogo, un suono freddo e scarno, ma non scadente, che sapesse creare atmosfere cupe ed essenziali ma mai sgradevoli all’ascolto. Infine la scelta di un concept per ogni album: ogni produzione ha alla base una vicenda specifica ed ogni brano ne racconta una parte, ben integrata anche con le liriche e le grafiche utilizzate.
Perché il tutto fosse coerente e ben amalgamato, abbiamo centrato il lavoro di composizione nella nostra sala prove, che ci ha permesso di concederci interi pomeriggi di discussione e di prove senza il ritmo scandito delle sale ad affitto orario. La composizione musicale è stata affidata in primo luogo ad Aganush e Ragno, mentre i testi e le grafiche sono stati curati da Ishtar, sebbene ogni aspetto del prodotto finale sia stato dibattuto e fissato dalla band al completo.”

Le influenze che ho notato nel vostro sound sono riconducibili alla scena black metal norvegese, dai primi Dimmu Borgir a certe cose di Burzum. Quanto questi artisti hanno effettivamente influito sulla vostra musica?

“Moltissimo. Ancor prima di iniziare il progetto “Adveniat Hiems” eravamo ascoltatori appassionati del genere norvegese, e proprio per seguire la nostra passione per esso abbiamo voluto creare la band ed orientarla in questa direzione. Crediamo che i lavori iniziali delle band menzionate siano state delle basi indispensabili e solide per tutti i lavori successivi di chi si è cimentato in questo stile di musica ed abbiano permesso di avere un appoggio su cui poi proseguire ed evolvere lo stile.
Non dispreziamo le ultime creazioni del black sinfonico, però riteniamo che si siano molto distaccate dalle origini, a volte perdendo la semplicità degli inizi in virtù di un suono sempre più ricco e ricercato. Non è un male, vedere un ramo musicale evolvere e diventare qualcosa di autonomo rispetto al ceppo di partenza, ma il nostro gusto come band è più incline a privilegiare l’atmosfera umida e medievale degli esordi, fatta di pochi essenziali concetti e suoni poco lavorati, più diretti.”

Le atmosfere del disco sono estremamente cupe e tetre. Quanto di questo dipende dalla vita di tutti i giorni? Da che situazioni traete ispirazione?

“Le atmosfere che abbiamo voluto ricreare nel nostro album sono strettamente legate alle tematiche trattate ed alla nostra interpretazione di esse. Abbiamo deciso fin dal primo approccio al progetto che non avremmo trattato temi personali, ma avremmo al contrario sviluppato dei concept e per questo motivo mettiamo in secondo piano la nostra vita di tutti i giorni quando componiamo. Non siamo persone cupe o depresse, al contrario; gli “Adveniat Hiems” sono infatti un’espressione artistica e come tale devono avere dei contorni ben definiti e legarsi ad un ambito ambient molto oscuro e tetro, ma sarebbe sbagliato dire che rappresentano le nostre personalità come individui. Pensiamo infatti che ogni band deve godere di una personalità propria, indipendente da quella dei suoi componenti, così da essere un’entità autonoma e non un semplice prolungamento dell’individualità di chi ne compone i brani.”

Come mai la scelta, permettetemi il termine, abusata di parlare di leggende e mitologia nordica?

“Le vicende scelte per i nostri lavori sono tutte legate alla mitologia nordica, poiché a tutti i componenti del gruppo questo aspetto del folklore è sempre piaciuto e costituisce quindi un’ottima base per creare ed organizzare nuove idee.
Molti ci criticano perché non ci basiamo su temi più “nostrani” e sembra quasi che cerchiamo di imitare i gruppi nordeuropei che hanno fatto la storia di questa corrente invece di cercare nelle nostre radici una fonte d’ispirazione, ma non è così. Semplicemente centriamo i nostri lavori sulle tematiche che colpiscono la nostra fantasia e ci emozionano, e forse proprio per questo ci sentiamo ben rappresentati dalle nostre song. Crediamo infatti che ogni gruppo debba esprimersi sui temi e sulle vicende che più coinvolgono i suoi componenti e meglio permettono loro di esprimere sensazioni forti e emozioni personali in ciò che suonano, perché solo così possono essere creati prodotti che hanno qualcosa di unico. Per noi l’ispirazione viene dalle leggende nordiche, così abbiamo preferito seguire la nostra inclinazione naturale, sebbene non inedita, lavorando poi sulla composizione e sull’espressione dare un carattere unico alla nostra musica.”

Avete scelto di registrare “Loki” con l'approccio molto lo-fi, tipico della tradizione. Perché non dare dei suoni più definiti?

“Innanzitutto siamo amanti dei suoni tipici della tradizione e li troviamo estremamente affascinanti. Non che non apprezziamo registrazioni più elaborate e moderne, ma dovendo scegliere che impronta dare al nostro prodotto abbiamo preferito mantenerci fedeli all’espressione che più ci piace di questo genere. Inoltre, in riferimento al concept dell’album, l’approccio lo-fi della registrazione ci ha dato la possibilità di trasmettere anche con l’impronta sonora l’impressione di gelo, di vastità desolata e di paesaggi privi di luce che sono le idee alla base del nostro lavoro.”

Andrea, il vostro cantante, è accreditato soltanto come sessionist. Come mai? Pensate di cercare un cantante a tempo pieno in futuro?

“Come abbiamo detto in apertura, la nascita del nostro progetto è venuta dalla precedente collaborazione e si basa su un lungo lavoro di rodaggio e commistione di background differenti: proprio per questo motivo il nostro lavoro di composizione e creazione ha la possibilità di essere omogeneo e ben definito. Un cantante a tempo pieno, che però non abbia alle spalle l’esperienza comune che noi condividiamo, forse avrebbe difficoltà ad inserirsi nel contesto e interpretare lo spirito del gruppo sulla stessa lunghezza d’onda… Non escludiamo che in futuro possa inserirsi nel line-up un cantante stabile, ma sappiamo anche vedere la grande difficiltà che fino ad ora ci ha impedito di realizzare questa possibilità.”

C'è da parte vostra l'intenzione di portare dal vivo la vostra musica? Avete già qualcosa di programmato in merito?

“Non abbiamo programmato alcuna performance live per la promozione di “Loki”, preferendo la diffusione sul web del prodotto. L’esperienza live avuta con la band precedente ci è molto piaciuta e saremmo felici di poter ripetere in futuro qualcosa di simile, ma la mancanza di sessionist e di location dove esibirsi ci rendono molto difficile programmare dei concerti.”

Seguite la scena black metal milanese e, più in generale, quella italiana? Che cosa ne pensate? Ci sono band interessanti?

“Crediamo che l’underground milanese abbia molto da offrire e sia ricco di buone formazioni e buoni pezzi, così come quello del resto d’Italia. Il grande problema della sena metal italiana però rimane l’estrema difficoltà delle band nel farsi ascoltare e la quasi impossibilità di arrivare a diffondere i propri lavori a livello nazionale, principalmente perché il genere non ha molto seguito e dunque deficita dei canali di amplificazione e diffusione di cui invece si avvalgono generi più commerciali. Crediamo che nell’immediato futuro non siano possibili delle svolte radicali che modifichino la situazione, e dunque possiamo solo sperare che le band conservino la voglia che ora non manca di andare avanti e sfruttare ogni canale per trovare nuovi contatti e scambiarsi i propri lavori.”

Bene, era l'ultima domanda. Se volete potete concludere con un messaggio a piacere. Grazie per il vostro tempo!

“Grazie per lo spazio che ci avete dedicato! Come ultimo messaggio, una cosa semplicissima:
STAY BLACK!!!!!”