| INTERVISTA FOLKSTONE |
| Intervista a cura di LEO |
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Ecco irrompere sulle
scene musicali di questo 2010 “Damnati ad metalla”, seconda fatica
degli orobici Folkstone, che con questo lavoro giungono a proporci un
disco assolutamente da possedere, che farà la felicità degli amanti
del metal fortemente contaminato da venature folk. Innanzitutto ben tornati! Poi, prima di entrare nel merito del nuovo disco, farei un passo indietro all’omonimo debut album. Come lo giudicate con gli occhi di oggi? Nel complesso com’è stato accolto dal pubblico? “Lo giudico positivamente; penso che ogni album abbia una storia a sé, è stato accolto in maniera molto positiva sia a livello italiano che europeo. Con gli occhi di oggi é un album importantissimo e rimarrà una pietra miliare nella storia dei FolkStone, anche cambiando e penso che si senta.” Durante gli ultimi due anni, oltre ad una miriade di concerti, ci sono stati degli avvicendamenti in seno alla vostra formazione. Volete parlarcene? “Allora premetto che siamo sempre in buonissimi rapporti con chi ha suonato insieme a noi; diciamo che stare con i FolkStone comporta un grosso impegno anche fisico (non solo parlando di tempo), bisogna sapersi adattare alle più improbabili situazioni. insomma penso sia normale, tutti hanno i loro impegni familiari lavorativi ecc.. noi non viviamo di musica quindi é difficile conciliare il tutto. Per il resto una bevuta in compagnia la facciamo ancora con tutti i brutti ceffi che hanno suonato con noi!” Ed eccoci finalmente a “Damnati Ad Metalla”, cosa si deve aspettare un ascoltatore, che ha apprezzato il disco d’esordio? “Beh un bel cambio, anche se siamo sempre noi e ci sono canzoni che rimandano a sonorità del primo album questo è un album più riflessivo più cattivo forse meno 'folk-metal anche se ti dico la verità mi é sempre stata stretta la parola folkmetal, pagan, medieval etc....noi siamo i FolkStone e basta, le etichette non le ho mai apprezzate in nessun campo.” Il vostro nuovo lavoro fa emergere dei miglioramenti nel processo di songwriting, sia per quanto concerne un miglioramento tecnico, sia per degli arrangiamenti migliori. È mutato qualcosa nel vostro modo di comporre? “Si, anche se lo scheletro del pezzo più o meno lo realizzo io, mi sono dotato di un computer!!!!!!! Che, roba nel 2010, mi hanno spiegato a registrare le idee su un computer per poterle poi ragionare meglio, sembra uno scherzo ma é veramente cosi, ed in questo c'è lo zampino del nostro fonico. Poi per quanto riguarda il lato tecnico continuando a suonare si può solo migliorare, anche se ne abbiamo ancora molta di strada da fare.” A livello lirico volete spiegare ai nostri lettori quali sono gli argomenti trattati nei vostri testi? “Allora ogni canzone ha un testo a sé , non é un concept album: In “Longobardia”, non facciamo altro che narrare cantando la storia di questo popolo che ha dato il nome alla nostra regione e che ha modellato non solo la cultura nel nord Italia ma in tutta Italia basti pensare ai regni longobardi del sud Italia, ci sarebbe ancora molto da dire a riguardo, magari ci vediamo di persona e ne parliamo con calma se interessa (alla prima occasione molto volentieri). Con “Frerì” narriamo la dura vita dei “dannati del metallo” appunto frerì erano chiamati i bambini nelle valli bergamasche che si intrufolavano nei cunicoli per trasportare all'esterno il minerale di ferro estratto; una vita veramente grama e ingrata. Nelle valli bergamasche ci sono numerose miniere di ferro volevamo rendere un omaggio a questa sfortunata gente.... dovrei scrivere una pagina intera per spiegare ogni singola canzona e con la dimestichezza che ho con il computer ci metterei tre anni. Una canzone a cui comunque tengo particolarmente é Nell'Alto Cadrò, l'ho scritta quando ci é giunta la notizia che l'alpinista bergamasco Roby Piantoni era morto tentando una nuova via sul Shisma Pangma, un'ottomila metri in Tibet. Roby lo conoscevo solo di fama ma era un ragazzo come noi e penso che un'alpinista che sfida sempre la morte stia cercando l'infinito, che é poi quello che si prova quando si raggiunge la vetta di una montagna, almeno, questo è quello che provo io nel mio piccolo, sono un'escursionista del cazzo quindi almeno mi immagino cosa provasse lui. Detto questo un'alpinista non cade in basso ma cade NELL'ALTO!!!” Credo che soprattutto nella prima metà del disco tutti i brani siano dei potenziali singoli. Anche se è difficile rispondere, quali sono per voi i pezzi che vi soddisfano maggiormente? “Guarda...io personalmente preferisco “Nell'Alto Cadrò” anche se un brano particolarmente importante per me é “Anime Dannate”, come lo é “Senza Certezze”. Ti ho detto due brani che non sono nella prima parte dell'album ma secondo me sono i migliori. poi insomma siamo in otto quindi il mio é un parere strettamente personale.” Anche a livello di packaging e di cura dell’artwork avete svolto un ottimo lavoro. Presumo siate soddisfatti dell’operato di Jacopo Berlendis. Com’è nata l’idea di adattare la “Danza Macabra” con le vostre raffigurazioni? “L'idea mi é venuta quasi spontanea, il pensare che alla fine siamo tutti in balia della morte. La copertina si basa su un affresco, La Danza Macabra che é dipinto su un oratorio a Clusone nelle nostre valli e si intitola appunto “il trionfo della morte”. Mi é sempre piaciuta l'idea della morte, la morte come livellatore, il pensiero medievale si può riassumere nel “TU COME TI PREPARI ALLA MORTE INEVITABILE?”. Gli scheletri che scherniscono i re, i potenti, i mercanti... e scherniscono anche noi oggi con tutte le nostre comodità, le nostre vanità, i nostri inutili screzi...il voler essere qualcuno o il voler essere migliore di un altro (basta se no vado avanti una giornata a sparare le mie cazzate!). Detto questo sono molto soddisfatto del lavoro fatto da Jacopo Berlendis un artista con cui mi trovo in sintonia non solo per il suo modo di disegnare ma anche per il suo modo di pensare.” Credo che l’operato di Yonatan Rukhman e anche il mastering ad opera di Dragan Tanaskovic in Svezia, siano assolutamente soddisfacenti. Il risultato è migliore anche rispetto a quanto fatto su “Folkstone”. Cosa potete raccontarci al riguardo? Possiamo quasi parlare di Yonatan, come di un membro esterno alla band, visto che vi ha sempre seguito? “Sì, direi di sì, fin dai tempi dei demos Yonatan ha sempre creduto nel progetto FolkStone e ci ha sempre seguito in ogni live come fa tutt'ora. Yonatan ha preso parte direttamente alla stesura dei brani come orecchio esterno e ben conoscendo le nostra qualità e difetti. Il lavoro alla fine ci ha soddisfatti pienamente.” Anche in occasione di “Damnati ad metalla” avete registrato un video clip, per la canzone “Anime Dannate”. Ci volete spiegare il concept alla base di questo lavoro, visto che nella seconda parte si presta abbastanza facilmente a strumentalizzazioni a fine politico? Siete soddisfatti del risultato finale? “Guarda, “Anime Dannate” é una canzone che ci rappresenta appieno. É una critica contro il pensiero unico, non ce ne frega un cazzo di destra o sinistra, che sono luoghi impregnati di ideologia dove prevale la logica del pappagallo. Uno vi dice cosa fare e cosa pensare e tutti lo seguono. Stesso discorso vale per le religioni, sai il male che é insito in quasi tutte le religioni e che pensano ognuno nel suo che é proprio il loro pensiero ad essere il depositario della verità, senza neanche avere il beneficio del dubbio. Tornando al video le scene finali vanno dagli scontri in Iran contro il regime islamico, agli scontri di piazza Tien An Men, agli scontri in Grecia ...abbiamo preso da tutto il mondo gente che combatte contro il pensiero unico. Detto questo chi vuole screditarci dicendo che facciamo politica lo faccia pure, vedi non vivo di musica e non devo per forza piacere a tutti e neanche devo fare per forza il video con il praticello del cazzo a mangiare la carne al fuoco con una spada appoggiata al fianco. Siamo appassionati di medioevo, facciamo rievocazione ma abbiamo un cervello.” Complimenti per la fantastica reinterpretazione di “Vanità di Vanità” del nostro Angelo Branduardi, che da tempo proponente anche dal vivo. Com’è nata l’idea di coverizzare questo brano, riuscendo a renderlo Folkstone al 100%? “Guarda il pensiero dei FolkStone si avvicina molto a questa canzone. Non che una persona debba darsi ai piaceri della vita, ma quello che ci dà fastidio di questa società e di gran parte delle persone, è che bisogna essere per forza i migliori!! Il succo del discorso é ''NON TIRARTELA TROPPO NON SERVE A TE E NEANCHE AGLI ALTRÌ”. Vale per i potenti e anche per i pezzenti.” Nell’ultima intervista, in occasione del precedente lavoro, si parlava di cosa rappresenta “Rocce Nere” per voi. Credi che questa interpretazione ad opera del coro “Le Due Valli” riesca ad aggiungere un pizzico di pathos in più rispetto alla vostra in versione elettrica? “Quando il maestro del coro Le Due Valli ci ha chiesto gli spartiti di Rocce Nere sono rimasto parecchio stupito. Il fatto che la nostra canzone (metal o folk o rock o quel cazzo che si voglia) sia stata ascoltata e apprezzata da un coro alpino mi ha riempito di gioia. Questo pezzo ha travalicato le generazioni, e quando sono venuti a registrarla non ti nascondo che mi é scesa una lacrimuccia, mi sono commosso. e quando ci penso mi commuovo ancora vedere 32 persone di tutte le età ma in maggioranza passati i 60, cantare il nostro pezzo a 4 voci non ha prezzo.” Sotto il profilo live ho visto che ci saranno delle date all’estero. È il prologo per un bel tour europeo? “Non penso proprio, faremo alcuni importanti festival (es FEUERTANZ...), ma un vero e proprio tour no, perché la nostra vita “lavorativa” non ci permette, per ora, di assentarci troppo tempo da casa.” Ho notato che spesso eseguite dei concerti interamente acustici. Preferite l dimensione elettrica o quella acustica? In futuro i Folkstone daranno mai alle stampe un album interamente acustico? “Non c'é una dimensione che preferiamo, la nostra dimensione é la musica, la taberna la voglia di suonare! È tre anni che cerchiamo di fare un album tutto acustico. Quest'anno forse sarà l'anno giusto!” Vi lascio la possibilità di chiudere a piacimento e salutare i nostri lettori. “Mi torna in mente una frase che ci mise insieme quando cominciammo a fare musica insieme: “PARADISO O INFERNO I FOLKSTONE DI TUTTO CIÒ SI FANNO SCHERNO, BRINDIAMO DUNQUE A MADRE TERRA CHE DA SEMPRE CI PROTEGGE ED É LA SOLA CHE DETTA LA NOSTRA LEGGÉ”. Venite a trovarci ai concerti e a gustare la nostra vera dimensione “live”. Vi aspettiamo!”
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