| INTERVISTA CATHOUSE |
| Intervista a cura di Fabio "Nightrain" |
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È da un bel po’ d’anni che riempite i locali della Lombardia portandovi appresso un bel numero di fedelissimi. Come mai ci avete fatto aspettare così tanto per il vostro primo ep? “Perché prima di andare in studio abbiamo voluto provare ogni minimo dettaglio delle canzoni che abbiamo inserito nel disco. Non volevamo arrivare in studio e porci degli interrogativi su ogni singolo stacco o ogni singola nota; il nostro obiettivo era arrivare sul posto e registrare esattamente quello che avevamo provato in sala, e tutto doveva essere come avevamo progettato, dal ritornello al particolare. Quindi abbiamo preferito allungare i tempi ma essere sicuri di registrare qualcosa che fosse il più “professionale” possibile.” Io la recensione l’ho fatta. Adesso sta a te descrivere ai lettori l’ep. “L’EP sintetizza i primi anni di lavoro con la formazione a 5 elementi che tutti conoscono. I brani sono principalmente in stile street-glam, anche se ormai è noto a tutti che ultimamente ci stiamo spostando su coordinate orientate verso lo street moderno degli ultimi anni. I 5 pezzi del disco riassumono quelli che erano le nostre idee nei primi anni di attività della band, e potete trovare ed ascoltare quello che ideologicamente si pone in linea con i Guns e gruppi simili dell’epoca, ovviamente con le dovute riserve.” Se non sbaglio la band è stata fondata da Rikky. Vuoi parlare un po’ ai lettori della storia della band fino ad oggi? “La band è nata nell’Aprile del ’99 con l’incontro tra Rikki ed altri membri dei quali ora ho perso le tracce o quasi. Io mi aggregai in seguito, sul finire di quell’anno. Iniziammo a cercare un solista, ed incontrammo Bluesman che già conoscevo ma non frequentavo. Negli anni abbiamo perso per strada il cantante, sostituito da DDCat nel maggio 2002, e il batterista, che se ne andò spontaneamente, sostituito qualche tempo dopo con l’eccellente SexyRake. Il resto è quello che la gente ha visto in questi anni.” Avete suonato di spalla ai Faster Pussycat, ai Bang Tango e agli Shameless di Steve Summers. Com’è stato aprire la serata a gruppi dai quali avete tratto ispirazione? “Beh, sicuramente è stato sia un traguardo, sia un punto di partenza. Un traguardo perché suonare con chi ti ha “ispirato” agli inizi era un sogno che si realizzava, e un nuovo inizio perché significava che valevamo qualcosa e potevamo dire la nostra. La serata andò abbastanza bene, almeno per noi, perché i Faster fecero quello che probabilmente fu il peggior concerto della loro carriera...” Come nasce un pezzo dei Cathouse? “Le idee principali arrivano tutte da Rikki e Bluesman, che arrivano in sala con qualcosa di già pronto sullo strumento. Si tratta di riff singoli oppure brevi pezzi sui quali ci mettiamo al lavoro. Io e Sexy Rake interveniamo irrobustendo le ritmiche e la parte finale spetta a DDCat che porta i testi e le sue idee. Quando un pezzo è finito, si inizia a modificare e si cercano alternative ed eventualmente si aggiustano suoni e stacchi e tutto il resto. Ognuno, quindi, dà il suo contributo, ma in genere l’idea principale è dei due chitarristi.” Di cosa parlano i vostri testi? “All’inizio trattavano argomenti come donne, casino e divertimento. Ora cerchiamo di destreggiarci con testi un po’ più vari, nei quali cerchiamo di trattare argomenti più consistenti, anche se non è certo facile.” Dopo aver visto le vostre ultime esibizioni dal vivo, e dopo aver sentito le ultime vostre composizioni, ho notato che avete indurito il vostro sound, mettendo un po’ da parte cori e ritornelli ruffiani ed optando per un suono più roccioso. È stata una cosa spontanea oppure avete deciso di fare ciò per un motivo ben preciso? “Diciamo che sono vere entrambe le tue affermazioni. Musicalmente ci sentiamo molto più soddisfatti ora. A dir la verità, non è che a livello compositivo/esecutivo abbiamo stravolto tutto, semplicemente abbiamo cercato di “ingrossare” il suono, facendo in modo di avere maggior impatto dando più corposità alla cosa. Poi, dal punto di vista puramente tecnico, facciamo ancora quello che facevamo prima. Il Glam puro degli inizi è stato ottimo per iniziare, ci ha lanciati in un certo discorso che poi abbiamo sviluppato fino ad arrivare al punto in cui siamo ora. E’ anche vero che, con smalti e rossetti ci siamo divertiti un casino, ma ora abbiamo preferito dare maggior spazio alla musica e meno al look, anche se non siamo di certo il classico gruppo da jeans e maglietta che suona stando fermo sul palco...” La vostra attività live è molto intensa, oltre che nella bergamasca avete suonato a Torino, a Bologna…avrete sicuramente qualche aneddoto divertente da raccontare ai lettori “Beh, uno che mi viene in mente di botta è stato quando abbiamo portato Taime Downe dei Faster Pussycat a prendere le sigarette dal tabaccaio con il Nissan Vanette di Sexy Rake: non l’ha mai aspirato da quando è stato acquistato 15 anni fa e dentro c’è un casino che a confronto Babilonia è ordinata. Se pensi che dieci anni fa lui viaggiava su pullman ultra-accessoriati, chissà cosa ha pensato del nostro furgone... In realtà ci sarebbero molte altre cose, ma non è il caso di renderle pubbliche!” Come vedete l’underground italiano? A mio giudizio la scena è molto valida. Siete del mio stesso parere? “Si e no. È valida perché i gruppi sono molti, la scena è molto viva e tutti nel loro piccolo cercano di sbattersi per quanto possibile per fare del loro meglio. Però molto spesso ci sono in giro un sacco di gruppi che se la tirano tantissimo e si comportano da vere rockstar, quando invece esecutivamente sono completamente da rivedere e anche a livello di idee sono piuttosto scarsi. Ma al mondo c’è posto per tutti, e comunque meglio essere in tanti che in pochi.” Il vostro pezzo «rock is all you need» è finito su una compilation della Perris Record. D’accordo che non si tratta di una major, ma è sempre un’etichetta d’oltreoceano. penso sia una bella soddisfazione per voi! “Lo è stata davvero, tanto più che noi non avevamo spedito il nostro materiale ma sono stati loro a venirci a cercare, e questo è una cosa che ci rende piuttosto orgogliosi, visto che i gruppi italiani presenti sono solo due, e considerando che l’altro sono i BabyRuth (sicuramente i migliori di tutto l’underground italiano che ci riguarda) la soddisfazione aumenta.” Ci sono possibilità che il vostro Ep venga distribuito in America dalla Perris? “C’è stato uno scambio di mail con il titolare, il quale era interessato. Per tre volte gli ho mandato il cd, specificando a caratteri cubitali che siamo quelli della compilation, ma lui sembra non essersene accorto, e non si ricordava nemmeno di chi fossimo nonostante avesse pubblicato due settimane prima una compilation con il nostro brano in chiusura. Addirittura la terza volta ha ricevuto il cd, l’ha ascoltato, e poi mi ha chiesto di mandargli una copia del disco intero con tutti e 5 i pezzi, nonostante ne avesse già tre copie in mano e io gliel’avessi già detto 50 volte. A questo punto, inizio a dubitare seriamente sul valore dell’etichetta in questione.” Progetti futuri? “credo che ci prenderemo una pausa per i prossimi due o tre mesi, nei quali ci dedicheremo a noi stessi e inizieremo a buttar giù qualche nuova idea per i prossimi pezzi, e magari proveremo qualche nuova cover che ci può piacere. La porta della sala prove è aperta, le signorine all’ascolto possono tranquillamente presentarsi sulla soglia...di idee in tal senso ne avremmo molte!” Ed eccoci all’ultima domanda. A nome di tutti gli utenti del sito ti ringrazio e, come mia abitudine, ti lascio concludere questa intervista facendoti dire tutto quello che vuoi! “Ringraziamo tutti
quelli che ci supportano e anche quelli che ci sopportano!
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