INTERVISTA FEN

Intervista a cura di MAX



 


Ecco una delle band che hanno subito reso interessante questo 2009, sto parlando degli inglesi Fen, autori tramite l'italiana Code666 del debut "The malediction fields", disco che può essere catalogato come black metal ma dove al suo interno vivono molti elementi differente, rendendo il cd veramente bello e interessante.
Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchere con un disponibilissimo The Watcher, ecco il resoconto...

Ciao, innanzitutto complimenti per il vostro ottimo debut, parto con una domanda banale ma utile visto che non siete molto conosciuti nel mio paese, vi va di presentare la band ai nostri lettori?

“Ehila, grazie per l’intervista, Fen consiste in quattro individui: Grungyn al basso e cori, Draugluin ai synths e cori, Theutus alla batteria mentre io suono la chitarra e mi occupo  delle lead vocals.
La band si è formata agli inizi del 2006 con Grungyn, Theutus e il sottoscritto ad unire le forze per creare musica fortemente legata al black metal ma portando in essa influenze dal post-rock, dal progressive e dal post-metal, la nostra priorità principale era quella di produrre musica per soddisfare noi stessi, di tessere un’atmosfera sonora convincente e condurre l’ascoltatore in un viaggio.
Registrammo un demo nell’estate 2006 il quale fu voluto meramente per il nostro personale piacere d’ascoltarlo, agli inizi del 2007 abbiamo allargato i ranghi aggiungendo Draugluin alla band dato che volevamo esplorare di più il panorama musicale ambient e intrecciarlo al sound, è stato intorno a questo periodo che caricammo il nostro demo su Myspace e la “Northern Silence” espresse il suo interesse nel rilasciarlo…. così “Ancient Sorrow” era nato.
A tutto questo seguì un certo numero di concerti con Negura Bunget, Agalloch, Skyforger e altri che ci consentì di diffondere ulteriormente il nostro messaggio; è stato circa in questo periodo che la “Code 666”  ci contattò per formare un’alleanza per rilasciare il nostro debut album, perciò dopo un periodo di intensa scrittura e prove “The Malediction Fields” è stato registrato nell’autunno del 2008.”

Due anni fa trovai il mcd “Ancient sorrow”  un prodotto molto interessante anche se un po’ acerbo, ma ora il passo in avanti che avete fatto con il nuovo “The malediction fields” è veramente notevole, sei d’accordo?

“Come spiegato sopra “Ancient Sorrow” era veramente un demo che registrammo nei primissimi giorni della band, si tratta delle nostre prime tre canzoni catturate su disco e dato che in quel periodo non c’erano aspettative attorno a noi non spendemmo una grande quantità di tempo nelle registrazioni, penso che sia venuto fuori molto bene considerate le circostanze ma credo che “The Malediction Fields” sia un grande passo avanti, trascorremmo molto più tempo assieme come musicisti, Draugluin era con noi ora e imparammo molto riguardo a noi stessi e riguardo a ciò che volevamo raggiungere musicalmente.
Le composizioni più recenti scorrono più liberamente e il processo di registrazione è stato maggiormente pensato, come per “Ancient Sorrow” l’intero album è stato registrato con il nostro personale equipaggiamento, (piuttosto primitivo), ma su di esso vi abbiamo speso molto più tempo facendo il possibile per ottenere il suono più appropriato.
Suppongo che il modo in cui si possa riassumere il tutto sia che l’EP è un istantanea di un gruppo nel suo stadio formativo mentre l’album rappresenta il suono di una band che ha veramente trovato la sua identità.”

Quale pensi sia il maggior pregio di “The malediction fields”, come descriveresti la vostra musica a qualcuno che non ha mai ascoltato la vostra musica?

“Per me “Malediction Fields” è un viaggio musicale piuttosto che una raccolta di canzoni, l’album è organico, scorre e rifluisce come un fiume, possiede un inizio, una parte centrale e una fine definiti.
È difficile per me scegliere un particolare aspetto dell’album come più rappresentativo, penso che la sue caratteristiche maggiori siano il sound e l’atmosfera generali, esso tesse un atmosfera avvolgente in coloro i quali sono disposti a lasciarsi trascinare al suo interno.
Se dovessi descrivere la nostra musica a qualcuno che non ci ha mai sentiti direi che i Fen suonano come un solitario, triste e riflessivo viaggio attraverso un paesaggio grigio e desolato infestato dagli spiriti irrequieti degli abbandonati; una fusione di rabbia, miseria e contemplazione.”

Come riuscite a fare convivere così tanti elementi diversi all’interno del vostro sound in un modo così riuscito?

“C’è molta stratificazione nell’album mentre noi della band siamo solo in quattro, l’esperienza live dei Fen è un poco più spoglia in confronto al disco, questo in parte intenzionale, vedere una band dal vivo dovrebbe essere di più che il mero guardare delle persone ricreare i loro dischi nota per nota, dovrebbe essere qualcosa di unico legato a quel particolare momento.
Il live show dei Fen può essere più selvaggio, più rabbioso, il solo aspetto fisico del suonare metal estremo può aggiungere ferocità alla performance, il nostro umore del giorno può caratterizzare veramente tanto il feeling generale dello show, se ci sentiamo esultanti il concerto può assumere un feeling trionfale e celebrativo, se siamo arrabbiati la ferocità sarà più pronunciata.
L’equilibrio tra le sezioni più tranquille e quelle più forti è accuratamente pensato tramite una precisa organizzazione delle setlists per assicurare che lo scorrere della musica sia mantenuto; a volte può risultare difficile, specialmente nelle canzoni dove ci sono improvvisi cambi di umore ma non è nulla che regolari prove e pratica non risolvano.
L’obbiettivo come sempre è quello di creare un viaggio, di tentare e portare l’audience con noi mentre suoniamo.”

Ascoltando il cd mi sembra di sentire un forte legame con la natura … Qual’è la vostra maggior fonte di ispirazione?

“Le Fens, (Paludi, maremma… territori inglesi paludosi tipici del Cambridgeshire, n.d.r.), sono dove io sono cresciuto e il paesaggio delle Fenland ha avuto un profondo impatto su di me.
Io ero un bambino quieto e solitario e quando entrai nell’adolescenza trascorsi molto tempo in solitudine combattendo contro un senso di isolamento e depressione, il territorio deprimente e desolato che mi circondava sembrava riflettere il mio stato mentale per molti anni e in molti modi Fen può essere visto come una metafora dei miei contrasti personali, pensieri e sentimenti, suppongo che questo sia e sempre sarà la mia principale ispirazione, una forza che proviene dal profondo alimentata dalle incertezze, dolori e sofferenze con cui la nostra vera umanità ci tormenta.
Comunque ho sempre apprezzato la bellezza della natura e il suo potere per quel che è e questo è anche rivolto all’interno del lavoro dei Fen; c’è qualcosa che influisce in senso molto primitivo riguardo a questo paesaggio incontaminato, qualcosa senza tempo nel quale gli echi delle epoche passate possono essere visti e avvertiti.
Ci sono così tanti racconti, così tanta storia seppelliti nel suolo proprio sotto ai nostri piedi e mi addolora che gli esseri umani siano tutti troppo ansiosi di coprire tutta la terra di cemento.”

La vostra musica è molto emozionale e atmosferica, quali sensazioni volete esprimere e trasmettere all’ascoltatore?

“Contemplazione, dolore e rabbia sono le emozioni chiave che guidano il sound dei Fen, la confusione e l’incertezza che tormenta tutti noi fa sorgere le emozioni negative profondamente radicate e in molti modi, io considero la nostra musica come un’incarnazione, espressione e in definitiva una catarsi di questi sentimenti.”

Ascoltando la vostra musica si potrebbe pensare che siete delle persone molto malinconiche e fortemente legate all’ambiente che vi circonda ma che tipo di persone siete realmente nella vita di tutti i giorni?

“Sono semplicemente un normale essere umano; posso essere soggetto alla malinconia alla disperazione ma dato le apparenze della vita moderna il mostrare le emozioni è un inconveniente e deve essere scoraggiato.
Penso di essere abbastanza socievole, mi piace trascorrere molto tempo con i miei amici più stretti, andare al pub, fare le  cose normali che tutti fanno; molto del mio tempo l’ho passato lavorando sulla musica, scrivendo, esercitandomi, pianificando, registrando, la negatività, la depressione e la rabbia sono incanalati attraverso la musica; si tratta di un processo veramente catartico  che mi permette di focalizzare le energie potenzialmente dannose in qualcosa di costruttivo.
Lo stesso vale per tutti noi, noi tutti abbiamo dei lavori, delle compagne e viviamo delle esistenza relativamente agiate; non abbiamo pretese di creare delle pantomime, non abbiamo intenzione di far finta di dimorare all’interno delle foreste mangiando carne cruda evitando tutti i contatti umani ecc.
Io credo che il black metal in generale sia cresciuto e mentre per alcuni elementi del genere l’adozione di componenti di “fantasia” e il “far credere” siano importanti per noi sincerità e onestà sono la chiave.”

Cosa trattate nei testi, te lo chiedo perché nella versione promo del disco che possiedo le liriche non sono incluse…

“Gli argomenti delle lyrics tendono a focalizzarsi sui concetti che ho accennato poc’anzi, sono espressioni di pensieri, sentimenti e umori, spesso espressi in termini di metafora attraverso l’uso di paesaggi e nature, possono essere letti su due livelli ed in effetti canzoni come “Lashed By Storm” può essere letta veramente letteralmente come un resoconto dell’essere presi nell’occhio della furia della natura.
Di sicuro ci sono significati più profondi dietro questi resoconti ma le lyrics possono sicuramente essere prese per quel che sembrano.
Una varietà di umori ed esperienze vengono esplorate, c’è l’esultanza che proviene  dall’accettazione dei propri limiti, il riconoscere il dolore al quale tutti noi ci troviam di fronte e il suo risolversi nell’accettarlo, a questo è indirizzata la canzone “Bereft” che  chiude l’album e forse rappresenta la fine del viaggio… l’accettazione del destino e una determinata soluzione per farcela.
“A Witness to the Passing of Aeons” ha a che fare con la natura senza tempo della materia e del fatto che i nostri corpi e le nostre coscienze sono nate da particelle fondamentali esistenti sin dalla nascita dell’universo, cosa accade a questa materia quando moriamo? È un elemento del nostro essere senzienti trattenuto per filtrare nel tessuto dell’universo?”

Ci sono un paio di cose che non mi hanno convinto del tutto, la produzione che pur essendo sicuramente buona trovo leggermente grezza, e il cantato pulito in alcuni punti di “Colossal void” che trovo leggermente poco intonato, cosa ne pensate voi, siete pienamente soddisfatti del risultato finale?

“Qui si ritorna ai concetti di onestà e di natura organica del processo, la produzione non è tecnicamente perfetta certamente ma questo non è mai stato il nostro obbiettivo.
Non abbiamo intenzione di lavorare in uno studio professionale ed impeccabile che andrebbe a “triggerare”, “quantizzare” e far tutto a mo di copia/incolla spremendo proprio la vita fuori dal nostro sound, abbiamo registrato, mixato e masterizzato tutto nel mio piccolo studio casalingo, chiaro che questo è un approccio tecnicamente limitato ma questo ci da la capacità di mantenere assoluto controllo.
La batteria e il basso sono stati registrati live e il sound che abbiamo ottenuto è in armonia con la  visione dei Fen; non volevamo che fosse cristallino, volevamo che suonasse “nebbioso”, misterioso e soprattutto genuino…non qualche prodotto assemblato sul computer di un ingegnere del suono annoiato.
Abbiamo avuto critiche occasionali legate alla produzione e posso comprendere come delle orecchie abituate all’eccesso di roba ulta prodotta ultra impeccabile che inonda il mercato possano essere ostacolate da ciò ma questo veramente non ci riguarda.
So cosa succede negli studi e la quantità di mistificazioni e imbrogli che prendono luogo mi disgustano.
Commenti simili potrebbero essere fatti riguardo le voci pulite nel nostro album, abbiamo avuto qualche risconto negativo, (come pure qualcuno positivo), dato che non sono perfette, questo è vero comunque noi stiamo veramente andando verso un sound “fragile” e onesto; non è previsto che ci siano cori magniloquenti e perfettamente intonati ma ancora alcune persone faticano a comprenderlo, vocals pompose e auto intonate  con l’ OTT non appartengono alla nostra musica.”

Siete da poco con i ragazzi di Code666, siete soddisfatti per adesso della scelta di lavorare con la label italiana?

“Certamente la Code 666 ha fatto un lavoro fantastico nel produrre e promuovere l’album, loro sembrano supportare la nostra arte in modo genuino offrendo una reale sensazione di entusiasmo ed eccitazione verso la band.
La promozione per “The Malediction Fields” è stata eccellente e l’album stesso è stato assemblato con uno standard molto elevato, il digipack è bellissimo, spero di poter lavorare con loro per un lungo tempo a venire.”

Ho visto che avete in programma una data con Dornenreich e Agalloch, direi un accostamento perfetto! Avete in programma anche altre date, c’è speranza di vedervi dal vivo nel mio paese?

“Se tutto va secondo i piani certamente visiteremo la Germania nel mese di settembre di quest’anno per un tour di due settimane con i Dornenreich, non vediamo veramente l’ora; abbiamo ricevuto molti feedback positivi dalla Germania e sarebbe fantastico dirigerci li per condividere la nostra musica in un ambientazione live, ci darebbe anche la grande opportunità di provare qualche birra di qualità….”

Quali sono state le bands più importanti all’inizio della vostra carriera per la vostra crescita musicale, qual’ è il disco storico del metal che vi piacerebbe aver composto?

“Ce ne sono così tanti che diventa difficile scegliere, ovviamente all’inizio quando scoprii l’hard rock/heavy metal si trattava di roba come WASP, Iron Maiden, Whitesnake, Saxon, materiale molto classico, velocemenente mi calai nel metal estremo e consumavo ogni cosa su cui potevo mettere le mani, in particolare col black metal, nei primi tempi era così misterioso, così oscuro ed intrigante.
Questo prima dei giorni di internet in cui i segreti di ogni band vengono esposti sul web perché tutti li vedano, erano i giorni in cui tutto quello su cui si poteva andare per informazioni sulle bands erano zines e i libretti dei CD stessi, era un’atmosfera veramente speciale ed è quella di cui noi nel nostro piccolo stiamo cercando di conservare qualche sembianza.
I dischi dei primi Emperor, Darkthrone, Mayhem ed Enslaved ebbero un profondo impatto in termini di atmosfere ultraterrene che sprigionavano, non si trattava solo della musica era l’intera atmosfera che li circondava…..
Chiedere se avessi potuto comporre un disco storico dell’haevy metal è una domanda molto dura, non è certo una a cui è facile rispondere…. forse “Dimension Hatross”dei Voivod solo per il genio progressive e per la lungimiranza che contiene, nessun trucchetto da studio, elettronica o trovate, solo pura inventiva; l’album ha 23 anni e a queste orecchie ancora non è stato uguagliato oggi, è ancora avanti per i suoi tempi nel 2009.”

Siamo alla fine, grazie per la chiacchierata, concludi pure come vuoi…

“È stato bello chiacchierare, grazie per le domande e speriamo di incontrarvi in tour…..”