| INTERVISTA KILLING TOUCH |
| Intervista a cura di LEO |
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Innanzitutto direi di partire dall’inizio, o meglio dalla fine della tua precedente esperienza musicale. Quali sono le vere ragioni dello split con i Vision Divine? Michele – “Quando un rapporto di qualsiasi natura volge al termine, le ragioni possono essere davvero tante. In questi mesi ne ho sentite di ogni; capita di gente che gonfia dettagli per rendere la storia più “mitica”, e capita pure di sentire roba fuori dal Mondo. Quando però uno dice la verità è dura smentirlo… Ho lasciato i VD perché sono stato costretto a farlo, vuoi per la poca stima che nutrivo nei confronti di 3/5 del gruppo, che nel frattempo avevano creato una sorta di cospirazione, vuoi per la mia meticolosità nell’approccio musicale che mi ha reso “il pugnettaro ostile” al gruppo e vuoi perché, dopo che ho saputo che Olaf cercava contratti con “altra gente”, ho ritenuto meglio lasciare la palla a chi a volte ingiustamente ha goduto di tanti meriti, dopo che gente come il sottoscritto si era fatta in quattro per portare la band dove l’ha lasciata. Ho sempre parlato ed agito alla luce del sole a differenza dei miei compagni, e il motivo è molto semplice: non ho mai avuto niente da nascondere. Il minimo che ci si può aspettare dal resto di una band è l’impegno costante e serio al fine di ottenere risultati sempre più soddisfacenti. Eravamo arrivati al punto, come succede a volte nel calcio, che chi faceva goal stava sul cazzo agli altri. Mi riesce difficile, a distanza di tempo, considerare i VD di quel periodo una band; quando ne facevo parte ho fatto di tutto per tenere incollate certe situazioni che sono andate progressivamente a sfaldarsi… Magari ora è diverso e non posso che essere contento per loro se hanno raggiunto un buon affiatamento con questa nuova line-up. Ti posso dire in tutta sincerità che non ero entrato nella band per fare il turnista di passaggio, anzi, durante quegli anni ho dedicato tempo e ogni risorsa per far crescere quel progetto e portarlo al massimo, con tutti i limiti e i difetti che posso avere. Il tutto è stato fatto con tutta la buona fede di questo Mondo…” Come vedi a distanza di tempo i tre dischi registrati con loro? Michele – “Conservo dei bellissimi ricordi. Col tempo, fortunatamente, rimane solo il bello. Sono certo che quel che è stato fatto abbia lasciato un segno molto profondo, se non altro per una miscela riuscita voluta da me, Olaf e Oleg, che si è rivelata vincente, nonostante non potessimo godere di una promozione adeguata alla qualità della nostra proposta musicale. Si tratta di 3 dischi diversissimi tra loro, ma che hanno in egual modo contribuito a farmi crescere e a “delineare” la mia voce in modo definitivo. Di “Stream…” ricordo l’entusiasmo generale e il clima da band che purtroppo non ho più vissuto nei dischi successivi. Con “The Perfect Machine” avevamo creato un nuovo standard forte delle 3 teste compositive e di un sound unico nel genere, che purtroppo non è stato, mio malgrado, bissato col successore “The 25th Hour”; a mio parere l’album più maturo a livello di songwriting che però, ahimè, è stato penalizzato troppo da una produzione che poco aveva a che fare con lo spirito dei brani e in, particolar modo, con il mio approccio vocale. Nonostante siano tutti lavori piuttosto recenti li vivo come se appartenessero ad un passato lontano... Non lo dico in senso negativo, anzi; quegli anni, tra VD, Mr. Pig, seminari e tutto il resto sono stati talmente intensi che mi sembrano un’eternità.” Hai avuto modo di ascoltare il nuovo disco della tua ex band? Se sì cosa ne pensi? Michele – “Certo che sì. Chi non lo avrebbe fatto? Penso sia il frutto del connubio Thorsen-Lione, tanto che ricorda molto i primi 2, con le dovute differenze, visto che son passati 10 anni. Come ho già detto, non mi è piaciuto per come è stato fatto e trovo il tutto un po’ troppo “assemblato alla svelta tanto per…”. Trovo triste il fatto che abbiano cercato di fare il verso a gruppi che oggi sono blasonati, ma che poco hanno a che fare col sound raggiunto dal gruppo con gli ultimi 3 lavori. È solo il mio parere, ma credo che una volta raggiunta una certa personalità (e i VD nel tempo se la sono conquistata), a prescindere da chi canta o suona nel gruppo, si debba andare avanti rispettando un percorso logico, se non altro per non disorientare l’ascoltatore. Se, per esempio, domani mi svegliassi e volessi fare un CD funky, lo farei senza remore; di sicuro non potrei mai farlo passare per un disco dei Killing Touch…” Veniamo finalmente al tuo nuovo gruppo. Quando hai avvertito la necessità di formare i Killing Touch? Michele – “Beh, ancor prima di uscire dai VD ho fatto il giro degli addetti ai lavori per capire che tipo di supporto avrei avuto se mi fossi imbarcato in un progetto del genere, vista la mole di lavoro che mi aspettava. Una volta chiarito questo, mi sono gettato nel songwriting, ho formato la band e definito il sound che avrei voluto per la band. Una volta uscito dai Vision era naturale continuare a modo mio il percorso Metal iniziato nel 2003… Visti gli innegabili successi passati, che cosa avrei dovuto fare? Abbandonare il frutto di anni di sacrifici? Magari avrei fatto un favore ad un sacco di gente, ma non sono scemo del tutto! I Killing Touch sono il mio naturale proseguimento di un percorso iniziato anni or sono, tutto qui. Di certo mi sarebbe convenuto lasciar perdere per un po’ e concentrarmi sulle mia attività più proficue, ma la mia esigenza di scrivere e di realizzare un album che mi appagasse in ogni senso è stata la molla che ha fatto scattare tutto. Del resto, ho sempre curato la parte vocale di ogni album personalmente, perciò ogni paragone con lavori passati è normale, visto che si tratta allo stesso modo di una mia creazione. La vera necessità è stata quella di curare anche tutta la parte strumentale ma seguendo soluzioni più in linea con la mia produzione vocale, che nel Metal è nata con l’uscita di “Stream…” ed è per ora arrivata a “One Of A Kind”.” A parte Vioni e Terenziani, tuoi compagni d’avventura nei Mr.Pig, come siete entrati in contatto con gli altri due membri Montorsi e Caridi? Michele – “Li incontrai 2 anni fa ad un concerto organizzato in concomitanza con un mio seminario vocale. Rimasi molto colpito dall’attitudine e dalla serietà di Paolo e di Davide. Già sapevo che li avrei chiamati per combinare qualcosa, ma non immaginavo che sarebbero diventati gli elementi della mia band principale… In questi 2 anni sono cresciuti davvero tanto. Vorrei menzionare anche l’entrata nella band di Andrea Goldoni, un tastierista fantastico che conosciamo da una vita e che abbiamo voluto per evitare di ricorrere alle tastiere in base e per le parti di pianoforte; coi KT voglio concentrarmi solo sul canto.” Come mai, se si può svelare, avete optato per il monicker Killing Touch? Michele – “Ci piaceva molto il suono ed il nome è anche legato al concept di “One Of A Kind”. In questo caso la parola “killing” dovrebbe essere intesa come “amazing”… Inoltre “il tocco” differenzia un musicista da un altro; e vista la cura con la quale ogni strumento è stato registrato, il nome “Killing Touch” rievoca la fattezza del nostro sound: di classe, potente, raffinato e pieno.” Ho trovato il vostro lavoro estremamente coinvolgente e ben strutturato sotto il profilo musicale. Fermo restando che dai credits delle canzoni emerge che il principale compositore sia tu, come nascono praticamente le vostre canzoni? Michele – “Comporre un brano dei Killing Touch è come girare un film. Le atmosfere ricercate riescono a regalare ad un ascoltatore attento tante textures e dare un forte impatto anche dal punto di vista figurativo. Se, per esempio, vuoi ascoltare un album mentre fai la doccia, non ascoltare “One Of A Kind”, perché il rumore dell’acqua agisce nella zona “calda” del nostro spettro armonico, riducendo le canzoni ad un eco fastidioso... Proprio perché il nostro album si deve ascoltare a modo, ogni minimo particolare risulta essere fondamentale, tanto che si può paragonare l’arrangiamento ad un orologio svizzero. La stesura dei provini è stata veloce, ma prima di dare l’ok ad una struttura o ad un testo, in modo da renderli definitivi, sono passati mesi. Niente è stato lasciato al caso, ed è per questo che ho voluto comporre Musica di valore e non canzonette. Se “One Of A Kind” fosse un libro, paradossalmente, non somiglierebbe a “La Zona Morta”, se non altro per lo stile di scrittura e per la profondità che ogni elemento o protagonista ha all’interno del plot stesso. Ogni brano ed ogni parte di esso deve “stare in piedi” a prescindere da tutto ciò che contemporaneamente succede. Per questo ho scritto la maggior parte dei brani e dei testi, perché dovevo mettere in fila tutto, dal senso logico dei testi rispetto al concept e non, all’arrangiamento di ogni parte, alla canzone in sé. Alcuni brani che ho co-scritto con Viossy, per esempio, sono partiti da suoi riff che ho estrapolato e riciclato per dare corpo ad altre idee. Solo ora, a distanza di mesi, mi rendo conto del duro lavoro fatto, ma siamo tutti e 6 convinti di avere del materiale fortissimo… Per il resto, più hai le idee chiare su come ognuno deve suonare, meglio fai coesistere gli strumenti tra loro. Tutte le parti da me scritte (tranne i testi, composti on the road l’estate scorsa!) sono nate nell’abitacolo della mia automobile durante i vari spostamenti. Non amo comporre con uno strumento, che non fa altro che limitare la mia immaginazione a favore di automatismi consolidati nel mio approccio strumentale. Non dipingi perché hai un pennello in mano e una tela davanti; questi “strumenti” sono conseguenti al desiderio di ricreare un’immagine che hai già chiara nella mente e che puoi rimodellare e rendere più interessante con l’avanzare della fase creativa. Questa per l’appunto, in una band come i Killing Touch, si deve poter sviluppare a 360°, dalla scelta delle parole e degli accordi che accompagnano la canzone a quella, per esempio, del suono del basso e del rullante; ogni parte deve essere suonata in quel modo, con quello strumento e in quel determinato momento.” Ho trovato “The Touch”, la title track, “The Danger Zone” e “Falling Away” veramente molto belle, ognuna con le proprie peculiarità. Cosa ne pensi di questi brani, ci sono aneddoti particolari al riguardo? Michele – ““The Touch” sarà sempre uno dei nostri pezzi forti, vuoi perché è il primo dell’album, vuoi perché in 6’27’’ racchiude l’essenza della nostra visione musicale di oggi. Si tratta di un brano che, più di ogni altro, sprigiona l’energia positiva di un’armonia ricercata ma non forzata, attraverso anche l’ausilio del pianoforte acustico, un elemento portante del sound dei KT. La verità è che un pomeriggio ho lavorato con Viossy ad un suo brano, che però abbiamo scartato. Alla fine del brano c’era questo riff accattivante del quale non mi ero neppure accorto. Dopo che Viossy se n’è andato ho lavorato su quel riff e costruito tutto il brano… L’indomani non ci poteva credere…! “The Danger Zone” è il brano preferito di molti di noi, perché anche qui ci sono parti (come quella centrale) di una bellezza unica, che dona un quid in più ad una song che non è Power, non è Hard Rock, non è Metal, non è AOR, ma è una fusione, azzarderei a dire perfetta, dei suddetti generi, il che non è poco… Si può dire che rappresenta la versione migliore dei KT in veste di innovazione, quanto sono gli elementi apparentemente nascosti nell’arrangiamento… “Falling Away” è stata una sorpresa; scritta anch’essa in un tragitto in macchina di 20 minuti, è stata impreziosita da un riff di JT e risulta finora essere uno dei brani dall’impatto live più forte.” Sinceramente ho trovato “Still Walking” eccessivamente dilatata ed abbastanza trascurabile. Cosa vi ha spinto ad includere nel disco un pezzo di piano così lungo? Michele – “Vedi, da una vita sono un fan di Bruce Hornsby, un pianista tutt’altro che freddo e tecnico ma di una musicalità unica. È uno dei pochi che riesce a scaldarmi il cuore con dei brani strumentali di solo pianoforte… “Still Walking” è un’improvvisazione. Punto. Dovevo provare il suono del piano e la disposizione microfonica, e dissi a Roberto Priori (che ci ha seguito nel mix e nel mastering dell’album) di registrarmi e di tenere il tutto… Magari l’avremmo in qualche modo utilizzato per degli intro o robe del genere. Non immaginavo che avrei suonato per più di 8 minuti; e siamo tutti consapevoli della scelta bizzarra nell’inserirlo nell’album. È stata “colpa mia” e non mi pento affatto della scelta perché penso che “Still Walking” contribuisca inconsciamente a far apprezzare la genuinità di un album sentito e non solo “misurato”. Dopo 40 minuti di “Metallo Ragionato”, volevo staccare e spezzare il ritmo di un album che, se ascoltato tutto d’un fiato, avrebbe detto molto di più… Molti “skipperanno” a “Walls Of Sympathy”, l’ho messo in conto; chi invece vuol capire chi sono e da dove vengo proverà ad ascoltare “Still Walking”, per conoscere meglio il perché delle mie scelte armoniche ai fini emozionali. In questa improvvisazione mi sono messo completamente a nudo e confesso di ascoltarla molto spesso, per lo stato mentale che mi regala. Non sono solo un calcolatore musicale, ma riesco anche a lasciarmi andare, soprattutto con il mio primo strumento, il pianoforte. Inoltre, il suono del piano vero, che in quel brano in particolare ne fa apprezzare tutte le sfumature dinamiche e armoniche, lo trovo rilassante e “da viaggio”, lo stesso viaggio che il brano vuole raffigurare: un Tommy (il protagonista della storia) in bilico tra un passato luminoso e certo ed un futuro grigio ed incerto, fatto di scelte alle quali ogni comune mortale non vorrebbe mai essere sottoposto… Come quella appunto di inserire o meno il brano in questione hahahah!” Quali sono i vostri pezzi preferiti del disco? Michele – ““The Danger Zone”, “Thy Will Be Done”, “The Touch”, “One Of A Kind”, “Justify”.” Dr.Viossy – ““The Danger
Zone”, “Justify” “, “Thy Will Be Done”. Due parole sul perché ho scelto
questi brani. “Justify” per me è il brano “perfetto”, nel contesto
dell’album. A me piacciono moltissimo i “reprise” dei riff e dei giri
armonici, riarrangiati in modo differente in diversi brani di un album,
perché danno ricchezza e possono dimostrare come una band possa tirare
fuori tantissime idee diverse da pochi accordi. Il tema principale del
brano è quello di “Black Ice”, che viene ripreso anche dopo il solo di
tastiera di “Wheel of Fortune”, ma che in “Justify” è arrangiato in
maniera diversa, ha una funzione differente anche a livello di contesto
e di struttura del brano. Inoltre questa song è molto rappresentativa
dello stile vocale di Michele, che riesce a tessere “melodie ritmiche”
tipiche del Funky, che nel mondo del Metal non sento mai fare da
nessuno, a scapito della varietà e della ricchezza musicale. Questo
brano è anche rappresentativo del modo di arrangiare i brani dei Killing
Touch: con “poche note” e con giri armonici semplici siamo riusciti a
realizzare un brano completo, vario, dove, oltre alla voce, il basso fa
da padrone con giri melodici sempre diversi, ma in ogni momento
“musicali”. Per ora non l’abbiamo ancora eseguita live, proprio perché
stiamo ancora lavorando per trovare il modo di suonarla al meglio, per
fare arrivare perfettamente all’ascoltatore le atmosfere disegnate da
questa canzone. Su “The Danger Zone”…diciamo che per me la parte
centrale, “l’Anthem” come lo chiamiamo noi, vale già l’acquisto
dell’album. JT – “Diciamo che i miei gusti si evolvono, però ultimamente il pezzo che mi piace di più è di sicuro “Justify”. Gli altri cambiano nella mia personale classifica, ma anche “The Danger Zone” non esce mai dalla zona podio.” Il disco s’ispira liricamente alla “Zona morta” di Stephen King. Potete brevemente riassumere la vicenda per coloro che non hanno letto il libro? Cosa vi ha stimolato in questo racconto? Dr.Viossy – “Ne “La Zona
Morta” leggiamo le vicende di Johnny (che in “One Of A Kind” abbiamo
chiamato Tommy), una “persona normale”, che fa un “lavoro normale”
(l’insegnante). La sua vita scorre nel modo più ordinario possibile, ma
un giorno un incidente d’auto lo costringe in coma per 5 lunghi anni. Al
suo risveglio Johnny trova la sua vita cambiata radicalmente, la sua
ragazza ha trovato un altro uomo e si è felicemente sposata (anche se
non lo ha mai dimenticato), sua madre è diventata una fervente religiosa
e lui è ovviamente fisicamente e mentalmente abbattuto. Dopo il
risveglio dal coma Johnny scopre di avere acquisito un potere, un
“tocco” speciale. Quando viene a contatto con un oggetto o una persona,
la “zona morta” nel suo cervello gli provoca visioni e premonizioni.
Inizialmente la cosa lo lascia sconcertato, poi Johnny impara a
convivere, seppur duramente, con questo suo potere ed inizia ad
utilizzarlo a fin di bene, aiutando la polizia a trovare un serial
killer, salvando una bambina da un incendio… Il disco vede anche la presenza di tre tuoi ex compagni nei Vision Divine: Oleg Smirnoff, Federico Puleri e Andrea Torricini. Come sono nate queste collaborazioni? Michele – “Beh, non nascondo che il periodo più bello della mia militanza nei VD risale agli inizi, nonostante sia stato il periodo più difficile, in quanto si trattava di una band completamente nuova ed il vecchio seguito era ormai svanito. Sono tutt’ora legato a queste persone che considero prima di tutto amici, e poi, non da meno, degli artisti validissimi e ricchi di personalità. Queste “collaborazioni” non hanno mai realmente cessato di esistere, tutto qui. Ho semplicemente chiesto loro se avrebbero voluto partecipare al mio primo album Metal al di fuori dei Vision, e con molto entusiasmo hanno accettato. Li ringrazio così come ringrazio Roberto Priori, il nostro settimo elemento, anch’esso responsabile dello sviluppo del sound dei KT sin dagli inizi.” Siete totalmente soddisfatti di come suona il vostro nuovo disco, visto che Michele ha seguito il tutto in prima persona? Michele – “Certo, come potrebbe essere altrimenti? Sono conscio delle scelte coraggiose in fase di Mix, ma anche del fatto di aver creato qualcosa di veramente unico. Sono certo che sarà più semplice lavorare al secondo album, perché molti esperimenti fatti (e non entro nei particolari) sono costati tanto in termini di tempo e fatica, ma hanno aperto nuove frontiere verso un ensemble pieno di connotazioni. “One Of A Kind” è un album di ricerca, sia dal punto di vista dei contenuti che nella realizzazione. Ho voluto coltivare il “mio” grano, per creare la “mia” farina, per produrre il “mio” pane. Un concetto molto semplice, ma che in un mondo che si basa sulla clonazione, anche solo parziale, risulta essere per lo meno eticamente, moralmente innovativo. Vado alla riscoperta di valori musicali perduti e non voglio ridurmi a cercare solo l’immediatezza, come se questa fosse l’unico scopo da raggiungere in un qualsiasi contesto comunicativo, indipendentemente dalla mancanza di contenuti. “One Of A Kind” è un disco vero, ricco, introspettivo, ma positivo.” Dr.Viossy – “Il fatto di aver scelto Michele come produttore artistico è un fatto di cui andare fieri, visto il risultato. Diciamo che, più che averlo “scelto”, è stato un processo naturale. Lui ha una conoscenza talmente approfondita del “suono” che qualsiasi altro produttore non sarebbe stato in grado di mixare un album con così tanti strumenti, così tante parti strumentali e vocali, in modo da far “sentire tutto”, da non lasciare nulla di nascosto o in ombra. Riguardo al missaggio ricordiamo che il fonico scelto da Michele risponde al nome di Roberto Priori, col quale abbiamo tutti collaborato in diversi progetti in passato e con cui continueremo a collaborare sicuramente in futuro. Parlando delle parti di chitarra, raramente vengono suonate con i classici “power-chords”, ma ci sono sovrapposizioni di accordi, armonie complesse, che anche dal vivo riusciamo a riprodurre perfettamente con l’intreccio di chitarra/basso/tastiera. Il basso, da parte sua, tesse sempre delle “parti” melodiche e cantabili vere e proprie. Per non parlare poi del lavoro corale di Luppi, una cosa che lo contraddistingue da sempre e che arricchisce l’armonia dei brani in modo straordinario, come se fosse un intero ensemble di strumenti. Far sentire all’ascoltatore tutte queste cose, fidati, è un lavoraccio! Per questo il mix ha richiesto settimane di tempo a giornate full-time. Il mastering è stato seguito da Roberto Priori e da noi brano per brano, senza l’utilizzo di alcun preset, proprio per dare ad ogni song la possibilità di esprimersi in pieno. Infatti, a seconda della tonalità, o degli strumenti e dei suoni utilizzati, ogni brano è diverso, ma il cd suona comunque in modo omogeneo. E questa è stata sicuramente la cosa più difficile da ottenere, soprattutto considerando che gli strumenti utilizzati sono tutti veri, batteria, pianoforte, chitarre acustiche…! Il risultato è che in ogni brano non c’è mai nulla di celato, tutto è alla luce del sole, ogni nota, ogni giro di basso, ogni parte di tastiera, ogni arrangiamento vocale, trova il suo spazio.” JT – “Totalmente soddisfatto, appagato, fiero e molto orgoglioso…ehm direi che può bastare. No, davvero, c’è stato tantissimo lavoro e Michele in veste di produttore ha sempre tenuto la barra dritta, ma aver visto crescere un progetto del genere è un’esperienza che ti rende fiero delle scelte fatte e di come sei arrivato a fare quello che fai. La cosa più divertente è che il suono di basso mi rappresenta appieno, ma quando ascolto il disco mi concentro sugli altri strumenti, questo perché un cd finito non è la somma delle sue parti, ma qualcosa di più. Quindi a volte mi trovo a fare l’ascoltatore di me stesso ed è una sensazione strana e bella. Ci siamo confrontati su tante scelte, ma quando hai le idee chiare, l’esperienza per fare bene e la testardaggine di non mollare mai, i risultati arrivano. Ognuno giudichi come vuole, ma io sono orgoglioso e fiero del lavoro di tutti e, sinceramente, non vedo l’ora di ricominciare.” Sotto il fronte live ho visto che al momento avete confermate due date. È presumibile che veniate anche a Milano e nelle più importanti città d’Italia a suonare? JT – “Al momento ci sono 4 date fissate e spero se ne aggiungeranno almeno un paio. Il calendario si sta muovendo bene e vediamo che c’è grande interesse per la band, il che non può che farci piacere, soprattutto considerando il periodo non proprio felicissimo per la programmazione e per il live in generale… Il tour vero e proprio dovrebbe partire ad Ottobre, ma di certo non stiamo fermi al momento. Per quanto riguarda il Nord Italia non ci dovrebbero essere grossi problemi a piazzare dei bei concerti. Stiamo però lavorando tanto su Roma e per vedere di riuscire ad andare anche al Sud. È complicato, ci vuole tempo e pazienza, ma abbiamo deciso che bisogna provarci, sappiamo che, live, abbiamo delle qualità da spendere. Questi anni passati sui palchi ci hanno forgiato nell’esperienza, ma non ci hanno tolto l’entusiasmo, anzi. Poi nei primi concerti abbiamo visto che la band gira davvero bene e quindi siamo determinati a suonare il più possibile. Come per il Centro e per il Sud, stiamo avendo anche dei contatti e delle richieste dall’estero. In questo caso i tempi sono ancora più lunghi, ma sinceramente va bene così. A poco più di un mese dall’uscita del disco le cose ci vanno bene ed è il momento per tutti di puntare in prima persona sui Killing Touch. Proprio per questo motivo finiremo con le ultime date dei Mr. Pig in estate e poi il calendario sarà chiuso almeno fino a Gennaio 2010 compreso. Spazio completo per i Killing Touch: è la cosa migliore e ce lo dobbiamo.” Pensate di proporre qualche brano dei Vision Divine ai vostri concerti visto che avete all’attivo solo un disco? Dr.Viossy – “Certamente! Alcuni brani dei VD sono già nella nostra scaletta. Finora abbiamo fatto due live e i brani dei VD si inseriscono perfettamente nel contesto. Ci è sembrata una cosa perfettamente naturale suonare questi brani, dato che in essi compare Michele come compositore, e non solo per quanto riguarda le parti vocali, come ho letto da qualche parte! Anche per i brani dei Vision abbiamo lavorato come su “One Of A Kind”, riarrangiando alcune parti di chitarra e di basso per renderle più “nostre”, più simili al sound del nostro album. In questo modo il concerto è più ricco e più vario. Vi aspettiamo ai nostri live show per farvi “toccare con mano” il risultato!” Ok, siamo in conclusione vi lascio la possibilità di chiudere a vostro piacimento. Killing Touch – “Grazie 1000 per la disponibilità. Vieni a trovarci a qualche concerto e facci sapere nel tempo come giudichi il nostro lavoro!”
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