04/11/2004

   EUROPE                   

ALCATRAZ - MILANO
 Live report a cura di LEO e FABIO"defender74"
 Concerto organizzato da: Live


Direttamente dagli anni 80 torna sulle scene dopo quasi 15 anni d’assenza dalla scena musicale, una delle band più amate, in particolare da tutte quelle persone che hanno potuto vivere la loro epopea negli anni 80.
Nonostante Joey Tempest e Jhon Norum abbiano proseguito la loro carriera con dei progetti solisti, non sono mai stati in grado di raggiungere i fasti di quando operavano sotto il moniker Europe, ragion per la quale quando è stata annunciata la reunion e il conseguente nuovo disco, "Start from the dark", in molti si sono lasciati andare a giubili di gioia. 
Indubbiamente per una generazione gli Europe hanno rappresentato il primo approccio ad un certo tipo di musica, chi di noi non ha sentito almeno una volta nella sua vita le note di “The final contdown”, brano che negli anni ’80 scalò le classifiche di mezzo mondo, la rockeggiante “Rock the night”, o la ballad per eccellenza “Carrie”, che in quel periodo risuonava in radio, nelle discoteche e nelle tante feste organizzate da 15enni liceali con relativo gioco della “spazzola” o ancora pezzi decisamente più heavy come “Wings of tomorrow”, “Stormwind”, tanto per citare alcuni.
Il 4 novembre è stata una serata fantastica che rimarrà indelebile per i fortunati che erano all'Alcatraz, gli Europe (non sono bolliti come aveva detto qualcuno) hanno regalato ai loro fan uno show che merita una valutazione eccellente visto lo spettacolo sobrio senza molti effetti speciali, poche parole, pochi fumi, pochi fronzoli, solo tanta e buona musica!
Il quintetto prende possesso del palco alle 21:00 e subito mettono in chiaro che non ha intenzione solo di respirare l’aria milanese, ma vuole premiare i presenti con una prestazione realmente fuori dal normale!
“Got To Have Faith “, “Ready Or Not “, “Superstitious”, “Wings Of Tomorrow” e “Yesterday's News” mettono subito i puntini sulle i e ci permettono di gustarci un Norum stellare, un Tempest sprizzante entusiasmo come un novellino alle prime armi e più in generale un gruppo compatto e conscio dei propri mezzi e delle proprie forze.

Si prosegue lo show con il primo episodio estrapolato dal fortunatissimo “The final countdown”: “Heart Of Stone” (alla fine della serata saranno 5 le canzoni tratte da quel disco), a seguire “Flames”, una “Carrie” eseguita in versione completamente acustica, dal solo Tempest alla voce e chitarra, che sicuramente rende meno rispetto alla versione da disco, anche se è stato comunque emozionate sentire il pubblico dell’Alcatraz cantare a memoria questa splendida ballad (chissà quanta gente ha ricordi particolare legati a questa canzone, difatti qualche lacrima in sala scende).
“Hero”, “Seven Doors Hotel”, “America” pongono fine alla parte centrale del concerto dove il singer presenta la band, Ian Haugland, John Norum che manda baci alle ragazzine in delirio in prima fila, un John Levén in forma smagliante.
Con le ultime quattro canzoni è indescrivibile ciò che è accaduto all’Alcatraz: “Rock the night” ha dato fuoco alla parte più pirotecnica dello show, il pubblico unito e compatto cantava all’unisono un vero e proprio inno degli ’80, Joey invita più volte gli spettatori a cantare più forte rispetto a quanto fatto dai fans austriaci nella data precedente e così si assiste a dei veri e propri boati.

Giunge così il momento della titletrack dell’ultimo album e della mitica “Cherokee” che fanno da antipasto ad uno dei pezzi più belli della storia del rock, quella “The final countdown” che fa letteralmente crollare tutto l’edificio in mezzo al delirio dei fans.
Certamente è stata una grande esibizione quella alla quale abbiamo potuto assistere, un immenso Jhon Norum ha deliziato i palati più fini con i suoi soli eseguiti in maniera perfetta, Joey Tempest sinceramente è andato oltre le mie più rosee previsioni, e sebbene abbia in certi frangenti riarrangiato dei pezzi, è riuscito a portare a termine in ottime condizioni vocali il concerto. I suoni sui quali hanno potuto contare i nostri si sono rivelati pienamente all’altezza, contribuendo a rendere anche i pezzi nuovi ancora più heavy rispetto al disco.
Una serata così merita senz’altro una replica che, come ha confermato lo stesso Joy ci sarà in Primavera (si parla di marzo) sperando di poter assistere ad un’esibizione di uguale intensità a quella dell’Alcatraz, e magari in una location più adeguata, dal momento che i biglietti per questa data erano sold out già da un mese con buna pace di fans che non avevano il ticket, o a coloro che (permettetemi una provocazione) non credevano in questi “vecchietti” svedesi catapultati direttamente dagli anni 80!! (Voto: 9)