11/06/2005

                                 GODS OF METAL                                   ARENA PARCO NORD - BOLOGNA
 Live report a cura di MAX e LEO e FABIO"defender74"
 Concerto organizzato da: Live

Mese di giugno, e dopo il Tradate Iron Fest, è tempo di Gods of Metal, festival che da sempre è in grado di alienarsi le simpatie di metallari di casa nostra e non solo.
L'area prescelta è quella che, da alcuni anni a questa parte, sta diventando la sede operativa dell'evento: l'area Parco Nord di Bologna.
Il bill di quest'anno è certamente interessante e quindi, senza ulteriori preamboli, ecco il report dell'evento. (L)

Appena arrivati nell'Arena Parco Nord con un ritardo che non ci ha consentito di assistere alla prova degli Evergrey si presentano sul palco i Mudvayne, autori di un metal moderno e potente che in più di un'occasione strizza l'occhio a sonorità Numetal, non per niente in molte occasioni anche ingiustamente sono stati paragonati agli Slipknot.
I nostri dimostrano una buona tenuta di palco e di essere in possesso di una buona tecnica, soprattutto il bassista e il cantante sono quelli che fanno la miglior figura; la scaletta anche se breve prende spunto da tutti e 3 gli album pubblicati dalla band americana ma purtroppo proprio per la sua brevità molte belle songs non vengono svolte.
Pur sbattendosi molto e a vendo dei suoni più che discreti la band non riesce a fare breccia nel pubblico, che gli accoglie piuttosto freddamente, peccato perchè a mio parere la prova dei Mudvayne pur nella sua brevità non è stata male. (Voto: 6) (M)

Terminato il set dei Mudvayne, tocca agli americani Mastodon tentare di scaldare l’atmosfera del Parco Nord. Autori di un disco molto acclamato e venduto (soprattutto negli USA) come “Leviathan”, il four pieces a stelel e strisce tenta, tramite una prova mai scevra da grinta, di attirarsi le simpatie dei presenti.
L’attitudine del gruppo, non sempre a suo agio on stage, è parzialmente minata da dei suoni ben lontani dall’essere buoni e nitidi, ma il gruppo cerca di non perdersi d’animo, proponendo estratti dalle loro due fatiche discografiche “Remissivo” e “Leviathan”, che pagano dazio all’heavy metal, con strizzate d’occhio alla N.W.O.B.H.M..
I brani che alla fine otterranno il miglior riscontro sono “I am Ahab” e la conclusiva “Blood and thunder”, opener della loro ultima fatica discografica.
Penso che i Mastodon, alla fine abbiano fatto un’esibizione accettabile, che in certi frangenti ha collezionato degli incitamenti dal pubblico accorso. (Voto: 6) (L)

È il momento dei Dragonforce. La band londinese recupera la data italiana del Gods Of Metal dopo l’annullamento dello scorso anno, dovuto al clamoroso nubifragio che colpì l’Arena Parco Nord.
Con grande sorpresa abbiamo assistito ad uno show esaltante da parte dei ragazzi londinesi, con una partecipazione del pubblico molto calorosa
La band propone brani come “Black Fire”, “Black Winter Night” e “Valley Of The Damned”, tratti dall’omonimo disco, ed altri come “My Spirit Will Go On”, “Fury Of The Storm”, “Dawn Over A New World”, “Soldiers Of The Wastelands”, “Fury Of The Sky” (refrain da headbang!).
Grandissimo front-man ZP Treat, il quale coi suoi siparietti (fantastico quello della maglietta) ha tenuto caldo il pubblico, così come ottima è anche la prova dei due chitarristi.
Come detto il pubblico ha seguito con entusiasmo l’intera prova della band, esaltandosi durante la Suite “My Spirit Will Go On”.
Che dire, sicuramente i Dragonforce sono stati la più bella sorpresa del GOM, senza dubbio i vincitori (se escludiamo ovviamente Slayer e Iron) di questa prima giornata, considerando anche che alle 13.30, l’affluenza del pubblico on era ancora minimamente paragonabile alla presenza di pubblico nella serata. (Voto 7) (F)

Finalmente è la volta dei pazzi canadesi Strapping Young Lad guidati dal carismatico Devin Townsend a fare il loro ingresso sul palco del Gods of Metal, subito accolti dagli applausi dei presenti.
La partenza è affidata all'ultimo album "Alien" con la doppietta "Imperial" e "Skensis", purtroppo ci si rende conto che i suoni non sono ben bilanciati, infatti le chitarre non hanno la giusta potenza e restano troppo basse in confronto al resto.
La scaletta prende in esame tutti gli album della band, alcune delle songs svolte sono state "Relentless" e "Aftermath" dal penultimo "S.Y.L.", "In the reason" dal primo "Heavy as a really heavy thing", "Shitstorm" e "We ride" dall'ultimo "Alien" e per finire, da quel capolavoro di "City", "Velvet revorkian", "All hail the new flesh", "Oh my fucking god" e "Detox" che sono state veramente accolte alla grande dai presenti.
Parlando della prestazione dei nostri bisogna dire che Devin in molte occasioni è risultato un pò svociato e stonato soprattuto nelle parti di cantato pulito, anche se la sua prestazione resta più che sufficiente, a fare la differenza come sempre Gene Hoglan alla batteria, che per quel che mi riguarda è il più grande batterista esistente, i restanti membri hanno svolto bene il loro compito; a segnare in negativo la prova dei nostri purtroppo ci hanno pensato i suoni e dei volumi che già di per sè non erano buoni all'inizio e che verso la metà si sono abbassati a dismisura lasciando sbigottiti i presenti, facendo sembrare il mega impianto del Gods uno stereo più che un qualcosa di mastodontico come dovrebbe essere.
Purtroppo questi problemi hanno vanificato in parte lo sbattimento da parte della band, peccato. (Voto: 6,5) (M)

Molto attesi dal sottoscritto fanno il loro ingresso on stage gli americani Obituary, una vera leggenda del death metal a stelle e strisce che si sono da poco riformati (anche se ufficialmente se non sbaglio non si sono mai sciolti) e reduci da un tour europeo che ha raccolto veramente tanti consensi.
Io purtroppo mi sono perso la data del precedente tour e per altri motivi non sono mai riuscito a vederli in passato, quindi oggi mi trovo per la prima volta ad assistere ad un concerto della mitica band americana.
Purtroppo le mie aspettative non si sono realizzate, la prova della band pur essendo buona secondo me è stata penalizzata da una scaletta non all'altezza, che ha preso sì da tutti gli album della band, ma quasi solo ed esclusivamente i pezzi più mid tempos e meno tirati; è vero che gli Obituary non sono di certo famosi per le velocità pazzesche delle loro songs, ma pezzi più trascinanti e migliori (anche se qualche chicca non è mancata) di quelli svolti oggi ce ne sono di sicuro nella loro discografia, vi basti pensare che non è stata svolta la mitica "The end complete".
In scaletta era presente anche un nuovo brano dal prossimo "Frozen in time", song che sembra proseguire le coordinate classiche della band, ma che di certo non sembra niente di eclatante.
La band comunque il palco lo tiene bene e soprattutto è bello vedere come suoni ancora con tutto questo entusiasmo, poi come non citare la mitica ugula di John Tardi, sempre gutturale e marcia come nei tempi d'oro.
Un concerto che si è dimostrato poco più che sufficiente anche per colpa di suoni non troppo felici e come dicevo sopra per una scaletta non troppo all'altezza, aspetto di rivederli headliner nel loro prossimo tour. (Voto: 6,5) (M)

Si giunge ormai nella zona calda del bill, dove sono stati collocati i nostri connazionali Lacuna Coil, subito prima di Slayer ed Iron Maiden. Giustamente a questo punto dei pezzi di merda (perché detto esplicitamente è quello che sono), si ricordano che per essere dottori in idiozia (bisogna dare dimostrazione del proprio status ad ogni occasione), ed allora ecco sassi giungere nella zona antistante il palco. In quel momento ero sotto il palco per scattare le foto ed ho visto giungere un calcinaccio della grandezza di un pugno. Ora, i Lacuna Coil non piacciono? È troppo difficile andare a farsi un giro, bere una birra, svaccarsi, insomma tutto fuorché rompere le palle, rischiando di spedire all’ospedale gente che è lì per divertirsi e far divertire.
Terminato questo preambolo doveroso, bisogna far subito i complimenti alla band per non essersi fatta turbare da un ambiente freddino, quando non apertamente ostile. Il combo meneghino parte con “Swamped” ed a grappoli vengono snocciolate “Entwined”, “Tight rope”, “Senza Fine” ed un brano nuovo che comparirà sulla prossima fatica da studio della band. Il nuovo pezzo si è lasciato ascoltare con piacere, ed a primo acchito è sembrato proseguire il dl discorso cominciato con “Comalies”.
Il combo fa del suo meglio on stage per rimanere impermeabile ai fattori esterni, provando a scuotere i propri fans presenti nell’arena. Cristina ed Andrea cominciano bene la performance, la prima restando più concentrata sull’interpretazione, mentre il secondo più propenso a dialogare col pubblico. I suoni nel complesso sono accettabili e la band fa vedere delle buone cose. A questo punto vengono proposte il singolone “Heaven’s a lie”, canticchiato dal pubblico, “Daylight dancer” e viene pescata dal primo EP “No need to explain”.
Nel frattempo, Cristina ha tenuto un discorsetto sul fatto che gli idioti di cui sopra, avessero recapitato delle bottigliette piene d’acqua sul palco, ricevendo l’applauso di coloro che hanno più di due neuroni in testa.
Ancora un paio di brani, tra i quali “When a dead man walks”, segnano la fine della performance, che ha visto nella parte finale dello show anche un calo di voce di Andrea Ferro, in evidente affanno.
Considerando quanto mostrato dalla band, sia a livello di sangue freddo, sia di una performance discreta, per quanto mi riguarda la prova Gods of Metal è superata. (Voto: 7) (L)

E' finalmente il momento di uno dei gruppi più attesi della giornata, i paladini del thrash metal, la leggenda Slayer!.
La band fa il suo ingresso trionfale sulle note di “Darkness of Christ” e parte subito  con "Disciple" ed è subito massacro con un polverone scatenato dal pogo che si forma sotto il palco.
Non è tutto oro quello che lucica comunque, Araya purtroppo non riesce più a urlare come un tempo e la sua prestazione lungo tutto il concerto non raggiunge quasi mai quella dei bei tempi che furono, anche i restanti membri della band pur suonando a memoria sembrano abbastanza scazzati, soprattuto Kerry King anche se la loro resa resta sempre notevole.
La scaletta è più meno sempre la solita, con classici immortali come "War ensamble", "Black magic", "Necrophiliac", "Mandatory suicide", "Dead skin mask", "Chemical warfare", "Hell awaits", "Post mortem", "Reign in blood", "Season in the abyss", "Silent scream", "Mandatory suicide" e la mostruosa "Angels of death": fortunatamente sono stati abbastanza lasciati da parte gli ultimi albums della band, che mi ricordi è stata svolta oltre alla discreta "Disciple" solo l'orrenda "State of mind".
A rovinare oltre ai problemi sopracitati la resa della band ci hanno pensato dei suoni non troppo incisivi che in alcuni frangenti andavano e venivano, ma mi domando io, possibile che in un festival tante bands abbiano problemi con il suono, ma i fonici cosa hanno fatto??? Boh...fatto sta che sicuramente la prima giornata del Gods a parte gli Iron non verrà ricordata per dei suoni memorabili, anzi...
Tornando agli Slayer diciamo che forse la loro stella inizia ad oscurarsi, le ultime prestazioni live non sono di certo state fenomenali, anche se ci sono i soliti che appena sentono Slayer non capiscono più niente e continuano a idolatrarli, non rendendosi conto che la band non fa più un disco decente da oltre 10 anni (anche se a favore dei nostri va detto che non hanno mai tradito per quel che concerne le sonorità), poi sarò eretico, ma secondo me Bostaph rendeva maggiormente di quanto non faccia Lombardo, anche se la prestazione di quest'ultimo è indiscutibile.
Sicuramente il concerto non è stato a livello delle aspettative, ma non per questo si può considerare brutto, anche se non al massimo di certo è difficile che gli Slayer facciano una brutta prestazione, purtroppo però bisogna dire che l'eccellenza del passato è soltanto un ricordo, attualmente siamo solo ad un livello più che buono, un pò poco per gli Slayer. (Voto: 7) (M)

La grande attesa è finita siamo finalmente giunti al momento che tutti stavamo aspettando, alle 21.35 salgono sul Palco dell’arena Parco Nord gli Iron Maiden che chiuderanno il primo giorno di questo esaltante GOM 2005.
Per questa unica data italiana (torneranno nel nostro Paese solo nel 2006 per il tour di promozione al prossimo album) gli Iron ci hanno proposto una scaletta inusuale, del resto già annunciata da tempo, impostata sui primi quattro album, “Iron Maiden”, “Killers”, “The number of the beast” e “Piece of Mind”, per sponsorizzare il recente DVD “Early Days”.
L’idea senza dubbio originale può essere vista in due modi, da una parte chi ha visto gi Iron Maiden più volte non può che apprezzare la scelta della band di proporre brani storici e alcuni dimenticati, come ad esempio “Drifter”, dall’altra però è comprensibile la delusione di chi vedeva per la prima volta la “Vergine di ferro” dal vivo, e si aspettava di assistere anche a brani come “Fear of the dark” o comunque più recenti, senza contare che nonostante l’ottima scaletta un posto per la fantastica ‘Flight of Icarus’ avrebbero dovuto trovarlo.
Bruce Dickinson, autore di un’ottima performance, si dimostra ancora una volta uno vero animale da palco scenico, mai fermo un attimo, per tutta la durata dello show, ha corso su e giù per il palco, allestito in perfetto stile anni ’80, ricco di bandiere e drappi a rappresentare Eddy, lampioni sparsi qua e la a ricordare le scenografie dei primi tour nonché effetti speciali, giochi di luci e le illustrazioni degli storci artwork dei primi album della carriera.
Da sottolineare anche il fatto che molte di queste canzoni sono nate per l’ugola di Paul DiAnno, nonostante ciò Bruce le ha eseguite in maniera impeccabile.
Tocca a “Ides Of March” aprire il concerto, seguita da “Murders In The Rue Morgue” e subito il pubblico si scalda, nulla a confronto di quello che succederà sulle prime note di “The Trooper” (per la quale Dickinson sfoggia la nota divisa delle giubbe rosse). La scaletta prosegue con brani storici dei primi anni ,che vanno dal 1980 al 1983, fra i quali ricordiamo “Prowler”, “Remember Tomorrow” e “Wratchild”.
Entriamo nella fase calda nella quale i nostri ci hanno fatto ascoltare da “Piece Of Mind”: “‘Where Eagles Dare” e “Die With Your Boots On”. Successivamente ci hanno regalato un tris devastante, composto da “Phantom of the Opera”, “The Number Of The Beast”, durante la quale fa la sua apparizione il diavolo nella parte sopraelevata del palco, e la sempre splendida “Hallowed Be Thy Name”.
Siamo quasi giunti alla fine con “Iron Maiden”, c’è ancora il tempo per assistere alle acrobazie con la sua chitarra da parte di Gers. Lo show sembra finito, ma in realtà gli Iron hanno ancora una sorpresa per la platea dell’Arena Nord di Bologna, stracolma all’inverosimile, e si tratta di un trittico composto da “Running Free”, “Drifter” e “Sanctuary”, durante le quali fa la sua comparsa sul palco lo Zombie Eddy che accenna ad un duello con Gers prima e Murray dopo. A metà di “Sanctuary” Bruce presenta la band, dimenticandosi di citare Nicko invocato a gran voce dalla folla.
Si accendono le luci sul palco, adesso sì che il concerto è davvero terminato, (prima del previsto, infatti è iniziato con 10 minuti di ritardo ed è finito 20 minuti prima) i vecchi leoni inglesi salutano il pubblico dando appuntamento per il prossimo anno, quando torneranno in Italia per il tour di supporto al nuovo album. (Voto: 8) (F)