09/06/2007

DISMEMBER + MYSTICAL FULLMOON + CUBRE + ALEPH

TRANSILVANIA LIVE-MILANO

 Live report a cura di LEO
 Concerto organizzato da: Delirio concerti
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Serata assai interessante quella che si è tenuta ieri al Transilvania Live di Milano, che ha sancito il ritorno dei Dismember a Milano, dopo lo strepitoso “Master of Death tour” dello scorso anno, e soprattutto dopo la recente e dolorosissima dipartita del drummer storico Fred Estby.
Il pacchetto del concerto è stato completato da tre band italiane, tra le quali sino ad ora avevo sentito solo gli Aleph, che tra l’altro sono stati incaricati di aprire le danze.
Un’annotazione, prima di entrare nella descrizione dei concerti, mi sento di farla nei confronti dell’organizzazione, rea a mio avviso di aver programmato l’esibizione delle bands ad un’ora troppo tarda, partenza alle 22 e 15 e finale attorno all’1 e 45, che alla fine ha penalizzato gli headliner, costretti a fermarsi ad un set di 45 minuti, tagliando brani del calibro di “Casket Garden” e la consueta “Dreaming in red”, posta solitamente in chiusura dei loro show.
Come dicevamo poco sopra sono stati i bergamaschi Aleph a dare il via alle ostilità con “Voices from below”, traccia inedita che andrà a far parte del prossimo lavoro, in uscita nel primo semestre del prossimo anno, che -stando a quanto riferitomi dalla band- dovrebbe essere maggiormente violento.
A seguire, i bergamaschi ci propongono un quartetto di tracce prese dal loro disco “In Tenebra”, che tra l’altro ha goduto un po’ ovunque di attestati di stima da parte della critica; nello specifico vengono proposte “The fallen”, “Unfaithful”, la sempre ottima “Mother of all nightmares” ed “Acid Tears”. Debbo dire che il quintetto si è ben comportato, proponendo in maniera convincente il proprio death, pervaso da momenti acustici e di dense atmosfere dettate dalle pertinenti linee di tastiera. Un plauso convinto a questi ragazzi. (Voto 7)
A seguire è il turno dei Cubre, band anch’essa italiana, autrice di due full lenght, dei quali l’ultimo “Sights of unstable flows”, edito lo scorso anno, ha fatto gridare al miracolo più di un recensore. Le coordinate stilistiche fanno riferimento ai Neurosis, Converge, Dillinger Escare Plan e nelle parti più schizzate simil grind, anche ai Napalm Death.
Il quartetto ha oggettivamente implementato la platea sotto il palco, travolgendo le prime file grazie alla propria attitudine senza compromessi e alla grande vitalità del singer Berto. Il problema sta però nella difficile fruibilità di questo mix sonoro di fronte a questo tipo di pubblico; difatti, nonostante tutto l’impegno profuso dalla band, molti spettatori optano per farsi una birra. (Voto 5,5)
Dopo un quarto d’ora viene il turno dei blackster milanesi Mystical Fullmoon, autori di un black metal talora elettronico, talora doomeggiante, pur mantenendo sempre un occhio di riguardo alla componente più aggressiva del loro sound.
Il combo meneghino nei tardi anni 90 ha dato alle stampe un demo, un promo ed un cd composto da sei tracce, e, dopo sette anni di silenzio, attenuato mediante la partecipazione a progetti paralleli, sembra che stiano per uscire con un full lenght nuovo di pacca.
Francamente non so se nel periodo di stasi compositiva i Mystical Fullmoon abbiano dato vita a dei concerti dal vivo, ma quella di ieri sera al Transilvania è stata un performance con qualche ruggine arretrata. Partiamo dall’impasto sonoro che già di per sé ha costretto la band sulla difensiva, visto che spesso e volentieri la voce profusa dal singer Gnosis (già deficitaria di suo) veniva coperta dagli altri strumenti, penalizzando fortemente la resa del combo lombardo. Ho trovato invece più che discreto il lavoro svolto alle chitarre da Hexe, mentre in qualche situazione la tastiera avrebbe potuto osare di più. Nel complesso la performance dei Mystical Fullmoon non è stata memorabile. (Voto 5)
Finalmente (è l’una di notte) è il turno degli headliner, gli Swedish Gods Dismember, che salgono su di un palco agghindato con bandiere dei loro gruppi preferiti (Iron Maiden, Motorhead, Judas Priest) a celare gli amplificatori, ed un pupazzo dei Teletubbies con tanto di bandiera finlandese posta verticalmente in modo da creare una croce rovesciata.
Come al solito, con la consueta attitudine scanzonata, senza prendersi troppo sul serio, ci sparano in faccia una ferale “Fleshless”, seguita dalla sempiterna “Pieces” e dalla roboante “Of Fire” vero e proprio inno di battaglia.
Il pubblico, non numerosissimo, che si attesterà a poco più di un centinaio di intervenuti si esalta col poderoso death svedese proposto dalla band, nonostante la dolorosissima defezione di Fred Estby, il cui posto temporaneamente è stato preso da Thomas Daun (ex Repugnant, Insision, Subvision). Il cambio della guardia -dovuto a motivi esclusivamente familiari di Fred- ovviamente ha portato gli svedesi a perdere un grandissimo personaggio, dalla grande carica in sede live (memorabili le smorfie mentre picchiava forte sui tamburi), nonché songwriter e produttore degli ultimi dischi della band (da “Death Metal” in poi). Il sostituto però debbo dire che mi è piaciuto per la potenza e la precisione che ha lasciato fuoriuscire dalle pelli, mostrandosi a suo agio coi nuovi compagni d’avventura.
Giunge così “Trail of the dead”, primo estratto dall’ultimo capitolo della band, che però lascia subito spazio ad un trittico da infarto composto dalle seminali “Skinfather”, “Deathevocation” e “Skin Her alive”.
È sempre incredibile vedere la capacità di divertirsi on stage da parte degli svedesi, soprattutto quando accolgono i fans on stage a fare headbanging, oppure nel mostrare bizzarre espressioni minacciose (che scambiavano Martin Persson e David Blomqvist) contro l’impotente pupazzetto dei Tubbies depositato sopra un amplificatore.
A seguire ecco il turno della composizione più maideniana dei Dismember: “Tragedy of the faithful”, dove le chitarre si sono esaltate a fare il verso all’accoppiata Smith/Murray. Come di consueto Matti Karki, imitando la crocifissione (citata anche nel video della canzone), introduce “Soon to be dead”, seguita dalla pesante “Autopsy”.
La parte finale del concerto viene affidata a “Let the napalm rain”, ad una gagliarda “On Frozen Fields”, per giungere al gran finale costituito dall’epocale “Override of the Overture” che scatena il definitivo massacro in sala.
Quando tutti si aspettano i doverosi bis (almeno “Dreaming in red”), ecco la doccia gelata: i tecnici cominciano a smontare l’attrezzatura, lasciando molto disappunto nei confronti dell’organizzazione che ha fatto sì che il concerto finisse attorno alle due di notte, rendendo di fatto impossibile la regolare esecuzione dei bis da parte degli headliner.
A conti fatti anche questa sera i Dismember hanno dimostrato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, di essere una band di caratura superiore, e nonostante gli anni (e verrebbe da dire anche i membri stessi del gruppo) passino, loro sono sempre lì a regalarci grandi pagine di death metal. (Voto 8,5)

Setlist Dismember:

Fleshless
Pieces
Of Fire
Trail of the dead
Skinfather
Deathevocation
Skin Her alive
Tragedy of the faithful
Soon to be dead
Autopsy
Let the napalm rain
On Frozen Fields
Override of the Overture