06/11/2006

DRAGONFORCE + FIREWIND

ALCATRAZ - MILANO

 Live report a cura di FABIO"defender74"
 Concerto organizzato da: Live
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Ore 21:20 circa, è di scena la Metal band più veloce del pianeta, ovvero i Dragonforce, sbarcati per la terza volta in Italia nel corso degli ultimi due anni.
Se alla prima uscita in terra italica in quel del Gods Of Metal bolognese dell’estate 2005 suscitarono un notevole interesse e colpirono per la loro esibizione, la stessa cosa non può dirsi della data milanese dello scorso febbraio al Rolling Stone, nella quale probabilmente pagarono a caro prezzo il fatto di essere gli “sparing-partner” dei teutonici EdGuy, dimostrando di non avere ancora raggiunto la definitiva maturità che una band deve dimostrare soprattutto in sede live.
Più probabilmente però si trattò solo di una serata “no”, considerando che in questa occasione la band londinese si è dimostrata nettamente all’altezza della situazione, non tradendo le aspettative dei fans.
I Dragonforce, ormai, non possono essere più considerati una semplice rivelazione, ne sono la testimonianza i tre album già pubblicati, tutti di ottima fattura, tutti conoscono le gesta del combo londinese più "internazionale" della scena metal contemporanea.
Ma ora parliamo di musica, che è il fulcro della serata, e che come al solito riesce a mettere sempre tutti d'accordo.
La band va a 180 all'ora otto volte su dieci, e le restanti due si limita ad andare a 150! Se fosse un team di formula uno o moto mondiale, sarebbe certamente da podio, degna della miglior McLaren o Honda Hrc!
Il palco è ben congegnato, con un’ulteriore pedana che permetteva a tutti, anche della ultime file, di vedere bene la band, la batteria è posta insolitamente non al centro, ma sulla sinistra, mentre alla destra spiccavano le tastiere, lasciando lo spazio centrale libero per le acrobazie e i salti mortali degli altri ragazzi. Sempre nella parte centrale del palco faceva capolino un enorme cronometro luminoso tratto dall'artwork dell'ultimo lavoro, il cui cauntdown è durato 3 minuti, giusto il tempo della intro degli Slayer, la devastante “Reign in Blood”, prima che i Dragonforce si impossessassero del palco.
Ottime le luci e i fumi, i suoni sono pressoché perfetti, senza sbavature (apro una piccola nota durante il concerto ho avuto modo di osservare da vicino il lavoro svolto al mixer, spesso si giudica la band sul palco senza considerare che dietro c'è un lavoro molto più grande, fatto da gente "invisibile")
Ottima la scaletta che vede molte song tratte dall’ultimo “Inhuman Rampage”, si inizia con “Black Fire”, e la devastante “My Spirit Will Go On”, ZP Theart è ispiratissimo, ma la vera attrazione (e non è un modo di dire) sono i due chitarristi Sam Totman e Herman Li che dettano i tempi, sfoderano tutta la loro bravura con riff esaltanti, accordi sparati al limite dell’impossibile, e soprattutto salti mortali su e giù per il palco e i vari trampolini circensi. Il pubblico presente in sala è palesemente soddisfatto e divertito, mentre il resto della band svolge il suo compitino senza alcuna sbavatura. Dopo un trittico micidiale composto nell’ordine da “Operation Ground and Pound”, “Revolution Deathsquad” e “Trail of Broken Hearts”, arriva anche per Vadim Pruzhanou il momento di dar spettacolo, gettando il guanto di sfida ai due chitarristi, con le sue tastiere, proponendo fra le altre cose la colonna sonora di Super Mario!
Si prosegue con “Soldiers of the Wasteland”, che considero senza dubbio il momento più esaltante della serata, una song talmente trascinante che induce al pogo senza rendersene conto, da notare l’estrema disinvoltura –che sfocia nella spavalderia- di Sam e Herman, durante l’esecuzione del riff. Questi due musicisti sono davvero di una categoria superiore, tutta la band sembra girare introno a loro, e poco importa se spesso ZP Theart e persino Dave Mackintosh, non riescono a star loro dietro, del resto questi ragazzi vogliono solo divertirsi e divertire il pubblico, anche a discapito della perfezione stilistica.
Le restanti songs scorrono velocemente, fra i riff di “Storming the Burning Fields”, gli splendidi refrain di “Fury of the Storm” e “Valley of the Damned”, per finire con la classica “Prepare for War”!
Buona anche, la prestazione dei Firewind, band che senza infamia senza lode, ha aperto degnamente la serata e che nelle sue fila, il valore aggiunto è senza dubbio Mark Cross, drummer di esperienza consolidata che per un breve periodo ha avuto anche l'onore di suonare con gli Helloween collaborando alla registrazione del discusso (non per chi scrive) “Rabbit don't come easy”.
Scaletta risicata per questa band, il cui vocalist ha saputo tenere bene il palco, per il resto sono apparsi come un gruppo normale che non passerà certo alla storia, ma che alcune song sono risultate gradevoli e interessanti... da rivedere in altro contesto. (Voto 6)
E per finire, alcune considerazioni da fare.
Come è possibile che alla loro terza presenza nel bel paese, questo ragazzi siano già riusciti a conquistare il palco di uno dei club più prestigiosi d'Italia, senza dubbio il più importante del milanese, e poco importa se si tratta del palco A o del palco B?
Ovvio, che questo vuole essere solo uno spunto di riflessione, detta in soldoni, come mai gli EdGuy suonano al Rolling Stone e i Dragonforce all'alcatraz?
Personalmente ritengo che la live dovrebbe valutare meglio certe location, una serata come quella di lunedì sei novembre, in un contesto più ridotto e quindi più caloroso,avrebbe avuto una resa maggiore, considerando che il pubblico presente in sala era di circa trecento unità, ad essere buoni; però queste trecento irriducibili anime alla fine possono ritenersi soddisfatti dello show al quale hanno assistito! (Voto: 8,5)

Setlist

Black Fire
My Spirit Will Go On
Operation Ground and Pound
Revolution Deathsquad
Trail of Broken Hearts
Keys Solo
Soldiers of the Wasteland
Storming the Burning Fields
Fury of the Storm
Valley of the Damned
Prepare for War