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16/07/2005 |
EVOLUTION FESTIVAL |
CAMPO SPORTIVO-TOSCOLANO MADERNO (BS) | ||||||||||||||||||||||||||||||
| Live report a cura di MAX e LEO e FABIO"defender74" e LUCA"harriss" | ||||||||||||||||||||||||||||||||
| Concerto organizzato da: LOUD SESSION | ||||||||||||||||||||||||||||||||
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Toscolano Maderno, paesino situato sul lago di Garda, ad una manciata di km da Brescia, per un giorno è stato la capitale del metallo. Un festival neonato. Nelle dichiarazioni degli organizzatori nato sotto il segno di elevati standard qualitativi, e con una politica di prezzi assai popolare. La location del festival è il campo sportivo di Toscolano, su della tenera erbettina che ci permette di tirare un sospiro di sollievo ripensando al polverone del Gods. Ottima l’iniziativa dei braccialetti, che ha consentito ai più di darsi un po’ di refrigerio nel vicinissimo lago di Garda (ad una cinquantina di metri). Ma non c’è tempo da perdere è già ora di metal! Ad aprire questa
prima edizione dell’Evolution Festival ci pensano i Panic DHH,
band di cui sinceramente non avevo mai sentito parlare.
È mezzogiorno in punto e a salire sul palco tocca già ai Dark
Tranquillity. Si, un orario molto strano, ma come già
preannunciato dagli organizzatori e ribadito più volte da Stanne
durante il concerto, la band ha dovuto anticipare l’esibizione
per poter raggiungere la Finlandia e continuare il tour senza
bisogno di annullare date.
Grande, e faticosa scelta, per un gruppo comunque molto importante. Non è da tutti. Anche i fans hanno risposto molto bene a questa scelta, arrivando già in gran numero per questa esibizione. Lo spettacolo comincia, come un macigno arrivano in sequenza “The Treason Wall”, “Lost To Apathy” e “Through Smudged Lenses”, giusto per scaldarci, come se non facesse già abbastanza caldo… A differenza dell’ultima uscita italiana di spalla ai Kreator, Stanne e soci hanno a disposizione 90 minuti, riuscendo quindi a spaziare anche sui vecchi lavori. Il grosso arriva da “Character” con “The New Build”, “The Endless Feed” e “My Negation”. Dopo un inizio non eccezionale, a causa di suoni non ancora sistemati a dovere, lo show prende una piega decisamente migliore, Mikael e sempre un gran frontman! Anche “Damage Done” non è stato trascurato, vengono proposte “White Noise/Black Silence”, l’amatissima “Monochromatic Stains” e come sempre “Final Resistence” ovviamente a conclusione. Il caldo non da tregua e fortunatamente ogni tanto il pubblico viene annaffiato dalla security, l’acqua viene accolta alla grande, ma alla fine è stata poca. I pezzi più acclamati arrivano da quel capolavoro che prende il nome di “The Gallery” e le canzoni, nemmeno a dirlo, sono “Punish My Heven” e “Lethe”. Non mancano le ciliegine sulla torta a completare il tutto: “Haven”, “The Wonders At Your Feet”, la bellissima “Therein” e l’unico pezzo preso da “The Mind’s I” “Scythe, Rage And Roses”; insomma una scaletta di tutto rispetto e molto varia. Un’ottima prova, molto faticosa per l’orario ma apprezzata. Stanne ringrazia il pubblico per essere arrivato così presto, e i fans ringraziano i Dark Tranquillity per aver comunque dato il massimo. (Voto: 8) (H)
Pur nel breve tempo a disposizione i nostri (che sono un duo ma logicamente dal vivo si fanno aiutare da sessions) riescono a destare una buona impressione con canzoni belle e discretamente trascinanti che anche dal vivo riescono a ricreare il feeling presente su disco, forse però per goderseli nella giusta atmosfera bisognerebbe vedere la band in orari notturni. Per finire una prova più che sufficiente aiutata anche da suoni che si sono rilevati abbastanza buoni. (Voto: 6,5) (M)
L’istrionico Mike Lunacy riesce a più riprese a far scaldare il pubblico delle prime file, complice anche di brani del calibro di “Dolls”, “Die to reborn” e “Through the non-time” canticchiate dal pubblico. Verso la parte finale dello show la band ha anche presentato un brano inedito, che sarà incluso nella prossima fatica discografica, concepita sull’aria di un inno dei marinai del Volga. A primo acchito direi che si tratta di un brano che possiede una certa carica, ed un ottimo tiro dal vivo, ragion per cui ci sarà da aspettarsi un altro grande studio-album da parte della band. Lo show prosegue senza particolari intoppi, e dopo tre quarti d’ora il gruppo si congeda dal pubblico accorso tra i più che meritati applausi. (Voto 7,5/10) (L)
Il tempo di una breve pausa per rifocillarsi ed eccoci nuovamente, e aggiungerei eroicamente a sfidare le alte temperature di questo sabato pomeriggio. I Nostri sono già ai loro posti per il check sound, tutti tranne Olaf, il quale entrerà per ultimo sul palco. Michele Luppi sembra divertirsi con parte del pubblico, scambiando battute qua e là, ma non c'è più tempo per le chiacchiere e le barzellette, lo spettacolo ha inizio, e purtroppo ci sono subito dei problemi di audio, in particolare alle tastiere di Oleg e alla chitarre. Ma nonostante tutto Olaf & soci, riescono a tenere bene il palcoscenico, grazie anche al carismatico e simpaticissimo Luppi, in grado da solo di scaldare il pubblico già di per sé molto entusiasta della scaletta che via via i Vision Divine stavano proponendo! Risolti problemi di audio sopraccitati, lo spettacolo va avanti e la band da il meglio di se sulle note di "Colours of my world" e "The fallen feather", un Olaf ispiratissimo e in gran forma, fa la differenze, e, mentre gli altri ragazzi danno il meglio, Luppi scherza coi fotografi. La scaletta corre veloce anche perché i pezzi proposti non lasciano un attimo di respiro, giungendo al momento de "La vita fugge" è l'apoteosi! Il pubblico partecipa entusiasta e composto, evitando anche il solito pogo divertendosi senza farsi male, come ha giustamente ricordato lo stesso Michele Luppi, il quale trova anche il tempo di scattare una foto al pubblico assiepato sul terreno del campo sportivo di Toscolano Maderno e scherzare col fotografo cha ha dovuto cedere la sua macchinetta fotografia. Non c'è più tempo per i soliti sketch e le solite barzellette, gli orari dell'Evolution sono talmente puntuali (almeno fino a questo momento N.d.A.) da fere invidia alle ferrovie svizzere. Lo show dei Vision Divine deve terminare alle 16.30, i nostri lo sanno e nell'ordine ci regalano le emozioni di "Versions of the same", "Through the eyes of god", "Out of the maze", per giungere alla conclusiva e invocata "Send me an angel" Ore 16.30 in punto lo show è terminato. (Voto 7) (F)
La band si presenta con una formazione a sette elementi, oltre a cantante, chitarristi, bassista e batterista, sono presenti anche tastierista e percussionista, che hanno certamente dimostrato di essere dei musicisti che sanno il fatto loro, carpendo piano piano consensi alla loro prestazione. Forti di un ultimo lavoro acclamatissimo dalla critica mondiale: “Mabool”, i nostri non si fanno pregare, scatenando sui presenti una buona dose di death melodico, permeato da elementi arabeggianti. Il mattatore della serata, all’interno della band si è palesemente dimostrato il singer, sempre concentrato, estremamente dotato, padrone di una timbrica assai calda. Tra gli episodi più coinvolgenti l’opener di Mabool “Birth of the Three”, “Ocean Land”, “The Kiss Of Babylon” e “Norra el Norra”, che a parere di chi scrive è il migliore brano del loro ultimo disco. Suoni buoni lungo l’intera durata del concerto, che però a mio avviso nell’ultima parte ha perso un po’ di smalto, cominciando a vedere qualche segno di disinteresse del pubblico. Il combo israeliano tenta così di riprendere in mano l’audience con una cover finale, tratta dalla nostre cultura musicale: la celeberrima “Volare”, cantata a squarcia gola dai presenti. I fatti dicono che gli Orphaned Land con quest’ultimo pezzo si sono alienati qualche simpatia, anche se io avrei preferito che chiudessero lo show con un loro brano. (Voto 7) (L)
La curiosità a quanto vedo non è solo mia, appena i “5 mostruosi esseri” salgono sul palco, la folla si avvicina per vedere la performance. Devo dire che l’impatto è ottimo, fanno anche sorridere a tratti, il cantante ha un costume che sembra pesare quintali, fa sudare solo a guardarlo. Asce, fruste e chi ne ha più ne metta. Fanno diventare il palco dell’Evolution, un palco addirittura da spettacolo teatrale. Musicalmente offrono uno spettacolo buono, rock allo stato puro che fa muovere la testa, anche se magari per tanti è la prima volta che sentono i pezzi. Tra gli altri, i pezzi più orecchiabili e tratti dall’ultimo lavoro “The Monster Show” sono “My Heaven is Your Hell”, “Would You Love A Monsterman” e “Rock The Hell Outa You”. Lo show scorre bene per un ora scarsa, sicuramente nessuno si annoia con uno spettacolo del genere, lascio scegliere a voi se è solo un fatto visivo o anche sonoro. (Voto: 7) (H)
La band svedese non è di certo famosa per risparmiare energia durante i suoi show e oggi non fa altro che confermare questa cosa con un concerto selvaggio e pesante guidato da un L.G. Petrov simpatico e in forma anche se forse leggermente ubriaco. La carriera della band svedese chi la conosce sa che si divide più o meno in 2 parti, la prima, quella death metal con dischi immortali come “Left hand path e Clandestine”, la seconda invece che vede i nostri spostarsi verso sonorità più distanti dal death e inserire influenze che vanno dai Black Sabbath ai Motorhead, con il risultato di ottenere uno stile che si può solo definire come death’n’roll. Io sono tra quelli che preferiscono la prima parte della carriera degli svedesi e vista la scaletta di oggi non posso essere che felice, visto che i nostri a differenza di altre occasioni hanno guardato molto indietro eseguendo pezzi come “Revel in flesh” e la fantastica titel track dal capolavoro assoluto “Left hand path”, “Sinners bleed” e “Crawl” da “Clandestine”, “Demon”, “Out of hand” e “Hollow man” da “Wolverine Blues”. Non sono mancati anche episodi tratti dalla discografia più recente come la bella “Chief rebel angel”, “I for an eye”, “Retaliation”, “The fix is in” e “Seeing red”. La prestazione oltre a essere stata ottima da parte di tutta la band è stata supportata da suoni buoni che però ogni tanto tendevano a essere leggermente impastati, senza mai però andare a penalizzare eccessivamente i nostri. Entombed, una band che sa ancora divertirsi e divertire. (Voto: 8) (M)
Così come già successo a Natale in occasione della data milanese del suo tour, l’ex leader degli Skid Row si presenta al nostro pubblico in forma smagliante, con una voce in stato di grazia, accompagnato da una band di tutto rispetto, che vede fra le sue fila Metal Mike (Testament e Halford) alla chitarra, Steve Di Giorgio al basso e l’ex-Riot Bobby Jarzombeck alla batteria, insomma, una formazione di All-Stars che è riuscita a ad esaltare i fans presenti, grazie a dei classici degli Skid Row, ma non solo. La scaletta iniziale prevedeva dodici canzoni, tre in meno di quelle che effettivamente sono state proposte, tre cui pezzi storici come: “Here i Am”, “Frozen”, “Slave To The Grind”, “Wasted Time”, “18 And Life” e “Monkey Business”, senza dimenticare la romanticissima “I remember You”. Sebastian Bach fa il suo ingresso sul palco dell’Evolution Festival, con un guizzo felino, sulle note di “Slave To The Grind”, ed è subito delirio! Il pubblico assiepato in transenna e non solo, sembra infiammarsi, fortunatamente ho avuto la possibilità di seguire l’intero show in una photo area mai così piena, altrimenti non so quali sarebbero state le mie condizioni fisiche alla fine della serata! Lui, il protagonista indiscusso della serate, è in stato di grazia, energico, esaltato e scanzonato come non mai, ha torturato il suo microfono per tutta la durata del concerto facendolo roteare come se fosse un Cowboy col suo lazo. Lo spettacolo scorre senza pause, e via via si succedono brani dal sapore nostalgico, per chi come me ha avuto la fortuna di vivere gli anni d’oro degli Skid Row, ed è normale quindi emozionarsi nel sentire le note di “Big Guns”, “Here I Am”, “Piece of Me”, ed è ancora più normale commuoversi con le favolose “18 and Life”, “I Remember You”… altro che pelle d’oca..... La devastante carica adrenalinica del singer era ben percepibile dal pubblico, e Bach che ne è consapevole, è anche protagonista di qualche divertente siparietto, sfoggiando ogni tanto qua e la un “Italiano maccheronico” in occasione della presentazione di ogni brano e della sua band, ma, soprattutto facendo una dichiarazione d’amore al nostro Paese, mostrando, visibilmente emozionato, uno striscione che raffigurava la bandiera canadese, statunitense e il nostro tricolore! Ma lo spettacolo deve continuare, e sono ancora le vecchie glorie a tirare avanti la baracca, “Wasted Time” (tratta dallo stupendo “Slave to the Grind”) la già citata ballad “I remember You”. Sebastian Bach mostra al pubblico il tattoo sul suo braccio, sul quale è indelebile la scritta “youth gona wild” Ed è anche il brano che rappresenta l’ultimo atto della serata, durante il quale accade di tutto, Sebastian Bach scatenato si arrampica sulle strutture montate ai lati del palco, mentre la song scorre col suo riff martellante e quel suo refrain capace di scatenare head bang anche ai meno esagitati o ai più devastati visto il tour de force iniziato nella mattinata e proseguito per tutta la giornata a temperature tropicali! Simpatico siparietto e “amarcord” con una reporter proprio prima di questo ultimo pezzo, la prima volta degli Skid Row in quel di Milano al mitico Palatrussardi nel 1989, come band di supporto ai Motley Crue per il tour di “Dr.Feelgood”. Sono passati ben 16 anni fa, quando, come ha fatto notare lo stesso Sebastian Bach, molti dei ragazzi presenti all’Evolution Festival, erano poco più di adolescenti, o addirittura bambini. Che spettacolo di concerto! I suoni erano perfetti, il pathos dell’open air by night, specialmente durante l’esecuzione delle ballad, rende la serata perfetta, il pubblico apprezza, e capisce che ha assistito alla migliore performance della giornata! Un monumento! (Voto 8,5) (F)
Dopo l’intro il combo finnico prende finalmente possesso del palco, ed è subito il momento di “Dark Chest of wonder”. Tarja si presenta on stage con un abito giallo in abbinamento al microfono. Si prosegue con “The siren”, “Ever Dream”, “Deep silent complete”, giungendo all’attesa “The kinslayer”. Ma in questa prima parte del concerto, francamente non ci si spiega il lungo tempo occorso alla sistemazione di tutte le componenti sonore, visti gli esiti. Ciò che ne risulta, se paragonato al concerto di Milano, è sicuramente deludente, talvolta la batteria sovrasta tutto. L’impianto non riesce a fare rendere al 100% la band, che in verità non è che si sbatta più di tanto. Il chitarrista Emppu Vuorinen, sembra fare di tutto fuorché imbroccare le note, Marco non mi entusiasma con il suo cantato ed anche la regina Tarja commette delle sbavature. Resta il fatto che la band sul palco non sembra metterci sto grande impegno. Spiace che sia così, visto che comunque la gente il biglietto lo ha pagato anche per loro, ma è innegabile che il coinvolgimento generale sia precipitato dopo l’arrivo dell’algida band finnica on stage. A questo punto è il momento di una cover, “High hopes” dei Pink Floyd, evitabilissima visto gli esiti, come peraltro “Symphony of destruction” a Milano, cantata da Marco al fine di permettere a Tarja di ritornare on stage con l’abito cambiato. Lo spettacolo prosegue con “planet hell”, l’ottima “Whishmaster”, “Slaying the dreamer”, “Kuolema tekee taiteiljan”, la tediosa “Nemo” e “Ghost love score”. Certamente il gruppo mi ha dato sensazioni migliori nella precedente visita in Italia, comunque anche con tutti i difetti di questa sera, riesce a mettere insieme uno show sufficiente, seppure inferiore a molte performance alle quali abbiamo assistito quest’oggi. Lascia perplessa la scelta di omettere tracce da quello che per me è il capolavoro della band: “Oceanborn” a vantaggio di certi estratti dall’ultimo, mediocre, “Once”. Lo show termina con l’esecuzione di “Over the hills and far away” e “Wish I had an angel”. I Nightwish, come dimostra lo show al Mazda Palace dello scorso anno, stanno prendendo sempre più piede in Italia, sebbene in questa serata hanno dato meno di quanto sanno fare. (Voto: 6) (L)
Certamente il neonato Evolution, Insieme al Tradate, si giocano la palma di festival meglio organizzati di questa estate italiana. |
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