01/06/2006

GODS OF METAL 2006                                 

IDROSCALO-MILANO

 Live report a cura di MAX e LEO
 Concerto organizzato da: Live
 Per guardare le foto del concerto clicca QUI
01/06/06 02/06/06 03/06/06 04/06/06


E finalmente ci siamo, è arrivato il momento della decima edizione del Gods Of Metal, quest'anno le cose sono state fatte veramente alla grande, per un totale di 4 giorni e più di 40 band partecipanti.
Partiamo dalla location che è stata la vera novità, l'Idroscalo è risultato veramente ottimo, secondo solo al mitico stadio Brianteo, ma nettamente superiore alle varie aree esterne del Forum d'Assago, Arena Parco Nord ecc..., finalmente oltre all'erba erano presenti anche delle piante dove ripararsi dal sole, cosa questa secondo me fondamentale in un festival estivo dove il clima molto spesso è massacrante.
Dopo le critiche dell'anno scorso sono aumentati anche i punti di ristoro e e i bagni, quindi anche da questo punto di vista non ci si può proprio lamentarsi.
Sempre in confronto allo scorso anno, anche i suoni sono stati migliori per quasi tutte le bands che hanno suonato, ottimo anche il palco e l'impianto luci.
Live ha fatto quindi veramente un ottimo lavoro, anche se però bisogna darle una bella tiratina di orecchie per una cosa che ho trovato (non solo io, ma anche tutti i presenti...) molto fastidiosa, ovvero il poter uscire dall'area concerti, non è possibile che tutte le volte quelli della sicurezza non ti lasciano uscire per i motivi più futili, o che addirittura si arrivi ad avere degli orari prestabiliti in cui potere uscire, ma stiamo scherzando??? questa è una cosa veramente fastidiosa e gli organizzatori dovrebbero imparare da tutti i festival di un certo livello all'estero che esistono dei bei braccialetti per risolvere questo problema.
Altra cosa (anche se non so se dipende da Live o dall'Idroscalo...) i prezzi all'interno, non è possibile pagare una bottiglietta d'acqua 3 euro, bisogna assolutamente abbassare leggermente i prezzi, veramente troppo esagerati.
Adesso però spazio alle bands che hanno suonato a questa ricca e varia edizione del Gods Of Metal, dove ce n'era veramente per tutti i gusti... (M)

CAPPANERA: ad aprire le danze ci hanno pensato i Cappanera, band che forse avrei visto meglio il secondo giorno dedicato ai gruppi italiani.
I nostri nel poco tempo a disposizione sono stati autori di una prova sufficiente con il loro thrash metal dove però non mancano alcune soluzioni leggermente moderniste, buona tenuta di palco e impatto più che consistente, giusto per iniziare a scaldare i presenti. (Voto: 6) (M)

AMORPHIS:Giunge così il momento dei finlandesi Amorphis, dei quali ero assai curioso di vedere la prestanza in sede live del nuovo cantante, dopo la dipartita del buon Pasi.
Si parte con “House of sleep” e, nel brevissimo tempo a loro disposizione, vengono snocciolate anche “Divinity”, “Sign from the north side”, “The smoke” e “In the beginning” dall’osannato “Tales from a thousand lake”.
Francamente non mi aspettavo che una band delle prime si giovasse di suoni cosi buoni, ma oltre all’inappuntabilità della resa sonora, la band ci ha messo del proprio ottimizzando la mezz’oretta scarsa messa a loro a disposizione dall’organizzazione, sciorinando una performance precisa e coinvolgente, che ha attirato più di un consenso alla band nordeuropea.
L’unico mio cruccio è l’omissione della grande “Black winter day”, ma oggettivamente il tempo era veramente risicato, ed anche della scelta dei brani i nostri hanno fatto il possibile per spaziare il più possibile anche sulla produzione più datata. (Voto: 7,5) (L)

CALIBAN: E' la volta dei Caliban, band chiamata all'ultimo momento, dopo che è stata annullata la presenza dei grandiosi Dimmu Borgir per i problemi di salute che hanno colpito il chitarrista Silenoz.
I Caliban fanno parte di quel movimento che oggi va per la maggiore soprattutto negli States, ovvero il metal core.
Il misto di death melodico e thrash che sfoggiano i nostri riesce in parte a convincere, anche se alla lunga stanca, vero problema dal mio punto di vista di questo genere, dove tra l'altro, i Caliban sono sicuramente una delle band più meritevoli.
I nostri hanno comunque fatto un onesto concerto, pur non riuscendo a impressionare troppo i presenti. (Voto: 6) (M)

SATYRICON: Finalmente è il momento di una della bands presenti oggi più attese dal sottoscritto, anche se devo dire che l'ultimo "Now, diabolical" non mi ha di certo esaltato, anzi, direi che è stato abbastanza una delusione.
La band si presenta munita di face painting e nei 55 minuti a disposizione si rende protagonista di un concerto più che buono, dove viene lasciato poco spazio al passato con le sole "Dominions of satyricon" e l'immortale "Mother north", per il resto, tra le altre, sono state svolte dall'ultimo album "king" e Now diabolical" (song che risultano più convincenti dal vivo che non su disco...), da "Volcano" "Fuel for haterd" e "Repined bastard nation", e da "Rebel extravaganza" viene proposta "Filthgrinder".
Il mattatore logicamente è Satyr e come sempre impressiona in positivo Frost alla batteria, gli altri fanno il loro onesto lavoro come è giusto che facciano dei sessions.
Lo show viene leggermente rovinato da una chitarra che andava e veniva in alcuni momenti, però in definitiva devo dire che ho molto apprezzato la prova dei norvegesi. (Voto: 7,5) (M)

SODOM: Breve cambio di palco ed è la volta di un nome storico del thrash tedesco, di coloro che non hanno mai tradito i loro fans e che da sempre sono fedeli alla linea, logicamente stiamo parlando dei Sodom del buon vecchio zio Tom.
Si parte subito forte con un uno-due dall'ultimo album "Blood on your lips" e "Wanted dead", si continua poi con la storica "Outbreak of evil" e tra le altre "Napalm in the morning", "Axis of evil", "Sodomised", "Ausgebombt", "Remember the fallen" e "Bombedhagel".
La prestazione dei nostri è stata buona, Tom Angelripper è sempre mitico, però lasciatemi lanciare questa critica, com'è possibile avere composto, tanto per fare un esempio,  delle songs come "Nuclear Winter" e "Agent orange" e non farle quasi più dal vivo a favore di canzoni belle ma che non sono paragonabili a queste, i Sodom le ultime volte che sono passati dalle nostre parti pur offrendoci dei bei concerti non hanno mai azzeccato una volta la scaletta, ciò non toglie che però le loro prestazioni sono sempre di impatto. (Voto: 7) (M)

NEVERMORE:Viene il turno degli americani Nevermore, orfani di Steve Smyth (chitarrista) a causa di gravi problemi fisici, che costringe la band a presentarsi on stage in formazione a quattro.
Pronti, via, e siamo già a capofitto nella coinvolgente “Final product”, seguita da “Engines of Hate” e “I Voyager”.
Certamente l’approccio degli americani al palco del Gods non è dei migliori, visto che già al secondo brano l’impianto salta, tra lo smarrimento della band stessa, inoltre il microfono di Warrel fa le bizze, funzionando una volta sì e l’altra no. Fortunatamente questi inconvenienti vengono velocemente risolti, e gli americani possono procedere speditamente nella loro esibizione.
Vengono rapidamente sciorinati brani del calibro di “Narcosynthesys”, “Enemies of reality”, “The Seven Tongues of God” che scaldano la platea meneghina, con un sound preciso e potente.
I Nevermore si sbattono tantissimo, cercando di sopperire all’assenza di una chitarra -evidente durante l’esecuzione dei soli- mediante una buona prova vocale di Dane, seguito a ruota dal resto del gruppo.
La lunghissima “This Godless Endeavour”, e la coinvolgentissima “Born” sono gli ultimi brani suonati dalla band prima di congedarsi in mezzo agli applausi. Anche in questa circostanza i quattro americani hanno dimostrato di riuscire a superare gli ostacoli e le avversità che si sono presentate innanzi, prima e durante il concerto. I suoni discreti e l’ambiente positiva hanno fatto il resto. (Voto: 8) (L)

TESTAMENT: Ed ecco una delle band più attesi dai presenti oggi, i thrasher americani Testament che sono ancor in tour come reunion band, anche se qua oramai non ci capisco più niente, il prossimo disco verrà inciso con questa formazione o no? e soprattutto oramai il popolo metal si domanda: ma quando esce sto benedetto nuovo album?
Torniamo al concerto, la band mi è sembrata in palla, aiutata finalmente anche da bei suoni (tutte e 3 le volte che precedentemente li avevo visti i suoni erano sempre abbastanza indecenti...) il che non ha potuto che fare bene alla resa dei nostri, la scaletta è praticamente identica a quella dei precedenti tour da quando è avvenuta la reuion, tra le canzoni svolte non sono mancate le classiche "The preacher", "Electric crown", "Into the pit", "Over the wall", "Disciples of the watch", "Trial by fire" e "The legacy", tutte svolte molto bene.
Non sono il primo fan dei Testament, devo ammetterlo, quindi forse su di me questa reunion non ha tutto l'effetto che può avere su altri, ma mi chiedo io, non è possibile fare qualche canzone da "The gathering", disco che è elogiati al primo all'ultimo fan della band? oramai l'effetto reunion è svanito, nel senso che la band ha gia fatto svariati concerti, non sarebbe quindi logico anche con questa formazione riprendere in esame soprattutto l'ultima fatica in studio (oramai quasi classica se la band non si decide a fare il nuovo album...), questa cosa non la capisco proprio, anche perchè viene lasciato perdere uno dei dischi migliori mai composto dalla band. (Voto: 7,5) (M)

DOWN: Giunge l’ora di Phil Anselmo e dei suoi Down, e la curiosità verso questo grande personaggio, che personalmente non ho mai visto in sede live, è grande.
Gli americani non fanno in tempo a salire on stage che il pubblico già comincia ad inneggiare al figliol prodigo Anselmo, il quale con berretta d’ordinanza ringrazia entusiasta la platea.
Lo show dei Down è imperniato, come ovvio, sui due capitoli discografici della band “Nola” e “Down II”, che sinceramente non mi avevano entusiasmato poi granché.
Invece parte del pubblico mostra di gradire le varie “Losing all”, “Bury me in smoke”, “Eyes Of The South” e “New Orleans Is A Dying Whore”.
La prova di Phil onestamente non è che sia impeccabile, difetta in potenza e in resistenza, mostrando che gli stravizi della sua vita privata hanno minato la sua timbrica riconoscibilissima. Inoltre a mio avviso ha perso troppo tempo nella presentazione delle canzoni, esaltando i Venom, mostrando orgoglioso il suo tatuaggio sulla schiena, dedicando un brano all’amico/nemico Dimebag Darrel, quando stringendo negli sbrodolamenti avrebbe potuto eseguire minimo tre pezzi in più.
La band mostra una buona compattezza, ma alla lunga mi stufa, risultando troppo monocorde e scontata. Il concerto finisce con l’ennesimo sermone di Phil alla folla plaudente. (Voto: 6) (L)

OPETH:Le tenebre della sera avanzano e, vista la defezione dei Dimmu Borgir, tocca agli Opeth fare da vice headliner.
Il combo svedese è in forma smagliante e sforna una buona prestazione, sia nelle parti veloci, sia in quelle più intimistiche, recitate con la consueta verve dal leader della band Mike Hakerfeldt.
Durante l’oretta a loro disposizione gli Opeth passano in rassegna quasi tutti i propri studio album, mostrando la solita disinvoltura on stage, perdendo però qualcosa in termini di atmosfera rispetto a quando suonano in ambienti più ristretti.
La setlist, tra le altre, propone brani come “The grand conjuration”, “White Cluster”, l’ottima “Deliverance” e “Demon of the fall”, che certamente fanno la felicità delle prime file.
La resa sonora nelle prime canzoni non è apparsa impeccabile, ma col passare del tempo i suoni sono diventati più nitidi. Sulla performance tecnica della band non penso vi sia molto da dire, visto e considerato il livello raggiunto dalla band svedese. Invece qualche cosa sulla scaletta la direi, visto che avrei gradito una “The Drapery Fall” o l’ottima “Ghost of Perdition” del nuovo disco, invece ignorate. Inoltre la parte finale dello show è andata in leggero calando, pur restando su una discreta china qualitativa.
I prezzemolini di questa estate metal terminano in mezzo all’ovazione del pubblico (alcuni per omaggiarli, altri per sottolineare il fatto che avevano finito, per lasciare spazio ai Venom). (Voto: 7) (L)

VENOM: Ed è arrivato il momento degli headliner di questa prima giornata del Gods Of Metal, di coloro che per molti hanno inventato il black metal: i Venom.
lòa band era attesa in Italia oramai da molti anni, visto che l'ultima volta che sarebbero dovuti passare dalla nostre parti avevano annullato il tour e avevano pensato bene di non recuperarlo più.
E' abbastanza lungo il cambio di palco prima che il magico trio (anche se della formazione vecchia resta solo il leggendario Cronos) si presenti on stage, ma appena salgono si parte subito in quinta, viene sparata nelle nostre orecchie una song che ha fatto epoca: "Black metal"!!!
La resa si dimostra subito buona, certo, come da copione i nostri sono casinari e l'esecuzione dei pezzi non è perfetta, ma questo alla fine non conta visto che devo dire di avere trovato un Cronos in una forma che non mi aspettavo, è stato lui infatti al centro dell'attenzione con le sue mitiche pose, devo anche dire che a livello vocale si sente che non è più quello di una volta (logicamente vista l'età...) però riesce ancora a farsi valere, gli altri hanno svolto il loro dovere ma giustamente tutti gli incitamenti sono stati per il leader assoluto della band.
Da segnare il divertente sipario quando durante "Die Hard" Cronos ha duettato con Phil Anselmo, il bello è che è risultato avere più voce proprio Cronos, il che la dice lunga sulla stato di forma a livello vocale del buon Phil, che comunque è sembrato veramente esaltato di potere duettare con uno dei suoni idoli.
La scaletta logicamente si è incentrata sui classici, le già citate "Black metal" e "Die hard", "Welcome to hell", "In league with satan", "Witching hour", "Countess Bathory", "At war with satan" e molte altre, hanno avuto il loro spazio anche alcune canzoni nuove tra cui "The evil one" da "Cast in stone" del 1998, "Antechirst", "Burn in hell" e la title track tratti dall'ultimo "Metal balck" (titolo veramente moooooolto originale...), almeno queste quelle che ricordo visto che non è che sia ferratissimo sulla discografia della storica band inglese.
Non sono mancati anche alcuni effetti pirotecnici come tradizione vuole, oltre a quando il buon Cronos prende il suo basso e lo rompe senza alcuna minima pietà.
Sarà anche vero che li attuali Venom sono la parodia di loro stessi e che l'età inizia a farsi sentire, però stasera i presenti hanno assistito a un buon concerto. (Voto: 7,5) (M)

Si chiude così la prima giornata del Gods of Metal 2006...