HELLFUELED: Riesco a entrare nell'area
concerti giusto per assistere allo show degli Hellfueled, band che se
devo essere sincero, non ho mai sentito nominare.
A un primo ascolto mi hanno ricordato alla lontana gli Spiritual
Beggards, ovvero un misto di stoner rock e hard rock abbastanza buono,
la band dimostra di possedere un buon tiro anche se la proposta resta
molto ancorata agli schemi classici. (Voto: 6) (M)
DRAGONFORCE: Rapido cambio di palco ed è
la volta dei Dragonforce, a voler bene vedere la band inglese forse
stava meglio il sabato, quando era di scena tutto il power metal, ma
comunque devo dire che i nostri si sono difesi più che bene.
L'anno scorso sempre al Gods, non mi avevano convinto per niente, avevo
trovato la loro proposta piatta e banale, non che sia cambiata da un
anno a parte, ma quest'anno mi hanno fatto tutta un'altra impressione,
sarà forse per i suoni migliori, ma quest'anno mi sono abbastanza
piaciuti, certo il loro power è classico che più classico non si può, a
parte i blast beat di batteria, però è riuscito a coinvolgere bene i
presenti che hanno tributato alla band più di un applauso. (Voto: 6,5)
(M)
BLOODSIMPLE: Altra band che fino ad oggi
non ricordo di avere mai sentito nominare, i Bloodsimple, autori di un
classico metal core senza arte ne parte.
Siamo di fronte alla solita band di quelle che nascono come funghi negli
States e anche nella vecchia Europa, soliti chitarroni pesanti dove non
manca la melodia, solita voce urlata e soliti ritornelli, tutto sa già
di sentito troppe volte, la prova è stata anche discreta ma ora della
fine abbastanza ripetitiva. (Voto: 5,5) (M)
SOULFLY: Si inizia con i pezzi grossi, è
la volta dei Soulfly, ovvero la band di Max Cavalera, ex cantante dei
Sepultura.
Devo dire di non avere mai molto amato la band di Max, secondo me troppo
lanciata solo per via del nome che porta, anche se qualche disco buono è
riuscita a pubblicarlo, per esempio l'ulitmo "Dark ages", da cui è
stata tratta più di una song, senza per questo dimentica i precedenti
album.
Come sempre non sono mancati alcuni estratti dalla discografia dei
Sepultura, ovvero "Roots bloody roots", "Refuse/resist" e "Policia", che
se la memoria non mi inganna è una cover a sua volta di un'altra band
(può benissimo essere...) .
La prova è stata energica e il pubblico sembra avere gradito, anche se
verso la fine devo dire che è venuta a galla una certa noia, almeno per
quel che mi riguarda. (Voto: 6,5) (M)
STONE SOUR: Ero curioso di vedere on stage
gli Stone Sour, prima di tutto per vedere Corey degli Slipknot dal vivo
in un contesto diverso, e secondo perchè non avendo ascoltato il disco,
ma solo qualche canzone volevo vedere come rendessero dal vivo.
Devo dire che la loro prova mi ha piacevolmente convinto, molto più
melodici degli Slipknot e vicini anche a certe sonorità alternative,
anche se l'energia non è mancata, grazie anche a un Corey veramente in
forma, che risulta trovarsi a suo agio anche su brani più melodici.
(cosa dimostrata anche su alcuni brani degli Slipknot tratti da "Vol. 3:
the subliminal verses")
Un concerto quindi buono, che ci mostra una band in salute e che se non
sbaglio tra non molto pubblicherà il suo secondo album. (Voto: 6,5) (M)
ALICE IN CHAINS: Un'attesa durata 10 anni
per vedere nuovamente gli Alice in Chains in tour. Semplicemente
eccezionali Cantrell, Inez e Kinney per averci fatto rivivere le
atmosfere di "Facelift" e "Dirt".
Presenza e potenza per il nuovo cantante William DuVall, scelto per
accompagnare il gruppo in tour. Layne Staley dalle note di "We die young",
"Down in a hole" e l'immancabile "Man in the box", fa sentire la sua
mancanza.
Molte le canzoni del secondo album 'Dirt' : "Dam that river", "Rain when
I die", "Them bones", "Rooster", "Junkhead", "Down in a hole", "Would?",
solo "No Excuses" da "Jar of Flies", mentre dall'omonimo e ultimo album
la canzone di apertura del concerto "Sludge Factory" e "Again."
Coinvolgente, suoni che ho assaporato dal primo all'ultimo pezzo, anche
se lo spazio lasciato ad una band del calibro degli Alice in Chains mi è
sembrato troppo poco, peccato (?) per la voce di DuVall che a tratti era
dominata dalla chitarra di Cantrell.
Purtroppo non sono stati molti i fan presenti a supportare questa unica
data italiana, e la band se c'è accorta, ma, semplicemente, per molti
Staley è insostituibile. (Voto: 8,5) (L)
KORN: Arriva il
momento da me tanto atteso: 20.30 passate, iniziano a salire sul palco
David, Munky, Fieldy, e il (mio) Jonathan Davis (con il suo ormai solito
Kilt e il portamicrofono a forma di donna), il chitarrista mascherato
Rob Patterson, il cavallo alla tastiera (mobile), il coniglio ai cori e
il maiale alle percussioni, per un totale di otto persone sul palco.
Inizia lo spettacolo. Io sotto il palco scatto più foto che posso e
comincio ad impazzire. Finalmente vedo i Korn dal vivo, ad un metro di
distanza!
Si parte con “It’ s on!” e si procede con “Love song” (una delle 3
canzoni del nuovo album suonate), ed arriva la terza “Falling away from
me”. È un delirio.
Mi accorgo che tra una canzone e l’altra Jonathan va verso la batteria,
all’inizio non capivo se e cosa stesse fumando, poi ho visto la bombola
d’ossigeno!
È la mia ultima canzone come “fotografa” e così sono costretta ad andare
nel pit (comunque sempre abbastanza vicino per poter vedere bene tutto
il resto della loro esibizione). Devo dire che il suono non era male,
forse un po’ troppo alti i bassi.
Voci dicono che la loro esibizione è stata una copia di tutto il loro
tour, soprattutto del “Rock am ring”, svoltosi due giorni prima. Su
questo non posso commentare, dato che non ero presente, però ho notato
le facce di Munky che mi hanno divertito molto, lo sclero del cavallo e
del coniglio, mentre Jonathan mi è sembrato piuttosto freddo.
Una dopo l’altra passano tutte le canzoni della scaletta, tra le quali
“Here to Stay”, “Counting On Me”, “Somebody Someone”, ed io le canto
tutte a squarciagola, per sfortuna del ragazzo che è davanti a me e che
ogni tanto si gira per vedere che faccia ha la pazza canterina. Ma la
mia pazzia arriva al suo culmine quando vedo e sento Jonathan suonare la
cornamusa…
Il medley composto da canzoni come “Make me bad”, “ADIDAS”, “Thoughtless”,
“Twist” (insomma le più conosciute) l’ho apprezzato molto, anche se è
stato un peccato non poterle ascoltare per intero, d’altronde il tempo a
loro disposizione era di un’ora e un quarto circa, per un totale di 18
pezzi.
Dopo “Twisted Transistor” e “Freak on a Leash” si chiude in bellezza con
“Blind”, annunciata da Jonathan, col suo: “Are you ready?”, che scatena
il putiferio…
Devo dire che la mia prima volta con i Korn non è stata niente male,
anzi è andata alla grande! (Voto: 9) (E)
DEFTONES:Premetto
che non sono un grande esperto di nu metal, quindi riguardo ai Deftones,
non prendete per oro colato tutto quello che ho scritto.
Dal mio punto di vista, la band si è dimostrata solida e compatta, con
dei suoni molto potenti, e con un’ottima presenza scenica. Tecnicamente
non mi sono sembrati granché: ok avevano spinta, avevano il tiro che si
richiede al genere, ma mi è sembrato che spesso, soprattutto nei finali,
la band tendesse ad improvvisare e a terminare un po’ così, alla viva il
parroco.
Il cantante, un animale da palco, non stava mai fermo, correva, si
agitava, si metteva in piedi alle transenne, ma in alcuni pezzi sembrava
quasi che facesse fatica a stare dietro al pezzo e, a mio giudizio, è
più il tempo che ha passato ad urlare che quello in cui ha cantato.
Non mi hanno dato granché. (S.V.) (F)
GUNS N' ROSES: E
dopo I Korn, ecco la band più attesa del Gods, I miei idoli dai tempi
delle elementari: i Guns N’ Roses!
Il concerto è iniziato un po’ in ritardo, sia per i tempi dilatati degli
show precedenti, sia perché l’entourage dei Guns ha impiegato un po’ di
tempo a montare tutta la loro strumentazione (maxischermo, luci ed
effetti particolari, fuochi d’artificio, macchine sputafiamme e via
dicendo).
Ma quando si sono spente le luci ed è partito il riff di “Welcome to the
jungle” non c’è n’è stata più per nessuno! Axl, con capelli a treccine
raccolti in una coda, pizzo e forma fisica decisamente migliorata
rispetto a qualche anno fa, è salito sul palco cacciando un acuto degno
dei tempi migliori, e con vari fuori d’artificio è partita la canzone,
seguita a ruota da altri due megaclassici tratti da “Appetite for
destruction”, ovvero “It’s so easy” e “Mr.Brownstone”.
Naturalmente gli occhi erano puntati tutti su di lui, il mitico frontman,
e lui non ha deluso. Grintosissimo, correva da una parte all’altra del
palco ed incitava il pubblico, dimostrando a tutti che il carisma di un
tempo è rimasto immutato.
Sorprendente anche la sua prova vocale: in molti, me compreso, erano
scettici riguardo alla sua voce, visto che nel tour americano del 2002
ci aveva offerto prove discontinue ed altalenanti. Ma questa sera ha
smentito tutti, cantando veramente bene: i suoi inconfondibili acuti ed
urli ci hanno fatto tornare indietro di tanti anni, ed ha dimostrato
anche una certa maturità dal punto di vista vocale, cantando in maniera
più pulita e meno gracchiante.
Ottima anche la prova della band: non saranno più come la vecchia line
up, ma c’era da aspettarsi che per il suo ritorno Axl non avrebbe
chiamato i primi sconosciuti. Ed infatti alla batteria troviamo Brain
Mantia dei Primis, un metronomo con una gran bella botta, veramente un
bell’acquisto; al basso Tommy Stinson dei Replacement, anche lui un
musicista veramente valido. Ben tre i chitarristi, che si sono alternati
le parti soliste e ritmiche: Richard Fortus (il sosia di Izzy Stradlin,
un session man molto apprezzato negli States) e Robin Fink (un passato
nei NIN) sono quelli che mi hanno convinto di più: grande attitudine sul
palco, correvano in continuazione divertendosi come matti, autori di una
buona prova. Ambedue hanno avuto il buon gusto di seguire grosso modo le
linee originali degli assoli, personalizzandoli sì ma con criterio senza
stravolgerli. Hanno spiazzato tutti, allontanando l’ombra di Slash.
L’altra ascia è il virtuoso Ron Thal, grandissimo musicista anche lui,
ma è quello che mi è piaciuto di meno, forse perché in certi assoli
tendeva ad eccedere nei virtuosismi, ma comunque ha fatto il suo dovere.
Bellissimo il suo solo, dove ha intonato con la chitarra “Don’t cry”, e
tutto l’idroscalo lo ha seguito a ruota cantando.
Ben due tastieristi (forse un po’ eccessivi): il “vecchio” Dizzy Reed,
amico di Axl e in formazione dal 91, che ha deliziato il pubblico con un
bellissimo e commuovente solo di piano, e Chris Pittman.
La band in pratica ha suonato tutto “Appetite for destruction” (ad
eccezione di “Anything goes” e di “I think about you”), e vi lascio
immaginare la risposta del pubblico su pezzi come “Sweet child o’ mine”,
“You could be mine”,“Rocket queen”, e la finale “Paradise city”, con un
Axl visibilmente soddisfatto dell’accoglienza a lui riservata: i cori
“Alè alè alè alè Axl Axl” sono stati numerosi.
Come già detto, il singer è parso molto di buon umore: scherzava ed
interagiva col pubblico, ha detto che pensava che ci fossimo scordati di
lui, ma fortunatamente non è andata così, e quando una ragazza gli ha
lanciato sul palco un braccialetto con scritto “Fuck me” lo ha indossato
subito. Ha anche lanciato al pubblico alcune magliette della band.
Tanti i momenti magici della serata: l’esecuzione di “November Rain”,
con un breve assolo di piano iniziale di Axl è stata da pelle d’oca, e i
fuochi d’artificio sul finale non hanno fatto altro che aggiungere magia
all’atmosfera. Ottimi i soli di Fortus e Fink sul pezzo.
Stupenda anche l’esecuzione di “Patience”, con tutto l’idroscalo a
cantare con Axl.
Presentati anche alcuni brani nuovi: su tutti mi hanno convinto “Better”,
pezzo con un bel groove che ti prende subito, la ballad “The blues”,
veramente bella e commuovente, e “Madagascar”, un mid tempo veramente
ben fatto. Da risentire “IRS” e “There was a time”: ma bisogna dire che
i brani nuovi sono risultati tutto tranne che scontati, e questo è
sicuramente un punto a favore del buon Axl.
Ma le sorprese non finiscono qui: quando Axl annuncia che un suo amico è
venuto a fargli visita e arriva sul palco Sebastian Bach (ex Skid Row) è
il delirio: i due duettano su “My Michelle”, sbagliano l’attacco
iniziale perché evidentemente non si sono messi d’accordo su chi deve
partire, ma va bene così, anche questo è rock n’ roll! Sebastian tornerà
sul palco per dettare su “Nightrain”.
Il concerto si conclude con la bellissima “Paradise city” con Axl che
corre in continuazione ed il palco che è un esplosione continua di
fuochi d’artificio e di coriandoli.
Sul finale il leader dei Guns saluta il pubblico con il suo classico
“Good fuckin’ night!” e lancia il microfono al pubblico.
Axl è tornato, in grande forma sia fisica che vocale (gli acuti di “Live
& let die” mi hanno lasciato stupito!), la band che ha assoldato è di
grandissimo valore, e soprattutto, tutti sul palco mi hanno dato
l’impressione di divertirsi tantissimo, non erano Axl con un gruppo di
musicisti, erano un gruppo che suona e si diverte. Certo, non sono la
vecchia band, in molto avranno da dire sul fatto che Axl usi ancora il
nome Guns n’ Roses (mi chiedo sempre perché non hanno da dire sul fatto
che gli altri abbiano venduto il nome ad Axl….misteri), ma qua siamo
davanti ad una signora band, e se Axl ci si mette sono sicuro che ci
regalerà ancora grandi cose. Già al Gods ha trionfato alla grande,
zittendo tutti coloro che si aspettavano un Axl grasso e senza voce
attorniato da una band fredda ed incolore, ora vedremo quando uscirà
questo tanto atteso album.
Intanto sono contento che ci ha regalato una serata indimenticabile, e
sono sicuro che il signor Slash, non appena vedrà qualche filmato di Axl
e penserà al suo Scott Weiland, qualche rimpianto lo avrà. BENTORNATO
AXL! (Voto: 10) (F)
Per alcune foto si ringrazia Paolo "Metallo"
Manzi di
www.holymetal.com
E siamo alla fine anche di questa decima edizione
del Gods of Metal, che ha visto l'alternarsi di band per un totale di 4
giorni, devo dire che nel complesso Live ha svolto un ottimo lavoro,
mettendo insieme un parco band vario e per tutti i palati, che ha quasi
sempre offerto buoni concerti.
Buona anche l'organizzazione, a parte la gestione dell'uscita dall'area
concerto dove un braccialetto sarebbe stato la cosa migliore e più
pratica, a fare la differenza comunque quest'anno è stata la scelta
della location, veramente ottima sotto tutti i punti di vista.
Non ci resta che sperare in un prossimo Gods of Metal di questo livello,
sperando che l'Idroscalo diventi una piacevole conferma anche negli anni
a venire.
Appuntamento quindi a tutti al Gods 2007... (M)