Se bastasse esclusivamente la carta di identità per definire
un gruppo “storico”, allora gli americani Goreaphobia potrebbero esser
definiti tali. Nati a fine anni 80 ed autori di una manciata di demo e
singoli a cavallo dei primi anni 90 la band di Philadelphia si è
sciolta quando il suo leader Chris Gamble (basso/vocals) si è unito
agli Absu ed il chitarrista Alex Bouks agli Incantation.
L’anno scorso i Nostri si sono riuniti e, ingaggiato dietro le pelli
l’altro ex-Incantation Jim Roe, hanno riesumato la band registrando i
pezzi finiti su quello che è a tutti gli effetti il loro debut,
“Mortal repulsion”.
Il cd è composto da una dozzina di brani death metal molto old-style
in cui (sorprendentemente viste le premesse) non c’è traccia né dei
sulfurei passaggi black degli Absu, né dei magmatici rallentamenti
degli Incantation, ricollegandosi idealmente più al periodo 86/88,
periodo in cui il death metal era una massa informe che doveva trovare
ancora la sua dimensione.
Anche la produzione cerca di ricordare quella slabbrata e grezza del
periodo (i Morrisound sarebbero venuti qualche anno dopo) ma a
differenza di come che potevano suonare le prime incarnazioni di
Autopsy, Possessed e Genocide (giusto per citare tre band che allora
c’erano) non ne amplifica la potenza e la furia iconoclasta,
graffiando troppo poco.
Ed è un vero peccato perché il songwriting di “Mortal repulsion” non è
proprio da buttare via, alternando le parti più doom ed orrorifiche
alle accelerazioni classiche che hanno fatto la fortuna del death
metal americano.
Per intenderci è come se i Goreaphobia si fermassero in mezzo ad una
strada: troppo poco potenti e veloci per chi vuole il death più
brutale e troppo puliti per chi apprezza il death lisergico vecchio
stampo.
Da rivedere nella speranza di non dover aspettare altri 20 anni per un
nuovo lavoro…
VOTO 6/10
RECENSIONE A CURA DI GIANLUCA"corpsegrinder"