Pensavate che il metal ortodosso di matrice
tedesca fosse ormai completamente tramontato con la scomparsa dei Running
Wild? Ebbene la quarta fatica proveniente dalle fredde Alpi Francesi e
griffata Lonewolf, la quale si affaccia sul mercato con la coerente
proposta a cui il combo di Grenoble ha abituato i fans più incalliti del
metal tradizionale e più precisamente quello devoto al sound voluminoso,
preciso e violento della ciurma di Rock’n’Rolf, ha di che sfamare
l’appetito mai sopito dei veri e propri “hooligans” del suono piratesco,
perché “The Dark Crusade” ha tutti i crismi necessari per svolgere questo
arduo compito.
Se Rolf Kasparek ha con comprensibile lungimiranza deciso di farsi da
parte, ha, quasi per uno scherzo del destino, dato il là alla band giusta
che può raccogliere il testimone per andare avanti nella missione, un
testimone che, bisogna dirlo, i Lonewolf si son saputi meritare fin dai
tempi del loro debutto discografico avvenuto nell’ormai lontano 1996. Il
marchio Running Wild è sempre ben stampato a caratteri cubitali nel sound
della band francese, facendo i dovuti distinguo ovviamente; se è pur vero
che dopo l’eroica intro “Dragons Of The Night” ci piove sulla testa una
bordata a tribordo come “Viktoria”, che sembra quasi uscita da quel
gioiellino intitolato “Death Or Glory” tanta è l’attitudine di quel disco
di cui si circonda tale song e non solo questa come vedremo, è pur vero
che il Lupo Solitario cerca comunque di tirare fuori da questo quadro
fatto di fedeltà al maestro germanico un pizzico di personalità, anche se
nella ruffiana “Legacy Of The Wild” la formula non cambia rispetto
all’inizio, anzi forse raddoppia visto che si tratta di un vero e proprio
manifesto d’amore ai Pirati di Amburgo; nel riff iniziale sfido chiunque
intenditore a non saper riconoscere le note di quella “Riding The Storm”
omaggiata anche nel testo insieme a “Blazon Stone” e “Gate To Purgatory”.
I puristi dell’originalità grideranno già allo scandalo, ma è bene
precisare che non c’è pane per i loro denti in “The Dark Crusade”, per cui
a ogniuno il suo. Da segnalare inoltre il nuovo acquisto dietro le pelli,
Antoine Bussière, che prende il posto di Felix Borner e che senza togliere
niente al suo predecessore, riesce a distinguersi per un drumming più
compatto e risolutore, tanto da donare più incisività alle stesse song.
Uno stridìo di spade apre alla siderurgica “The Dark Crusade” spinta in
avanti con l’impeto di una cannonata; doppia cassa, potenti cori che
squarciano l’aria con il Capitano Jens Borner sempre intento a impartire
ordini marziali attraverso il suo robusto vocione, coadiuvato da un ospite
di eccezione, quel Jan Bunning, ex Paragon, che firma le parti di basso in
suddetta song. Arie di guerra anche su “Hail Victory”, introdotta da un
incedere militare che si sviluppa in seguito su atmosfere bellicose, con
le ruggenti chitarre e il tappeto ritmico che vanno a formare quasi una
sorta di marcia di un esercito a cui il Generale Borner detta le strategie
sul campo di battaglia, mentre un coro che sembra studiato apposta per
essere gridato durante una partita di calcio, alimenta ancora più il sacro
fuoco della guerra. Cadenza anthemica per l’epica “Warrior Priest” mentre
con “The Wolf Division” l’incedere incalzante lascia il posto alla
velocità e alle rasoiate mortali tipiche del german metal d’altri tempi,
lineare anche nella successiva “Heaten Horde” dove a far da guest star è
nientemeno che Majk Moti, che molti ricorderanno come secondo storico
chitarrista dei Running Wild, che lascia il segno del suo passaggio nel
solo centrale. “Words Of The Witch” vive di una digressione dalla consueta
linearità fatta di note sparate alla velocità della luce e i tempi vengono
dilazionati in momenti a volte anthemici, altri più sostenuti e altri
ancora più marziali, mentre “Winter Farewell” è un po' fine a se stessa
senza troppi risvolti, anonima per certi versi.
Piccolo incidente di percorso subito rimediato con la suite finale “ The
Hour Zero”, undici minuti di puro heavy metal di avanguardia, un vero
recinto difensivo dagli attacchi spudorati che i fanatici dell’originalità
non faranno mancare a questa gemma di heavy metal puro e incontaminato,
che senza troppa remora ritengo indicata per ogni defender di questo
pianeta che ancora crede nei valori sinceri di una musica nata per essere
ascoltata con il cuore prima ancora che con le orecchie. Se siete di
quelli che non si fanno troppe domande sulla musica, “The Dark Crusade” è
il disco che fa per voi. HAIL WILD DIVISION!
VOTO 9/10
RECENSIONE A CURA DI Francesco "Running
Wild"