| MORE THAN A MURDER - RISING THE HATE | |
| (HOT STEEL RECORDS) | |
| 2009 | |
| 1 –
SHOW TIME 2 – RISING THE HATE 3 – THRASH 4 – BLEEDIN' NAILS 5 – LETTER FOR A FUTURE DECEASE 6 – SPLATTER PULP RODRIGUEZ 7 – NEVER FEEL BEFORE 8 – EMO GENOCIDE 9 – WE HAVEN'T TEARS 10 – THROUGH MY HEAD |
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Un onesto e discreto crossover Nu Metal-Metalcore condito con spruzzatine funky e thrash-death, arricchito da qualche ritmica un po’ più elaborata, qualche contrattempo di batteria, piccoli arpeggi di chitarra in stile gothic-doom, un cantato che varia dal pulito e potente agli scream-growl più cavernosi e, per finire, una manciata di scratch a vinile. Il tutto in un’oretta di sane sfuriate, piena zeppa di riffoni e di accelerazioni, break ritmici e frequenti richiami – davvero apprezzabili – alle band californiane che furono capiscuola del metal più duro degli anni ottanta. Il combo veneto, forte di numerose partecipazioni a compilation di band esordienti e dotato di una buona caratura tecnico-esecutiva, riesce a esordire con un lavoro che ne mostra le qualità salienti: tanta buona volontà, tanto studio e impegno, ma poca creatività. I primi quattro pezzi finiscono per essere più omaggi ai gruppi ispiratrici piuttosto che vere e proprie creazioni personali della band; fortunatamente, dopo la prog-oriented “Letter For A Future Decease”, il tono generale si alza e il disco diventa più sperimentale o quanto meno più “personalizzato”. Si possono ascoltare passaggi struggenti e malinconici, decadenti, nelle parti lente di “Splatter Pulp Rodriguez” e di “Emo Genocide”, in cui i temi diventano più intimi e riflessivi, pur mantenendo l’atmosfera generale molto tesa e ritmicamente consistente con quanto mostrato nella prima parte del disco. Significativa in “Through My Head” è anche l’ambientazione a metà tra il funky e l’hardcore metal più estremo. Si sentono un po’ dappertutto degli echi di varie band grunge di Seattle, di Mudvayne, Deftones e probabilmente anche dei Mordred, ma l’elenco di citazioni è troppo lungo. I nostri dimostrano pertanto di aver imparato molto bene la lezione e di essere bravi a mescolare gli stili – che non è certamente un difetto – ma ciò va a scapito dell’originalità e della ricerca dello stile personale, ambiti in cui i More Than Murders hanno ancora ampi margini di miglioramento. Disco dalla produzione sonora non eccelsa, ma comunque sufficiente nel complesso, che non sarà la rivelazione dell’anno ma che può essere apprezzato dai fan del genere e da chi non è in cerca di soluzioni particolarmente innovative. Band che comunque va tenuta d’occhio per i prossimi lavori. VOTO 6/10 RECENSIONE A CURA DI Giuliano Sammartino
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