Il progetto Proghma-C nasce dalla commistione
stilistica, compositiva e mentale di quattro talentuosi musicisti polacchi,
unitisi con l’obiettivo di mescolare ed evolvere la loro musica, migliorando i
colori dell’universo musicale esistente. In effetti, ad un primo ascolto, il
loro lavoro potrebbe ricordare un crossover ambient-trance-new age-gothic-death
metal sulla scia dei Tool, arricchito dalla cattiveria dei Perfect Circle. Ma
questa è solo una prima impressione che una band come questa può suscitare.
Dopo il primo demo “Down in a spiral” del 2005, e dopo una lunga serie di
concerti come spalla ai vari Mesuggah, Voivod, Anathema, Cynic, The Oceans e
tanti altri, i quattro sono tornati in studio nel 2008 per dare alla luce il
loro primo vero full-length, costituito da questo sorprendente disco. Un disco
cupo, sofferto, tenebroso, ma al tempo stesso infarcito di spunti di
riflessione, di momenti catartici (realizzati da spunti prog-ambient), in cui ad
ogni ascolto si aprono numerosi spiragli di luce e a tratti sembra che
fuoriescano addirittura barlumi d’effervescente ilarità (passaggi jazz-fusion
si “leggono” sin dalla traccia d’apertura). Immancabili anche le pause,
con suoni dolci di chitarre arpeggiate o synth rilassanti, per smussare, di
tanto in tanto, la tensione. Il lavoro è pieno di suoni elettronici – ad
opera del chitarrista Pawel, dedito anche ai synth – che contribuiscono a dare
quel tocco cyberpunk e ipnotico ai brani (grazie anche al drumming cadenzato e
volutamente ripetitivo), contribuendo a creare un’ambientazione estraniante e
sospesa nel nulla. Non mancano anche momenti di psychedelia pura, spesso
interrotti dai growl del singer Piotr, il quale si esprime però meglio nelle
linee pulite, suadenti e gotiche. La versatilità del combo polacco è davvero
sorprendente per come passa con disinvoltura da un pattern all’altro,
inquadrando ogni passaggio, ogni variazione, ogni cambio di registro in un unico
tema fondamentale, filosofico, introspettivo, riflessivo e malinconico.
Certamente l’effettistica elettronica e la scelta dei suoni “ampi” e dei
profondi riverberi – ottima in tal senso la produzione – la fanno da
padrone, ma i Proghma-C riescono ad infondervi anche la loro indiscutibile
tecnica esecutiva e maestria nell’unire i vari generi. In chiusura è presente
anche una cover di un pezzo di Bjork, in una versione molto più tetra e
angosciante, giusto per dare un tocco di personalità anche quando la band
sconfina dai confini del metal (ma vi è mai stata all’interno?). In
definitiva, un album molto originale che, se ascoltato col giusto “mood”, in
atmosfera notturna ed intima, può regalare davvero intense emozioni.