Dopo un silenzio durato
ben 5 anni, (se si esclude la fugace apparizione sullo split “Eastern
Hammer” del 2007, in compagnia di Graveland, Nokturnal Mortum e North),
ecco finalmente riemergere dalle nebbie della gelida Russia i folk-black
metallers Temnozor.
I Temnozor rientrano a pieno titolo nella corrente del National Socialist
Black Metal (NSBM), all'interno della quale confluiscono tutta una serie
di gruppi che hanno come comune denominatore dei testi o comunque
un'ideologia dichiaratamente filonazista. E proprio i Temnozor vengono
spesso ricordati come il primo gruppo russo di ispirazione NSBM.
Per quanto riguarda la musica, quello dei Temnozor è un black folk oscuro
e battagliero, che riporta alla mente schiere di uomini in armi, cerchi di
pietre nel mezzo della foresta, antiche cerimonie sanguinarie, divinità
dimenticate e terribili, addormentate e pronte a risorgere in tutta la
loro gloria.
Il flauto, uno dei punti di forza della band, va ad intrecciarsi alla
perfezione con l'epico ed essenziale black-metal delle chitarre, tessendo
melodie fragili e satiresche, dal sapore prepotentemente pagano.
Il cantato in russo, corollario obbligato dell'ideologia della band e
dell'orgoglio dei suoi componenti per le proprie origini slave, è un'altra
caratteristica imprescindibile del loro sound e risulta quanto mai
azzeccato, soprattutto per il genere proposto.
Nel complesso bisogna ammettere che “Haunted dreamscapes” è un buon album:
pezzi come “Ravens of Bus” o la splendida “Solstice-Kolyada”, col suo
incedere battagliero e il cantato pulito che sfocia in uno splendido coro
a due voci, sono lì a dimostrare che i Temnozor, nonostante i cinque anni
di assenza dalla scene, non hanno dimenticato come si fa a scrivere della
buona musica.
L'unico problema è che l'album è composto di sette brani, di cui tre non
convincono del tutto ed è una percentuale decisamente troppo alta.
Il primo è la titletrack: si regge su un delicato e nebbioso arpeggio folk
niente male e sulla voce pulita di Rodoslav, ma suona più come un
intermezzo che come un brano vero e proprio. E assomiglia un po' troppo a
“Heart of crane space”, che già di per sé non è certo il pezzo più
riuscito del lotto. E non mi entusiasma particolarmente nemmeno la lenta
“Swoon, the field winds!”, posta in chiusura. Per metterla in poche
parole, diciamo che nell'economia complessiva dell'album qualche sfuriata
black in più non avrebbe certo guastato.
Purtroppo “Haunted dreamscapes” non riesce nell'impresa di eguagliare i
suoi illustri predecessori, quell'”Horizons...” e il successivo “Folkstorm
of the azure nights” che avevano fatto conoscere i Temnozor. Non ci va
nemmeno vicino. Ed è un vero peccato perché la classe della band è rimasta
inalterata in questi anni, e quando ci si mettono si sente eccome.
Purtroppo le deviazioni folk, che sono sempre state uno dei punti di forza
della band, questa volta sono diventate il loro tallone d'Achille dato che
hanno preso troppo il sopravvento sul black-metal.
Un album comunque consigliato a tutti coloro che vogliono sentire cosa sia
realmente il pagan metal.
VOTO 7,5/10
RECENSIONE A CURA DI CRISTIAN"EPICO"LEONARDI