Dopo un solo demo prodotto nel 2001, giungono al disco d’esordio i
modenesi Oblivion 999, con questo primo disco autoprodotto dal titolo
“Illusion painted for me alone”, prodotto dal gruppo nei fine settimana.
Il disco è un concept diviso in due parti sullo stile dei vecchi vinili,
mentre invece la proposta del gruppo si assesta su uno stile abbastanza
personale di metal moderno con contaminazioni progressive sullo stile di
grandi nomi come Opeth e Porcupine Tree, mescolati su una base
death-thrash dal forte sapore moderno.
La prima caratteristica peculiare che emerge dalle prime battute del disco
è l’utilizzo frequenti di un cantato effettato e sintetizzato da parte del
cantante del gruppo; personalmente non apprezzo mai l’utilizzo di questo
tipo di scelte per puro gusto personale, ma ad ogni modo è una scelta
coraggiosa che dona al suono del gruppo un ulteriore personalizzazione,
che non guasta mai.
Il gruppo si muove bene, e punta più alla trasmissione e alla
comunicazione musicale piuttosto che ai comuni virtuosismi tecnici, e così
possiamo assistere a un buon susseguirsi ed alternarsi di parti più tirate
di impatto death e aperture melodiche con forti richiami agli ultimi
lavori dei Porcupine Tree (come in “The May Vertigo”), che risultano ben
studiate e azzeccate.
Ovviamente non si tratta solo di rose e fiori, e con il proseguire
dell’ascolto cominciano ad emergere anche le prime pecche del disco, come
la presenza di qualche brano sottotono (“Scattered Atoms”), oltre che la
presenza di una produzione non certo azzeccata, con chitarre mai troppo
aggressive e suoni di batteria non certo azzeccati, che fanno perdere
qualche punto al disco.
Tutto sommato si tratta di pecche che ci stanno assolutamente nel disco
d’esordio di un gruppo, che comunque si distingue per una buona
personalità e delle buone idee.
Sicuramente lo spazio per crescere e migliorare c’è tutto, e nel frattempo
non possiamo che lodare ancora una volta le buone idee espresse dal
gruppo, che sicuramente in futuro potrà dire la propria nella scena
metallica nostrana.
VOTO 6,5/10
RECENSIONE A CURA DI Mungi