"No
Sacrifice, No Victory", album numero sette per gli Hammerfall, che vede la
propria line up modificata, con il ritorno al basso di Fredrik Larsson, e il
nuovo chitarrista Pontus Norgren, chiamato a sostituire Stefan Elmgren.
Formazione rinnovata, nuovo album.
Con ormai alle spalle sette album, e una carriera decennale, la band svedese,
occupa ormai di diritto un posto d’onore fra le grandi del band Power Metal,
nonostante i due ultimi episodi “Chapter V: Unbent, Unbowed, Unbroken”, e
“Threshold” non abbiano mai convinto, non essendo all’altezza dei primi
lavori.
Inevitabile, che ci fossero molte attese da parte dei fans per questo “No
Sacrifice, No Victory”, e a conti fatti si può dire che l’attesa è stata
ripagata.
Appena ho avuto fra le mani il Cd, la mia curiosità è andata subito a
quell’ultima traccia “My Sharona”, il suo riff di chitarra rock distintivo
mi ha confermato che si trattava della storica canzone datata 1979 dei The Knack.
Ma poi c’è anche l’heavy metal, quello di stampo anni ’80 che gli
Hammerfall hanno messo in mostra sin dalla prima traccia “Any means
necessari”, rispolverando il vecchio stile della band.
Si
prosegue con la splendida “Life is now”, il cui riff invita al mosh,
l’epica “Punish and enslave” precede la rocciosa “Legion”, che
probabilmente rappresenta il punto più alto di questo full-length, il cui
ritornello può essere ascoltato per settimane, e mostra chiaramente l'influenza
helloweeniana, con “One of a kind” si conclude la parte migliore
dell’album.
C’è
spazio anche per la ballad, “Between two worlds”, e la strumentale
“Something for the ages”, brano che a mio avviso merita un plauso, cinque
minuti di guitar solo, e melodie, veramente una grande prova musica.
“Bring the hammer down”, chiude l’album nel miglio modo possibile, fra
meravigliose melodie di chitarra e cori epici che non aspettano altro che essere
cantanti sotto il palco col pugno rivolto al cielo.
A
parte una o due tracce, l’album viaggia sempre su ottimi livelli: si tratta di
un lavoro solido, che mostra la forma migliore dei rinati Hammerfall. Sicuramente
“No sacrifice, no victory”, non è un album originale, bensì un platter in
stile Hammerfall, coerente con la loro proposta, e che sicuramente non
dispiacerà ai fans di vecchia data. La produzione come ci si può aspettare da
un album targato Nuclear Blast è curata in ogni particolare.
Con
“No sacrifice, no victory” gli Hammerfall sono tornati, pronti a portare
sempre più in alto il loro metallo.