“Grandissima onestà
intellectuale”. Con queste parole probabilmente José Mourinho definirebbe
“One of a kind”, disco d’esordio dei Killing Touch, che -per i pochi che
non lo sapessero- sono il nuovo gruppo formato da Michele Luppi, dopo il suo
divorzio artistico con i Vision Divine, oltre al quale trovano spazio due suoi
compagni d’avventura dei Mr.Pig: Michele Vioni alla chitarra e Giorgio
Terenziani al basso, integrati da Davide Montorsi all’altra chitarra e Paolo
Caridi alla batteria.
Certamente i tre dischi registrati sotto l’egida dei Vision Divine hanno
lasciato dei retaggi al cantante emiliano, che nelle nuove canzoni sfrutta
abilmente il connubio prog e power rielaborandolo però con le proprie influenze
AOR ed hard rock, che danno il là ad un lavoro veramente d’alto livello.
Sotto il profilo lirico “One of a kind” s’ispira liberamente a “La zona
morta” di Stephan King, mentre a livello musicale i Killing Toch danno una
grandissima dimostrazione di coesione, sviluppando brani lunghi e complessi,
dove pur facendo capolino un taglio melodico, raramente vi si trova la melodia
banalotta o la linea vocale piatta o scontata. Giocoforza questo fatto comporta
che per potersi addentrare compiutamente in “One of a kind” vi sia bisogno
di più ascolti attenti, ancor meglio se accompagnati dai testi delle canzoni,
quanto mai utili per poter apprezzare l’operato di Luppi.
Sotto il profilo dei brani non si può sottacere la bellezza delle varie “The
Touch”, dell’incalzante “Wheel of fortune”, dell’avvincente “The
Danger Zone” con il suo lato più spiccatamente power, che lascia poi
coesistere altre situazione di taglio hard rock, seguita dalla title track,
lenta e dotata del ritornello più melodico del disco oltre che di un bel solo
chitarristico. Certo anche l’AOR oriented “Falling away” è un pezzo
estremamente avvincente, che merita di finire nell’elenco dei pezzi migliori.
Per contro avrei completamente eliminato un’inutile “Still walking”,
lunghissimo pezzo pianistico, così come la non troppo convincente “Walls of
sympathy” che risulta un po’ troppo farraginosa all’ascolto.
Oltre a delle linee vocali fantastiche e curatissime registrate da Michele Luppi
(che tra l’altro è anche il produttore del disco), mi sembra doveroso
elogiare l’operato dei musicisti, dove assistiamo ad una performance veramente
importante del basso di Terenziani, capace di fare fuoriuscire il proprio
strumento dal sound della band, senza essere di troppo, così come per quanto
concerne le chitarre autrici di ottime aperture soliste, e di un substrato
ritmico sempre valido ad opera del duo Vioni-Montorsi.
Da segnalare che il disco annovera tre special guest provenienti dal passato e
dal presente dei Vision Divine, nello specifico Oleg Smirnoff alle tastiere su
“Wheel of fortune” e “Walls of sympathy”, Andrea Torricini al basso su
“Mimicking Death” ed infine Federico Puleri alla chitarra e alla tastiera su
“Tommy’s cane”.
Tirando le somme “One of a kind” si dimostra un disco assolutamente
avvincente, che pur essendo melodico necessita di diversi ascolti per poterne
entrare nelle sue profondità, ma quando questo accadrà vi troverete al
cospetto di un lavoro vario, che unisce con grande gusto le influenze della
band, che -ad eccezione di “Walls of sympathy”- riesce ottimamente a far
coesistere strutture elaborate con il filo logico delle canzoni, senza che
l’ascoltatore possa avvertire disomogeneità lapalissiane.
Dopo
quest’ottima prestazione da studio non rimane che attendere i Killing Touch
alla prova live. Nel frattempo sono doverosi i complimenti.