KILLING TOUCH - ONE OF A KIND
(SCARLET/AUDIOGLOBE)
2009
1 - THE TOUCH




SITO UFFICIALE

2 - BLACK ICE
3 - WHEEL OF FORTUNE
4 - MIMICKING DEATH
5 - THE DANGER ZONE
6 - ONE OF A KIND
7 - TOMMY’S CANE
8 - STILL WALKING
9 - WALLS OF SYMPATHY
10 - FALLING AWAY
11 - JUSTIFY
12 - THY WILL BE DONE WORLD

“Grandissima onestà intellectuale”. Con queste parole probabilmente José Mourinho definirebbe “One of a kind”, disco d’esordio dei Killing Touch, che -per i pochi che non lo sapessero- sono il nuovo gruppo formato da Michele Luppi, dopo il suo divorzio artistico con i Vision Divine, oltre al quale trovano spazio due suoi compagni d’avventura dei Mr.Pig: Michele Vioni alla chitarra e Giorgio Terenziani al basso, integrati da Davide Montorsi all’altra chitarra e Paolo Caridi alla batteria.
Certamente i tre dischi registrati sotto l’egida dei Vision Divine hanno lasciato dei retaggi al cantante emiliano, che nelle nuove canzoni sfrutta abilmente il connubio prog e power rielaborandolo però con le proprie influenze AOR ed hard rock, che danno il là ad un lavoro veramente d’alto livello.
Sotto il profilo lirico “One of a kind” s’ispira liberamente a “La zona morta” di Stephan King, mentre a livello musicale i Killing Toch danno una grandissima dimostrazione di coesione, sviluppando brani lunghi e complessi, dove pur facendo capolino un taglio melodico, raramente vi si trova la melodia banalotta o la linea vocale piatta o scontata. Giocoforza questo fatto comporta che per potersi addentrare compiutamente in “One of a kind” vi sia bisogno di più ascolti attenti, ancor meglio se accompagnati dai testi delle canzoni, quanto mai utili per poter apprezzare l’operato di Luppi.
Sotto il profilo dei brani non si può sottacere la bellezza delle varie “The Touch”, dell’incalzante “Wheel of fortune”, dell’avvincente “The Danger Zone” con il suo lato più spiccatamente power, che lascia poi coesistere altre situazione di taglio hard rock, seguita dalla title track, lenta e dotata del ritornello più melodico del disco oltre che di un bel solo chitarristico. Certo anche l’AOR oriented “Falling away” è un pezzo estremamente avvincente, che merita di finire nell’elenco dei pezzi migliori.
Per contro avrei completamente eliminato un’inutile “Still walking”, lunghissimo pezzo pianistico, così come la non troppo convincente “Walls of sympathy” che risulta un po’ troppo farraginosa all’ascolto.
Oltre a delle linee vocali fantastiche e curatissime registrate da Michele Luppi (che tra l’altro è anche il produttore del disco), mi sembra doveroso elogiare l’operato dei musicisti, dove assistiamo ad una performance veramente importante del basso di Terenziani, capace di fare fuoriuscire il proprio strumento dal sound della band, senza essere di troppo, così come per quanto concerne le chitarre autrici di ottime aperture soliste, e di un substrato ritmico sempre valido ad opera del duo Vioni-Montorsi.
Da segnalare che il disco annovera tre special guest provenienti dal passato e dal presente dei Vision Divine, nello specifico Oleg Smirnoff alle tastiere su “Wheel of fortune” e “Walls of sympathy”, Andrea Torricini al basso su “Mimicking Death” ed infine Federico Puleri alla chitarra e alla tastiera su “Tommy’s cane”.
Tirando le somme “One of a kind” si dimostra un disco assolutamente avvincente, che pur essendo melodico necessita di diversi ascolti per poterne entrare nelle sue profondità, ma quando questo accadrà vi troverete al cospetto di un lavoro vario, che unisce con grande gusto le influenze della band, che -ad eccezione di “Walls of sympathy”- riesce ottimamente a far coesistere strutture elaborate con il filo logico delle canzoni, senza che l’ascoltatore possa avvertire disomogeneità lapalissiane.
Dopo quest’ottima prestazione da studio non rimane che attendere i Killing Touch alla prova live. Nel frattempo sono doverosi i complimenti.

VOTO 8/10    

RECENSIONE A CURA DI LEO