Se già il precedente Unia (2007) venne accolto dalla critica con
qualche perplessità, per la netta inversione di marcia della band, proponendo
un sound diverso da quello che aveva contraddistinto i Sonata Arctica almeno
fino ai tempi di “Winterheart's Guild “, questo nuovo lavoro “The Days of
Grays” non sembra certo essere un ritorno alle antiche sonorità power,
suscitando non poche perplessità nei fans, pur dividendo la critica.
Se, infatti il nuovo lavoro
di Kakko e compagni è stato accolto con freddezza dagli addetti ai lavori
nostrani, non si può dire lo stesso della stampa estera, che ha apprezzato
“The Days of Grays”, gridando in alcuni casi alla rinascita della band, che
per questo nuovo album si avvale inoltre di un nuovo chitarrista, Elias Viljanen,
chiamato a sostituire Jani Liimatainen il quale dopo undici anni ha lasciato il
quintetto finlandese.
Sgombriamo subito il campo da equivoci, “The Days of Grays” non ha nulla a
che vedere coi primi lavori della band, e probabilmente risulterà poco
coinvolgente per i vecchi fans, è da considerarsi invece un lavoro avventuroso,
e sicuramente per certi versi, il più maturo della band.
Stilisticamente, i Sonata Arctica hanno avuto coraggio nel proporre un lavoro
con spiccate influenze “teatrali”, ascoltare l’epicissima opening track
“Deathaura” per farsi un’idea, accantonando come detto, le classiche
tematiche power dei gloriosi “Ecliptica” e “Silence”.
In “The Days of Grays”, non ci sono mezze misure, e così capita che si
passi da canzoni energiche, quali “Last Amazing Grays” brano che si snoda
sicuro lungo un riff-accattivante, e la convincente “Flag In The Ground”,
passando per episodi più chiaro/scuro, o meno immediati, come la ballad "Breathing".
The “Days of Grays” è un album relativamente lungo, insolitamente cupo,
come la teatrale “Juliet”.
Scopriamo per la prima volta sinfonie altisonanti, e strutture dei brani che mai
prima d’ora avevamo ascoltato in un lavoro targato Sonata Arctica, non mancano
inoltre, alcuni episodi in cui ci si avvale di voci femminili in perfetto stile
Nightwish.
Interessante il trittico di
chiusura “As If The World Wasn't Ending”, "The Truth Is Out There"
e "Everything Fades To Gray" già ascoltata in versione strumentale
come prologo alla open track “Deathaura”
Indubbiamente non è
un album per tutti, non almeno per i vecchi fans ancorati a sonorità
tipicamente power, si tratta di un lavoro che probabilmente necessità di molta
attenzione, e diversi ascolti per poter essere assimilato in tutto il suo
potenziale.
Per questo sesto capitolo, della band finlandese, la Nuclear Blast ha fatto le
cose in grande stile, producendo uno sforzo notevole in termini di produzione,
basti pensare che la versione digipack comprende un intero CD bonus con 7 tracce
orchestrali.
Ottimo infine l’artwork che richiama ala mente gli splendidi “Silence” e
“Winterheart's Guild”.