È
alla fine arrivò anche il giorno di “Polaris”.
O meglio dei nuovi Stratovarius, o di ciò
che resta della band, orfana del loro leader indiscusso nonché fondatore, Timo
Tolkki, che dal 1984 ha guidato la band che con lui è stata capace di
realizzare ben 11 album fra i quali veri capolavori del calibro di “Episode”,
“Vision”, “Dreamspace”, ma allo stesso tempo di compiere passi falsi
come i due “Elements”, o l’omonimo “Stratovarius” targato ormai 2005.
Nel
mezzo c’è lo spazio anche per uno scioglimento, una reunion e l’inaspettata
decisione di Timo Tolkki, di lasciare la band, rinunciare al monicker e con esso
ai diritti di tutta la produzione targata Stratovarius. Ovviamente, con queste
premesse l’attesa per il nuovo “Polaris” (che inizialmente avrebbe dovuto
chiamarsi “King of Nothing”) era grande, sia per vedere come se la sarebbe
cavata la band al termine di tutte queste vicissitudini, sia per valutare
l’apporto dei nuovi elementi della band Matias Kupiainen e Lauri Porra.
Iniziamo col dire che chi si aspetta un lavoro alla “Vision” o “Episode”
è fuoristrada e può tranquillamente risparmiare i soldi del CD (che in Europa
è stato rilasciato il 15 maggio dalla nuova etichetta Edel Music).
Oggettivamente, era quasi impossibile fare
peggio dell’ultimo Stratovarius, quindi la speranza di ascoltare un prodotto
valido anche se non eccezionale, c’era tutta.
È
così è stato, 11 brani (12 nella solita limitated edition con la versione
rivista dell’opener “Deep Unknow”) gradevoli, alcuni dei quali, oserei definirli esaltanti
come la stessa già citata Opener, la hit “Forever is today”, o
l’accattivante “Blind”, tutti brani dal riff potente e refrain immediato,
accoppiata quasi sempre vincente.
Non
mancano alcuni elementi meno immediati come le mid-tempo, “Somehow Precious”,
ma soprattutto la splendida “Winter skies” nella quale l’intersecarsi del
guitar solo di Matias Kupiainen con le splendide note del pianoforte di Jens
Johansson valgono da sole mezzo album!
Se non trascurabile, almeno rivedibile la suite “Emancipation” divisa in due
parti.
“Falling
star”, invece è la classica canzone di stampo Stratovarius, cambi di tempo,
inizio lento, per poi evolvere in un refrain autorevole, stesso discorso vale
per “King of nothing” altro episodio che dimostra come la band sia sicura
dei propri mezzi, in cui ogni singolo elemento fa il suo lavoro, e lo fa nel
miglior modo possibile.
Alle
prime note di “Higher we go”, si capisce immediatamente che si tratta della
classica “easy
song” che pur senza gridare al miracolo, non passa inosservata grazie al
solito refrain immediato.
Discorso a
se, merita la splendida “When mountains fall”, ok, sarà anche vero che si
tratta di una spudorata “Forever”-clone, sarà anche vero che gli
Stratovarius hanno scritto in passato molte altre ballad, ma “l'aura nordica
che trasuda dalla composizione” è a dir poco emozionante, brano col quale
cala il sipario su “Polaris”.
Alla luce di quanto detto alcune considerazioni sono d’obbligo.
L’apporto di Lauri Porra
nella composizione dei brani, ben cinque, è stato di notevole importanza,
considerando anche che ha firmato alcune delle tracce più interessanti, fra cui
”Falling Star”, “When Mountains Fall”, “Forever Is Today”. Kotipelto
ha messo le mani nell'opener e altri due pezzi, così come il nuovo chitarrista
Kupiaine. Jens Johansson infine ha firmato tre brani.