Raramente ci si trova al cospetto di album perfetti, senza un minimo calo dal
primo all’ultimo accordo, con canzoni che ti ritrovi senza accorgertene a
canticchiare già dopo il secondo ascolto.
La storia dei Trick or Treat è ormai conosciuta un po’ da tutti, la band
ormai attiva da diverso tempo, è giunta al secondo studio album, a distanza di
tre anni, mantenendo lo spirito tipicamente Happy che li aveva contraddistinti
col debut album “Evil Needs Candy Too”, ma, dimostrando anche fin dai primi
episodi, una maggior maturità compositiva; il risultato è un disco energico,
epico al punto giusto, riff “power”
e cori catchy.
A tutto ciò va sommato il valore aggiunto di due Guest del calibro di Michele
Luppi e il leggendario Michael Kiske, le cui voci, si integrano benissimo nei
brani in cui partecipano, trovando la giusta alchimia con Alessandro Conti.
Ben undici brani, (dodici nella versione nipponica) un’intro firmata Guido
Benedetti, il cui tema ritroveremo anche in chiusura di full-length, il quale
firmerà anche altre quattro canzoni, ma tutti i ragazzi della band hanno
collaborato sia songwriting che alle musiche.
Apre le danze l’opening-track “A Night In The Toyshop” che altri non è
che una splendida intro dal fare Happy e battagliero, che dal via al primo
episodio, già ascoltato in anteprima qualche mese fa sul Myspace ufficiale
della band, “Paper Dragon” il cui refrain easy listening, fa immediatamente
presa sull’ascoltatore, non mancano cambi di tempo, e guitar solo di sicuro
impatto.
Si prosegue con “Take Your Chance”, brano scritto interamente da Alessandro
Conti, nel quale fa la sua comparsa il primo Special Guest, Michele Luppi. Il
risultato è strabiliante, le due voci si integrano alla perfezione, ne viene
fuori uno dei brani più belli di tutto l’album, ma non è finita qui, anzi
siamo solo all’inizio, con la successiva “Freedom” (Guido Benedetti) si
passa ad un sound più “power” sono ancora i cambi di tempo a farla da
padrone, questa canzone suona “in your face” una di quelle che “stimola il
pogo”.
Con “Hello Moon” (Benedetti/Cabri) siamo arrivati a metà album, ma
soprattutto al momento del grane Kiske, l’attesa sarà premiata da una prova
fantastica, il brano cresce d'intensità ed è un vero spettacolo, soprattutto
per la bellezza delle linee vocali delle due voci, in passato si era spesso
sentito associare il nome di Conti a quello di Kiske, con “Hello Moon”,
l’ascoltatore può farsi finalmente un’idea. Prova esemplare.
Il tema sembra essere già delineato nella breve intro di “Elevator To The Sky”
(Villani/Conti-Villani) ma la doppia cassa di Mirko Virdis, fa decollare il
brano in quello che forse è il pezzo più “cattivo” dell’intero lotto,
veloce come un treno in corsa e duro come un pugno nello stomaco.
Con “Loser Song” (Benedetti/Benedetti) invece si torna su binari tipicamente
“Trickortreattiani” quasi cinque minuti di puro Happy Metal, condito da un
refrain sontuoso, e da riff trionfali.
Ancora Kiske, ancora una perla, “Tears Against Your Smile” (Conti/Conti)
mid-tempo drammatico, soave come il vento, allo stesso tempo entusiasmate,
canzone da ascoltare e riascoltare il cui guitar solo, è forse uno dei più
belli dell’intero album, il refrain epico fa il resto.
“Final Destination” (Benedetti/Benedetti) come “Elevator To The Sky” è
caratterizzata da diversi cambi di tempo, forse il brano meno immediato di
“Tin Soldiers”.
Siamo ormai giunti in dirittura d’arrivo con la Title Track “Tin Soldiers”
(Cabri/Cabri) che si suddivide in due, “Tin Soldiers Pt.1” altro non è che
l’intro strumentale della closing-track “Tin Soldiers Pt.2” ancora un
mid-tempo, ben confezionato, nel quale c’è tutto ciò che serve, dal Bridge
al refrain, passando per un riff bello ruffiano, che rendono questi cinque
minuti entusiasmanti, la cui chiusura è lasciata al tema della intro iniziale
“A Night In The Toyshop”.
La produzione di “Tin Soldiers” è pressoché perfetta, alla Fronties hanno
curato ogni minimo dettaglio, e ciò che ne è scaturito è un lavoro
impeccabile sotto ogni aspetto, dal suono pulito, potente, al Booklet 22 pagine
in edizione luxury, la cui veste grafica risulta piacevole e accattivante, e per
finire con l’ artwork più “cattivo” rispetto al precedente “Evil Nedds
Candy Too” questa volta a dominare la scena è una schiera di soldatini dal
fare minaccioso.
Se l’esordiente “Evil Nedds Candy Too”, vi aveva piacevolmente sorpresi,
non potrete fare a meno dello splendido “Tin Soldiers”, il classico album
che una volta ascoltato rimarrà a lungo nel vostro lettore CD.
Per i Trick or Treat il futuro è già iniziato.