Symphonic Melodic Power Metal.
I
Domain sono una band teutonica appartenente ad un genere che ormai
definire “saturo” è ampiamente riduttivo.
Spesso nel tentativo di seguire un certo filone musicale si rischia
di cadere nella banalità e di proporre qualcosa di poco originale, però,
nel caso della band del talentuoso Axel Ritt, mente del gruppo nonché
chitarrista dei Domain, quest’etichetta sembra calzare perfettamente in
quanto non si tratta certamente della solita “Helloween clone band” (che a
dire il vero però mai nessuno è riuscito e riuscirà a clonare n.d.a.), ma
ci troviamo di fronte ad una proposta musicale, dedita ad un power metal
molto “melodico” con grande sfoggi d’orchestrazioni sinfoniche, e una
potenza ben dosata, in alcuni episodi anche troppo.
I
Domain sono una band abbastanza conosciuta in Germania, visto che, come
spiegato nella loro biografia, sono attivi sin dal lontano 1986 (anche se
ormai con il chitarrista Axel Ritt unico membro originale), con ben otto
album alle spalle e un gran numero di live.
Il disco in questione è un album ben prodotto e ben suonato, composto da
undici tracce di cui tre instrumental che durano poco più di un minuto,
come l’intro “Harbour Of Hope” che col suo suggestivo rumore delle onde
del mare apre per la middle temple “A New Beginning” un brano ben
confezionato che score via liscio, non si può dire la stessa cosa del
successivo “On Strormy Seas” che coi suoi nove minuti di durata risulta
fin troppo noioso e poco interessante.
“The Shores Of Utopia” è un breve intermezzo strumentale che precede
l’episodio più bello di tutto l’album, “Ocean Paradise”, una song molto
easy ed immediata, caratterizzata da un refrain accattivante, nella quale
si può apprezzare la prestazione del singer Carsten Schulz: davvero una
bella voce, aggressiva quanto melodica.
“The Beauty Of Love” è una classica ballad, leggermente sottotono che
francamente non sembra poter lasciare il segno, i ritmi tornano ad alzarsi
con “The Great Rebellion” un brano convinto e deciso, che parte subito
all’attacco! condotto magistralmente dalle sei corde del talentuoso Axel
Ritt.
Un mid-tempo armonico apre “Endless Rain”, ancora una volta un brano che
manca della brillantezza mostrata nella precedente song, brillantezza che
invece ritroviamo in “Last Days Of Utopia” un brano articolato, che parte
in sordina, per poi coinvolgerci col suo refrain, accattivante e chorus
epicheggianti.
Ultimo intermezzo strumentale rappresentato da “Underneath The Blue” per
poi arrivare alla catcy “Left Alone” brano che chiude questo lavoro così
com’era iniziato, col suggestivo rumore delle onde del mare.
Un album riuscito a metà che pur mostrando qualcosa d’accattivante non è
riuscito ad entusiasmarmi in pieno, eppure non riesco a scacciare la
sensazione che potrebbe anche non dispiacere ai "fedeli" del genere!
VOTO 6/10
RECENSIONE A CURA DI FABIO"defender74"