DOMAIN - LAST DAYS OF UTOPIA
(MASSACRE/SELF)
2004
1 - HARBOUR OF HOPE




SITO UFFICIALE

2 - A NEW BEGINNING
3 - ON STORMY SEAS
4 - THE SHORES OF UTOPIA
5 - OCEAN PARADISE
6 - THE BEAUTY OF LOVE
7 - THE GREAT REBELLION
8 - ENDLESS RAIN
9 - LAST DAYS OF UTOPIA
10 - UNDERNEATH THE BLUE
11 - LEFT ALONE


Symphonic Melodic Power Metal.
I Domain sono una band teutonica appartenente ad un genere che ormai definire “saturo” è ampiamente riduttivo.
Spesso nel tentativo di seguire un certo filone musicale si rischia di cadere nella banalità e di proporre qualcosa di poco originale, però, nel caso della band del talentuoso Axel Ritt, mente del gruppo nonché chitarrista dei Domain, quest’etichetta sembra calzare perfettamente in quanto non si tratta certamente della solita “Helloween clone band” (che a dire il vero però mai nessuno è riuscito e riuscirà a clonare n.d.a.), ma ci troviamo di fronte ad una proposta musicale, dedita ad un power metal molto “melodico” con grande sfoggi d’orchestrazioni sinfoniche, e una potenza ben dosata, in alcuni episodi anche troppo.
I Domain sono una band abbastanza conosciuta in Germania, visto che, come spiegato nella loro biografia, sono attivi sin dal lontano 1986 (anche se ormai con il chitarrista Axel Ritt unico membro originale), con ben otto album alle spalle e un gran numero di live.
Il disco in questione è un album ben prodotto e ben suonato, composto da undici tracce di cui tre instrumental che durano poco più di un minuto, come l’intro “Harbour Of Hope” che col suo suggestivo rumore delle onde del mare apre per la middle temple “A New Beginning” un brano ben confezionato che score via liscio, non si può dire la stessa cosa del successivo “On Strormy Seas” che coi suoi nove minuti di durata risulta fin troppo noioso e poco interessante.
“The Shores Of Utopia” è un breve intermezzo strumentale che precede l’episodio più bello di tutto l’album, “Ocean Paradise”, una song molto easy ed immediata, caratterizzata da un refrain accattivante, nella quale si può apprezzare la prestazione del singer Carsten Schulz: davvero una bella voce, aggressiva quanto melodica.
“The Beauty Of Love” è una classica ballad, leggermente sottotono che francamente non sembra poter lasciare il segno, i ritmi tornano ad alzarsi con “The Great Rebellion” un brano convinto e deciso, che parte subito all’attacco! condotto magistralmente dalle sei corde del talentuoso Axel Ritt.
Un mid-tempo armonico apre “Endless Rain”, ancora una volta un brano che manca della brillantezza mostrata nella precedente song, brillantezza che invece ritroviamo in “Last Days Of Utopia” un brano articolato, che parte in sordina, per poi coinvolgerci col suo refrain, accattivante e chorus epicheggianti.
Ultimo intermezzo strumentale rappresentato da “Underneath The Blue” per poi arrivare alla catcy “Left Alone” brano che chiude questo lavoro così com’era iniziato, col suggestivo rumore delle onde del mare.
Un album riuscito a metà che pur mostrando qualcosa d’accattivante non è riuscito ad entusiasmarmi in pieno, eppure non riesco a scacciare la sensazione che potrebbe anche non dispiacere ai "fedeli" del genere!

VOTO 6/10    

RECENSIONE A CURA DI FABIO"defender74"