Nasce praticamente con questo album il Power metal moderno, fonte
d’ispirazione (e in alcuni casi, di vera proprio imitazione) per molti
gruppi negli anni a venire; non concordo con chi sostiene che gli
Helloween inventarono di sana pianta il “power metal” in quanto nei
primi anni ottanta nella scena europea e americana c’erano già gruppi
come i Running Wild, gli Accept, i Grave Digger, i Riot e gli Armored
Saint con sonorità le cui caratteristiche possono essere considerate
simili. Il grosso merito del gruppo tedesco fu nello svecchiare,
rinvigorire e innovare un sound preesistente a tal punto che molti
gruppi successivi presero loro come riferimento per il Power Metal.
Dopo l’album d’esordio “Walls of Jerico” del 1986 con il quale
riscuotono già un discreto successo, il gruppo decide di cercare una
nuova voce permettendo a Kai Hansen di dedicarsi completamente alla
chitarra, soprattutto in fase live visto i problemi che aveva
riscontrato nel tour di promozionale appena concluso.
Presero in considerazione vari cantanti tra i quali anche Ralf
Sheepers allora leader dei Tyran Pace, futuro singer dei Gamma Ray e
ora dei Primal Fear; alla fine la scelta cadde su Micheal Kiske,
giovane semisconosciuto leader degli I’ll Prophecy gruppo
dell’underground di Amburgo.
La scelta fu sicuramente azzeccata, scoprendo un grandissimo talento
dalla voce fantastica con una notevole estensione vocale, alta e
pulita, che verrà rimpianto da moltissimi fans quando qualche anno
dopo Kiske decide di intraprendere la carriera solista.
Nelle intenzioni della band di Amburgo doveva essere un doppio album
ma la Noise per non rischiare troppo con una band promettente ma
giovane (o come dicono i maligni per avere maggiori introiti dalla
commercializzazione, visto già il successo avuto con il primo album)
decise di pubblicare in modo separato i due lavori, chiamati appunto
parte I e parte II. Così nel 1987 esce il secondo lavoro della band
“Keeper Of The Seven Keys Part I”, primo episodio di un lavoro che è
entrato di diritto nella storia del metal.
Rispetto all’album d’esordio “Walls of Jerico”, vengono abbandonate le
linee aggressive e le influenze thrash a favore di parti più
melodiche, confezionando un lavoro meno grezzo e più pulito; si è
sempre alle prese con un power speed metal ben strutturato e
sicuramente con una produzione migliorata rispetto al passato.
L’originalità del sound, che l’ha reso celebre, è dovuta alla sinergia
tra assoli melodici, chorus semplici e accattivanti con vaghi richiami
al puro stile hard rock, linee vocali che si assestano spesso su toni
acuti, dove aleggia un’atmosfera d’allegria e ilarità tanto che molti
per l’occasione coniarono simpaticamente il termine Happy Metal.
Ottimo lavoro da parte del duo Kiske-Kai l’uno sull’interpretazione
canora delle canzoni composte dall’altro; quest’album lo si può
infatti considerare nato prevalentemente dalla mente di Hansen, il
carismatico “folletto d’Amburgo”, in quanto 5 delle otto canzoni
presenti portano la sua firma e una sesta è scritta con Weikath. Il
duo è coadiuvato in modo eccellente dallo stesso Michael Weikath
all’altra chitarra e assistiti nella parte ritmica da Markus Grosskopf
al basso e (dal compianto) Ingo Schwichtenberg alla batteria.
Prestando attenzione alle note che scandiscono l’intero lavoro ci si
rende conto che ci troviamo di fronte a classici del repertorio delle
Zucche tedesche; l’apertura è affidata a “I’m Alive” semplicemente
ottima come overture, tirata, veloce e perfetta per svelare
l’atmosfera che incontreremo; da segnalare anche la pregevole ballata
“A Tale That Wasn’t Right” in cui si denota tutta la bravura di Kiske.
Sicuramente la più apprezzata in sede live dai metal kid è “Future
World”, bella e divertente, ci conduce in un misterioso viaggio,
immaginato in un futuro in cui l’amore e la solidarietà sono dei
valori reali, con un infuocato riff di Kai e un chorus orecchiabile e
simpatico che non si può non canticchiare dopo un paio d’ascolti.
Incantevole e particolare la traccia più lunga dell’album, “Halloween”
dalla durata di 13 minuti che non annoia certo l’ascoltatore in quanto
è ben strutturata con vari cambi di tempo al suo interno; secondo me è
indubbiamente una delle più belle canzone che la band abbia mai
composto: un inizio lento dalle atmosfere minacciose e cupe, sferra
poi tutta l’energia quando ci si addentra nel cuore della song, con
spettacolari guitar duels tra Hansen e Weikath e con un Kiske dalla
voce maestosa e a tratti misteriosa tale da rendere tutta la canzone
quasi perfetta.
Consiglio a tutti i metal kids quest’album semplicemente perché è un
gran bel lavoro ma soprattutto è uno di quegli album storici nel
panorama metal in quanto ha dato, in accoppiata al Keeper II, una
significativa impronta al power metal di stampo europeo degli anni
novanta.
VOTO 9/10
RECENSIONE A CURA DI ALEX M'LITIA
E’ il 1987 l’anno in cui ascolto per la prima volta il
disco che cambierà la mia vita e quella di molti altri kids cresciuti
nella leggenda delle zucche d’Amburgo! Gli Helloween, che con questo (e il
successivo Part II) diedero praticamente vita a quello che è il power
metal odierno…
Inizialmente avevo pensato ad una rece unica in quanto i due Keeper
possono considerarsi a tutti gli effetti, un unico grande, mastodontico
album, tuttavia sul finire degli anni 80 è stata scelta la soluzione più
sicura per una giovane band emergente con alle spalle un solo gran lavoro,
il meraviglioso
“Walls of Jericho”, ovvero quella di far uscire due album separati e oggi
possiamo affermare che la scelta è stata la più giusta!
In questo disco sono racchiusi tutti quegli elementi che faranno la
fortuna degli Helloween e del disco successivo, vero simbolo per tutti gli
amanti del genere, ovvero "Keeper of the Seven Keys Pt II".
Potenza, grandi melodie, assoli incrociati delle due guitar di Weikath e
Hansen, ritornelli di facile presa e la gran voce di Michael Kiske.
Dopo la classica intro (ormai diventata leggendaria coro per ogni concerto
"Happy, happy Helloween") parte come un treno “I’m Alive”, un concentrato
di potenza e melodia fuse insieme, con un formidabile Micheal Kiske dotato
di una voce potente e melodica.
Seguono nell’ordine “A little time”, scritta da Kiske, “Twilight of the
gods”, nel primo i tempi rallentano, ma è solo il preludio al pezzo
successivo, con assoli unici, basso, potente, e ritornello da cantare fino
all’ultima nota! In altre parole il POWER METAL!
Veniamo all’episodio più melodico e struggente dei due Keeper, la
splendida e toccante “A tale that wasn’t right” con un’interpretazione di
Kiske da far venire la pelle d’oca, e un ‘solo guitar’ ad esaltare la
bellezza di questa prima ballad degli Helloween.
Signori e signore eccoci arrivati all’immensa “Future World” cavallo di
battaglia degli Helloween un pezzo che proposto in versione live è un vero
e proprio invito al pogo! "Future World" è una song perfetta senza
sbavature che racchiude in se tutti i clichè del Power Metal secondo gli
Helloween ovvero una pezzo veloce, e allegro tanto da dover coniare
l’espressione ‘Happy Metal’.
Siamo giunti così alla fine del primo capitolo della saga delle 7th Keys
con la TOTALE “Halloween”, nella quale, le capacità compositive di Weikath
e sua maestà Kai Hansen, le menti del gruppo, ci regalano 13 minuti
d’adrenalina allo stato puro.
Qui c’è tutto! Potenza, melodia, mid-temple cori maestosi, atmosfere cupe,
solo guitar fantastici e iperveloci, cambi di tempo improvvisi in altre
parole un brano essenziale nella discografia della band e che aggiunge
sicuramente al “Keeper Part I” quel qualcosa in più che rende quest’album
unico nel suo genere!
L’ outro, “Follow the Sign”, chiude questo primo capitolo della durata di
36 minuti da ascoltare tutti d’un fiato, che fa da preludio al secondo
capitolo della "saga" ed in particolare preannuncia il concept della
canzone “Keeper of the seven keys”.
Nota: nell’LP non è presenta la bonus track "Judas", (Walls
of Jericho - Starlight) brano cantato da Hansen che offre una visione
degli Helloween “Pre-Keeper” decisamente più Speed.
VOTO 10/10
RECENSIONE A CURA DI FABIO"defender74"
|