HELLOWEEN - WALLS OF JERICHO
(NOISE)
1986
1 - STARLIGHT




SITO UFFICIALE

2 - MURDERER
3 - WARRIOR
4 - VICTIM OF FATE
5 - CRY FOR FREEDOM
6 - WALLS OF JERICHO
7 - RIDE THE SKY
8 - REPTILE
9 - GUARDIANS
10 - PHANTOMS OF DEATH
11 - METAL INVADERS
12 - GORGAR
13 - HEAVY METAL (IS THE LAW)
14 - HOW MANY TEARS
15 - JUDAS


Correva l’anno 1986, quando una semi sconosciuta band tedesca dava alla luce quello che sarebbe diventato un immenso capolavoro, un album devastante cha ancora oggi a distanza di 20 anni non ha trovato eguali, e probabilmente mai ne troverà!
WALLS OF JERICHO è la sintesi di ciò che deve essere il POWER METAL, un album totale, che scorre via lasciando l’ascoltatore senza respiro, ogni singolo episodio, ogni singolo minuto è un concentrato di potenza, energia, rabbia, melodia, aggressività.
Diciamo subito che la Noise ha ristampato intelligentemente “Walls of Jericho” insieme al primo EP ed insieme alla canzone "Judas” uno dei primi lavori della band d’Amburgo.
Se consideriamo inoltre che la produzione era pressoché arrangiata, che il giovanissimo Kai Hansen e compagni avevano alle spalle poca esperienza e un solo EP datato 1985, il valore di questo primo full length, cresce ulteriormente, rendendolo indiscutibilmente pietra miliare del metal in generale!
Squillino le trombe, “Walls of Jericho”, la madre di tutte le intro, è destinata a diventare il tormentone sul quale cantare “Happy Happy Helloween” apre magistralmente alla devastante “Ride The Sky” un’autentica battaglia a colpi di doppia cassa, cori epicheggianti, riffs rocciosi che ci rende subito l’idea della dimensione nella quale gli Helloween ci stanno trascinando.
Ormai la strada del non ritorno è imboccata, la successiva “Reptile” è il brano più catchy, dell’intero album, e sfido chiunque a negare di aver mai intonato il coro epico col quale si chiude quest’episodio!
La rabbia fatta musica ha il nome  di “Guardians”, ennesimo episodio che lascia senza respiro, per tutta la durata, fino a quando tutti uniti sguainiamo le spade al cielo “urlando” il coinvolgente refrain che precede un solo guitar magistralmente eseguito da Kai Hansen per poi rituffarci nuovamente nel suggestivo chorus!
Ci vorrebbe un attimo di pausa e invece non è così, quasi come a dimostrare che gli Helloween sono distruttivi dall’inizio alla fine, iniziano le note della devastante “Phantoms of Death” ormai un’icona, una song destinata a diventare leggenda, un insieme di speed metal, melodia, riff e un solo guitar che valgono a Kai Hansen l’appellativo più che meritato di Sua Maestà Kai Hansen!  “Genocide everywhere, where's the saviour of this world”
La straordinaria ”Metal Invaders” è un crescendo entusiasmante di potenza che dimostra l’affiatamento fra i quattro terribili ragazzi d’Amburgo che ci prepara alle sonorità decisamente più cathcy di “Gorgar”  e un work guitar decisamente più “Happy Metal” etichetta destinata ad accompagnare negli anni gli Helloween!
Una cavalcata dietro le pelli dell’indimenticabile Ingo Schwichtenberg (R.I.P.) apre l’episodio destinato a diventare la parola d’ordine per ogni fans “Heavy Metal (Is the Law)” è totale! Capace di risvegliare impulsi non meglio distruttivi sotto forma di head bang fino all’ultimo colpo!
Si chiude con “How Many Tears” dotata di un refrain irresistibile, destinato a rimanere indelebile nella mente fino alla fine, un vero e proprio inno all’Heavy Metal, un susseguirsi di riffs coinvolgenti, solo guitar sparati a velocità inimmaginabili per la mente umana, brano articolato, lanciato a mille capace di arrestarsi con facilità impressionante per poi ripartire più forte di prima, quasi a voler prendersi gioco dell’ascoltatore, il quale si ritrova inesorabilmente inerme di fronte alla potenza devastante di Ingo, Kai, Markus, e Michael
Non a caso questo è da sempre il pezzo che chiude i live degli Helloween! (che personalmente vorrei non arrivasse mai in quanto è segno che il concerto sta per terminare N.d.A.)
Una curiosità che pochi sanno è che la prima versione di “How many tears” in realtà si chiamava "Sea of fears" come riproposto nel refrain “How many tears flow away To become a sea of fears” e fu scritta da un giovanissimo Weikath in età liceale, ed era caratterizzata da una linea vocale decisamente più “lirica” che meglio si adattava alla struttura  mid-tempo del brano. Tempo fa era scaricabile dal sito ufficiale.
Come detto in precedenza la Noise successivamente ha pensato intelligentemente di ristampare questo Album arricchendolo col mini EP “Judas”, datato 1985, che annoverava brani di assoluto spessore.
È il caso della potente “Starlight”, immaginate qualcuno che dorme, suona la sveglia, accende una sigaretta, apre una lattina, e inizia a girare fra le varie stazioni radio, immaginate che fra le varie emittenti, si soffermi casualmente sulla musichetta di "London bridge is falling down", rivista in "Happy, Happy Helloween".
Immaginate adesso quali possano essere le conseguenze! Stellare power speed deciso e diretto, tanto per rompere gli indugi con il massimo impatto possibile!
“Murderer” attacca nell’ordine con le due chitarre di Kai e Michael, seguite dal basso di Markus e la doppia cassa devastante di Ingo si tratta dell’ennesima song sparata senza pietà alcuna per l’ascoltatore, che prepara il campo di battaglia alla successiva “Warrior”, brano che inizia con l’echeggiare dei rumori di colpi di arma da fuoco, per partire, regalandoci i soliti magistrali  solo guitar di sua maestà Kai Hansen, che bene si integrano con la struttura del brano e il suo refrain di sicuro impatto!
Seguendo la scia del precedente la complessa “Victim Of Fate” è forse il brano più articolato di tutto l’album, una vera perla! Cambi di ritmo, un song-writing deciso, e un Kai Hansen ispiratissimo alla voce, che dopo un intermezzo quasi “esoterico” riparte più speed che mai con un  refrain che ormai è leggenda  “Fly high, touch the sky, you will die !” è ovviamente superfluo segnalare l’ottimo work guitar!
Finalmente I ritmi si calmano, con le note di una chitarra acustica che introduce “Cry For Freedom” che dopo un avvio mid-tempo si eleva alla massima potenza regalandoci solo guitar  botta-e-risposta di Kai Hansen e Michael Weikath!
Ultimo brano inserito in questo Cd che è orma da inserire di diritto nell’Olimpo del power metal è la bonus track “Judas” che inizialmente sarebbe dovuto essere inserita nel leggendario successivo "Keeper Of The Seven Keys". La potenza è nulla senza controllo, sembra essere la parola d’ordine di Kai e compagni, consegnandoci un’ultima chicca che non fa altro che crescere il valore di questo impedibile CD.

VOTO 10/10    

RECENSIONE A CURA DI  FABIO"defender74"