Esce nel 1988 l’ultimo episodio della formidabile trilogia iniziata
nel 1986 con l’uscita di “Walls of Jericho” e proseguita con “Keeper
of the Seven Keys Part I” (il “Keeper I”) nel 1987. Sicuramente sono
pochi i gruppi a poter vantare tre uscite consecutive così pregevoli e
ben riuscite, con crescente successo a livello mondiale. Con il primo
lavoro si fanno conoscere come una buonissima band, con il secondo
stupirono il mondo del metal, tanto da essere invitati a partecipare
al prestigioso tour americano “MTV's Headbanger's Ball Tour” con
Armored Saint e Grim Reaper, ma l’apoteosi arriva con il terzo lavoro:
“Keeper of the Seven Keys Part II”.
Non voglio ripetere considerazioni sulla line-up delle Zucche e
sull’importanza che questo lavoro ha svolto nel metal in quanto già
documentato sulla recensione di “Keeper I”. Voglio soffermarmi,
invece, sulle caratteristiche principali che lo differenziano dal
precedente: la prima osservazione è che le canzoni non sono più
scritte quasi unicamente da Hansen, ma acquista importanza a tal
proposito il lavoro svolto da Kiske ma soprattutto di Weikath
scoprendo in quest’ultimo un ottimo e sorprendente songwriter; ha,
inoltre, una durata totale nettamente maggiore rispetto al Keeper I
(55 minuti invece dei 40 minuti scarsi del precedente).
Per il resto le caratteristiche essenziali rimangono a grandi linee le
medesime del precedente, con la presenza d’assoli melodici, chorus
semplici e accattivanti con vaghi richiami al puro stile hard rock,
linee vocali che si assestano spesso su toni acuti, il tutto in
un’atmosfera che sprigiona allegria e giocondità.
A mio avviso questo lavoro appare ancora più riuscito del precedente,
forse proprio per la maggiore collaborazione data in fase compositiva
da parte dei tre leaders ma più in generale si risente del grande
affiatamento (mai più trovato) che traspare nei cinque elementi della
band; le songs che lo compongono sono tutte d’alto livello, senza cali
di tensione, davvero apprezzabile il duo Weikath-Hansen alle chitarre
e Kiske che maestosamente effettua i suoi impressionanti acuti a
salire.
Dopo una breve intro ecco “Eagle Fly Free”, veloce ed energica, una
delle songs più imitate nella sfera power per quanto riguarda la
sezione ritmica, con il giovane Kiske che dimostra di essere davvero a
suo agio, sprigionando acuti da brivido (notevole quello finale),
accompagnato dal pregevolissimo lavoro al basso di Grosskopf nella
parte centrale inserito all’interno del solito assolo di Hansen come
sempre effettuato in modo eccelso.
Un lamento c’introduce alla divertente e ironica “Dr. Stein“ che con
un chorus davvero vivace e giocoso in puro stile Happy Metal, ci narra
di una specie di Dr. Frankenstein che crea musicisti. Trovo
personalmente riuscitissima la ballad “We Got The Right” con la quale
si può apprezzare tutta la bravura di Kiske (impossibile da imitare in
sede live senza rischiare magre figure dal seppur buono frontman
attuale Andi Deris)
La celebratissima “I Want Out” forse la più coverizzata del combo
Tedesco è l’ultima testimonianza che ci lascia Kai Hansen negli
Helloween (è una di quelle canzoni che Kai ripropone ancora oggi); il
virtuoso folletto abbandonerà la band nel dicembre dello stesso anno
durante il tour che seguirà l’uscita dell’album (sostituito in tutta
fretta da Roland Grapow); ci furono molteplici cause, ma probabilmente
le più significative sono la competizione creatasi all’interno della
band con le altre due figure carismatiche (Weikath e Kiske) e la
voglia di dimostrare a se stesso di saper creare un’altra band di
successo (formerà negli anni successivi i Gamma Ray).
“I Want Out” è veloce e potente ma sempre orecchiabile, ci trasporta
con un chorus d’impatto in cui Kiske sapientemente dosa per tutta il
tempo la sua vibrante voce portandola all’apice nel chorus che si
dimostra diretto e ad alto impatto. Davvero pregevole l’assolo
centrale appena prima di una breve pausa che a termine con il solito
Kiske che in modo magistrale dimostra tutta la sua bravura in un
finale davvero coinvolgente.
La chiusura è affidata alla “Halloween” di quest’album ovvero a
“Keeper Of The Seven Keys” dalla durata di ben 13 minuti e mezzo,
ancora più bella e struggente di quella inserita nel keeper I,
sicuramente la mia preferita tra quelle del combo tedesco; cambi di
ritmo notevoli con una prova maiuscola di un Kiske che dimostra tutta
la sua maturità artistica.
Ottimo lavoro di songwriting da parte di Weikath che ci narra di un
giovane che divenuto il guardiano delle 7 chiavi che chiudono
altrettanti mari, viene incaricato ad una gravosa missione; istruito e
poi guidato spiritualmente da un vecchio saggio che lo esorta a
custodire e nascondere le chiavi dai demoni e a salvare l'umanità, e
il mondo intero, dal male.
Deve intraprendere un pericolosissimo viaggio, contrastato dalle forze
oscure, per chiudere le porte prima che l’era delle tenebre scenda
sulla terra; superando prove terribili deve gettare ognuna di esse nei
rispettivi mari caratterizzati da particolari pene e sofferenze, di
chiara ispirazione dantesca (ad esempio il primo è il mare dell’odio
mentre il secondo è quello del terrore). Riuscito nell’impresa con le
prime 6 chiavi arriva all’ultimo episodio dove ad aspettarlo c’è il
male in persona, Satana, che cerca con astuti incantesimi e
stratagemmi di sconfiggere il giovane. Ma grazie allo spirito del
vecchio saggio corso in suo aiuto riesce nella pericolosa impresa
salvando il mondo.
In definitiva quest’album è veramente bello e coinvolgente, con tutte
le 10 songs di gran livello; mi chiedo che cosa avrebbero potuto
ancora combinare insieme questi signori se non avessero intrapreso
carriere diverse negli anni successivi. Se dovete scegliere un album
degli Helloween sicuramente vi consiglio “Keeper of the Seven Keys
Part II”.
VOTO 9,5/10
RECENSIONE A CURA DI ALEX M'LITIA
Gli Helloween non hanno di sicuro inventato il power metal
e il “Keeper Of The Seventh Keys II” è la conferma la definita
consacrazione dopo il precedente già ottimo “Keeper Of The Seventh Keys
I”.
Un'autentica perla di power/speed metal di vecchio stampo teutonico,
quanto di meglio la seconda metà degli anni 80 abbia generato.
Se il primo capitolo dei due Keeper è stato fondamentale per la crescita
della band, col cambio di Line-Up in cui troviamo Kiske alla voce e Kai
Hansen “relegato”, col "Keeper Of The Seven Keys Part II" gli Helloween
riescono nella “mission impossible” di superare se stessi realizzando un
capolavoro assoluto che non conosce sbavature né imperfezioni, in cui
risalta subito un Weikath ispirato nel songwriting, (autore della maggior
parte dei brani) allegro e scanzonato (“Rise and Fall”, “Dr. Stein”) ma
anche aggressivo, riffs più heavy ed a tratti volte più melodici, un
capolavoro di Speed/Power Metal.
Dopo la breve intro strumentale “Invitation”, il lavoro è subito esaltato
da quella che è una gemma, un vero inno che ormai è da considerare di
diritto nella storia dell’Heavy Metal, l’immensa “Eagle Fly Free”, una
speed song che parte sparata e continua per 5 minuti su questi livelli con
un ritornello unico da cantare a squarciagola sotto il palco ad ogni
esibizione live degli Helloween, incredibili refrain un Kiske unico…
In men che non si dica si passa alla stupenda “You Always Walk Alone” per
giungere alle due canzoni più happy di tutta la discografia Helloweeniana
“Rise And Fall”, potente allegra, di facile presa, e la successiva
“Dr.Stein” caratterizzata da un refrain semplice ma efficace, brano che
narra di uno scienziato pazzo che vuole creare musicisti rock.
Ed eccoci giunti all’epicissima “We Got The Right” (mitico il suo
incedere!) una canzone che sale d’intensità nel corso dei sui 5 minuti
caratterizzata da un inizio soft per poi consacrarsi un’ottima speed song
in cui è da segnalare lo splendido chorus valorizzato dalla voce acuta di
un Kiske sempre più “esteta”.
“Save Us” song scritta da sua maestà Kai Hansen canzone semplice ed
energica con assoli di chitarra dello stesso Hansen iperveloci.
Siamo quasi giunti alla fine della saga, “March Of Time” e “I Want Out”
sono le due songs che precedono la maestosa title track Keeper Of The
Seven Keys con la solita grande interpretazione di Kiske immenso!
“March Of Time” un autentico rullo compressore è la batteria di
Schwichtenberg, mentre Kai e Weikath riescono ad esaltare le loro chitarre
con assoli intrecciati a velocità ipersoniche, che portano subito ad un
altro cavallo di battaglia della band, la spettacolare “I Want Out” che è
certamente uno dei brani più alti e immediati dell'intero album, non a
caso scelto come singolo.
La conclusione spetta di diritto alla suite “Keeper Of The Seven Keys” una
long song della durata di 14 minuti d’epicità totale potenza, e melodia,
con un songwriting complesso ad opera del genio di Weikath, in cui viene
narrata la lotta del custode delle sette chiavi con le forze del male, è
una canzone articolata, che alterna parti complesse ad un chorus di
notevole impatto, linee melodiche, alternate a momenti decisamente più
cupi, riffs Heavy/Speed che esaltano la struttura dell’intera canzone.
Che dire ancora dopo 17 anni questi due album sono capaci come pochi di
farmi emozionare come se fosse la prima volta che li ascolto, consiglio di
cercare (se ancora si trova) lo splendido LP, da segnalare anche i
magnifici artwork che richiamano ad atmosfere epiche e fantasy, che
diventano decisamente più happy sfogliando le pagine del booklet (o
aprendo il doppio album in vinile) in cui le “Zucche” sono le protagoniste
assolute.
Follow the sign, together we'll fly some day.
VOTO 10/10
RECENSIONE A CURA DI FABIO"defender74"
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