Che album!
Non ho parole per descrivere questo 6 capitolo del quartetto
finlandese/americano.
I Kamelot hanno continuato a rielaborare il proprio sound, anno dopo anno, tour
dopo tour, album dopo album.
Attivi dal lontano 1994 col debut album "Eternità” sfornano due anni dopo
"Dominion”, nel 1997 la band si arricchisce dei nuovi elementi Grillo e Khan e
dà alla luce “Siege Perilous".
Nell’anno seguente arriverà il compact "The Fourth Legacy" e nel 2000 il primo
Live album, nello stesso anno nasce la quanta fatica dei Kamelot, “Karma”
mentre il quinto studio album "Epica" è datato 2003.
Il resto è attualità "The
Black Halo" costituisce un altro capitolo emozionante ed epico della brillante
storia della formazione statunitense.
Dico subito che per apprezzarlo al 100% questo lavoro necessita di qualche
ascolto in più non è il classico album che entra subito nella testa ma è
sicuramente uno di quelli che una volta assimilato difficilmente poi se ne potrà
fare a meno!
I Kamelot ci propongono un sound variegato che va da un Power Metal di stampo
Europeo, a sonorità speed, passando per temi gotici, elementi prog, neoclassici
e sinfonici
“The Black Halo” è un'opera straordinariamente complessa ed affascinante, non
lascia neanche un minuto alla noia, l’atmosfera è oscura e drammatica dettata
dai testi ispirati all’eterna lotta fra il bene e il male, amore, vita e morte!
Per questo grandioso progetto i Kamelot si sono avvalsi del supporto di numerosi
guest fra i più conosciuti tra loro sono, sicuramente, Shagrath, e Jens
Johansson.
“A parte gli argomenti trattati, molto intricati, "The Black Halo" suona più
duro ed oscuro rispetto ai nostri dischi precedenti, senza però aver
drammaticamente cambiato il nostro stile" sottolinea Roy Khan. "Abbiamo
enfatizzato ancor di più il suono di chitarra, di per sé già molto energico,
adattandolo alle canzoni scritte in maniera sì concisa ma anche accurata"
afferma il chitarrista Thomas Youngblood.
L’opener “March of Mephisto” che vede la partecipazione di Shagrath (DIMMU
BORGIR) e Jens Johansson (STRATOVARIUS) è un brano micidiale, con un
ispiratissimo Thomas Youngblood alla sei corde, si passa con facilità disarmante
da atmosfere oscure ad atmosfere più melodiche.
Khan c’è lo spiega così "Da una parte il classico stile dei Kamelot, dall'altra
Shagrath, il leader della band attualmente più importante del mondo in campo
black metal, e dall'altra ancora uno stupefacente assolo di Jens, il cui
approccio "violinistico" esprime al massimo lo strumento del diavolo".
La successiva “When The Lights Are Down" è un semplicemente perfetta, cambi di
tempo, melodia, riff esaltanti, e un refrain impressionante in una sola parola
Meravigliosa!
Di “The Haunting (Somewhere in Time)” la prima cosa che colpisce è lo
straordinario pathos che i nostri riescono a regalarci sin dalle prima note,
fino ad arrivare ad un refrain melodico e carico di energia.
Una sirena bitonale è il preludio a “Soul Society” qui le tastiere giocano un
ruolo fondamentale, che si integrano alla perfezione nella song più power
dell’intero lotto, orchestrazioni magiche, e riff decisi, "Soul society", ci
mostra i musicisti nella loro dimensione veloce, potente ma, allo stesso tempo,
profondamente melodica e malinconica. "Siamo sempre alla ricerca di nuove
sonorità e soluzioni originali nella nostra musica, ma rimanendo fedeli alle
nostre radici ed al Kamelot sound, che abbiamo creato con grande fatica negli
anni" afferma Youngblood.
Dopo il primo Interludio “Dei Gratia” un coro angelico e la magnificenza di un
pianoforte accompagnano Khan nel suo cantato drammatico e melodico, una prova
decisamente sopra le righe per una delle ballad più struggenti che abbia mai
ascoltato, tutto questo prende il nome di “Abandoned” che attraverso un
temporale ci trasposte in men che non si dica nella successiva “This Pain”,
altra mid tempo melodica, caratterizzata da un sound pomposo e grandioso e un
ottimo work guitar!
Altro nome importante “Moonlight” per l’episodio più prog di tutto il lavoro,
cambi di ritmi, giochi sinfonici ricerca della perfezione in ogni particolare,
l’orchestra che si mescola ai suoni più duri delle chitarre, rende questo brano
davvero unico.
Ed eccoci arrivato il secondo interludio recitato "Un Assassinio Molto
silenzioso", puro cabaret - inedito per una band metal - affidato al cantato in
italiano di Cinzia Rizzo (già vocalist nei dischi dei Rhapsody).
L’album entra nella fase finale ma deve ancora regalarci emozioni, quali la
title track “The Black Halo” brano di tipico stampo power europeo e soprattutto
la ben più speed “Nothing Ever Dies” il cui refrain, forse il più bello di tutto
l’album, si alterna con dei solo guitar acrobatici e riff devastanti.
Poesia teatralità raccontata in musica, ovvero “Memento Mori” la composizione
più lunga, non solo su "The Black Halo", ma dell'intera discografia dei Kamelot.
Siamo di fronte ad una suite memorabile, nove minuti in cui i cambi di tempo
variano dal gotico al sinfonico, i riff sono devastanti e melodici, e la voce di
Khan estasiante raggiunge l’apoteosi nei refrain epici.
Il terzo interludio – “Midnight/Twelve Tolls for a New Day” - ci conduce
all’epilogo “Serenade” l’episodio più speed di quello che sicuramente è
destinato ad essere uno dei primi dischi Power del 2005, anche se siamo solo a
metà marzo!
L’album è stato prodotto presso i Pathway and Gate Studios di Wolfsburg ad opera
di Sasha Paeth (Rhapsody, Angra).
Oltre a Shagrath e Johansson, hanno dato il loro contributo, come ospiti, Simone
Simons, (Epica), Mari (Masqueraid) ed il coro dei Kamelot composto da Herbie
Langhans (7th Avenue), Amanda Somerville-Scharf, Miro, Gerit Göbel, Thomas
Rettke (Heaven's Gate) ed Elisabeth Kjaernes, Cinzia Rizzo, che canta in
italiano l'intermezzo "Un assassinio molto silenzioso”.
VOTO 9/10
RECENSIONE A CURA DI FABIO"defender74"
I Kamelot si sono sempre
distinti per l’eleganza del proprio suono. Questa loro ultima fatica ce li
consegna in un contesto power metal orchestrale intrigante, ampolloso, maturo e
magniloquente.
I temi trattati continuano la rivisitazione del “Faust” di Goethe come nel
precedente “Epica”. La produzione è di alto profilo grazie al lavoro di Miro
(impegnato anche nelle parti di tastiera) e del famoso Sascha Paeth, uno che nel
ramo la sa lunga.
Si parte con “March of Mephisto”, che dovrebbe beneficiare dell’apporto di un
peso massimo del growl come il Dimmu Borgir Shagrath, che invece non lascia un
segno tangibile nell’economia generale del brano, peraltro ineccepibile dal
punto di vista “Kamelot”.
Il disco poi tocca varie ambientazioni rimanendo però sempre all’interno dei
confini del power metal melodico. I nostri si insinuano in territori dark con “Moonlight”,
“Memento Mori” (anch’essa con Shagrath come guest) e “Serenade”, scrivono ottime
melodie come in “The Haunting” e “Abandoned”, osano un qualcosa di modernista
in “Soul Society” e “This Pain”. I pezzi robusti più classicamente power metal
in senso stretto ovviamente non mancano come “When the Lights are Down” e
“Nothing Ever Dies”. La vera sorpresa dell’album
risiede nell’ interludio teatrale di “Un
Assassinio Molto Silenzioso”, cantato in italiano da Cinzia Russo (probabilmente
i Rhapsody fanno scuola anche oltre oceano). Su tutti i pezzi svetta l’ottima
prova del cantante Roy Khan: provate a sentirvi “Soul Society” e poi mi direte…
L’unica delusione è da ricercare nei poco incisivi interventi
degli special guest annunciati da tempo dal combo americano. Il cantante dei
Dimmu Borgir Shagrath si limita a una comparsata che non lascia il segno, così
come quella di Simone Simons (cantante degli Epica) non graffia a dovere. Il
fatto che siano stati scimmiottati per vendere qualche copia in più non depone
certo a favore dei Kamelot.
Tornando, (per chiudere), a digressioni di carattere meramente tecnico e
lasciando da parte queste considerazioni di marketing… se cercate un album di
power metal di classe suonato con i contro…baffi, accomodatevi, "The Black Halo"
è quello che fa per voi. E’ un lavoro fluido, che non stanca (particolare non da
poco visto i gruppi power metal che ci sono in giro), e cresce ascolto dopo
ascolto.
Consigliato.
VOTO 8,5/10
RECENSIONE A CURA DI
STEFANO"STEVEN
RICH"RICETTI
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