Mettiamo subito in chiaro le cose: i Dragonforce sono geniali. Una
band che non scende a compromessi e propone un Power Metal che
definire Power è ampiamente riduttivo; il loro sound è un
concentrato di tecnica, melodia, riff d’estrazione cosmica, ritmi
sempre elevati, refrain semplici e coinvolgenti in una parola i
Dragonforce si possono definire una perfetta macchina da pogo!
Ma prima di tutto raccontiamo un po’ di storia.
La band nasce a Londra nel 1999, e dopo vari cambi di line up, e
un’intensa attività live per i vari pub londinesi, s’impone
all’attenzione degli addetti ai lavori con un debut album di
straordinaria intensità, “Valley of the Damned”, datato 2003. Ma il
successo tanto atteso e meritato arriverà l’anno successivo con
“Sonic Firestorm”, lavoro di sicuro impatto.
Adesso anche il grande pubblico inizia ad accorgersi di questi
ragazzi, tanto che le date dei loro live aumentano a dismisura e
iniziano i primi tour europei che daranno modo di farsi conoscere
anche al di fuori dell’isola.
Ed ecco il tanto atteso terzo album, che per molti rappresenta la
prova del nove, tante altre band in passato si sono perse per strada
al raggiungimento del fatidico numero tre. Ovvia quindi l’attesa di
questo “Inhuman Rampage”, e puntualmente i Dragonforce non hanno
tradito le aspettative.
Il marchio di fabbrica è sempre lo stesso, si tratta di un lotto di
brani, potenti e veloci, con riff impietosi, guitar work sempre
all’altezza della situazione, assoli articolati e ben manovrati dai
due lead guitar Sam Totman e Herman Li, che spesso vanno ad
intrecciarsi fra loro. Dietro le pelli Dave Mackintosh detta legge,
con la sua doppia cassa formato elicottero che ruleggia dal primo
all’ultimo minuto senza dare tregua all’ascoltatore.
In questo stillicidio di scarica adrenalinica, ben si integrano le
note della tastiera di Vadim Pruzhanov.
Da sottolineare infine la prova di ZP Theart, le cui linee vocali
raggiungono tonalità elevate, che ben si incontra nel complesso del
prodotto proposto dalla band londinese.
Ci ritroviamo così di fronte a brani come “Revolution Deathsquad”,
“Cry For Eternitye” e “Through The Fire And Flames”, che sono delle
piccole suite, dotate di refrain galattici, cori epici qua e là, e
soli chitarristici talmente veloci da sfiorare l’incoscienza.
L’avvio di “Storming The Burning Fields” è qualcosa di devastante,
la doppia cassa sembra dover esplodere da un momento all’altro, il
brano mantiene lo stesso ritmo per tutta la sua durata, perdendo
qualcosa nel pre-refrain, ma recuperando alla grande nel refrain
stesso.
“Operation Ground And Pound” è forse l’episodio più entusiasmante
dell’intero lotto, si tratta di un brano che mozza il fiato
dall’inizio alla fine, trascinante e deciso come un pugno nello
stomaco.
Non mancano i colpi d’oro estemporanei rappresentati da brani come
“The Flame of Youth”, e “Body Breakdown”.
Ed ecco arrivato anche il momento della ballad, “Trail Of Broken
Hearts”, alla quale spetta il compito di congedarci da questo
“Inhuman Rampage”.
Pur trattandosi di una bella canzone c’è da dire che non raggiunge i
livelli di bellezza di “Dawn Over a New World” del precedente album
“Sonic Firestorm”. La produzione è “fatta in casa” ad opera di Sam
Totman, Herman Li e Vadim Pruzhanov, l’album è stato registrato
presso i Thin Ice Studios in Surrey, e LamerLuser Studios di Londra,
fra marzo e settembre dello scorso anno.