Sesto
studio album per i Freedom Call, la simpatica band di Zimmermann e Chris Bay
ormai attiva dal lontano 1999, anno in cui debuttarono con “Stairway
to Fairyland”.
Per
l’occasione i nostri, si sono rifatti il look, leggi cambi di line-up, che
hanno visto la dipartita di Nils Neumann, tastiere, e la sostituzione
rispettivamente al basso di Ilker Ersin con Armin Donderen e alle sei corde di Cédric
Dupont con Lars Rettkowitz.
In molti compreso il sottoscritto, davano per finiti i Freedom Call, dopo una
rivoluzione di questa portata, nulla a che vedere con quanto avvenne in
occasione del trasferimento di Sascha Gerstner agli Helloween.
Quello che ne è nato è un album che pur non aggiungendo nulla di nuovo al
“Freedom Call’s style” scorre piacevolmente per la durata delle sue 11
songs, anche se a tratti risulta scontato e oltremodo banale.
In
certi passaggi, come nella opener “Innocent
World” sembra
quasi poter riconoscere il refrain senza averlo mai sentito prima.
Da sottolineare il bel guitar
solo nel finale, del neo arrivato Lars Rettkowitz, da dimenticare il coro del
“Piccolo Antoniano” che nel tentativo di rendere la song più “happy”
sortisce l’effetto contrario, pronto ad essere usato come Inno per l’Unicef.
Si prosegue con “United
Alliance” e anche in questo caso la sensazione del “già sentito” incombe
fino a diventare realtà nei cori e nel refrain.
Qualcosa di diverso si intravede con la successiva “Mr. Evil” che pur
trattandosi di una easy
listening song, è
resa interessante da un riff catchy che si stampa in testa
“Queen
Of My World” parte con un interessante guitar solo, per poi perdersi nel
solito refrain scontato, con in più (o in meno, che dir si voglia) dei passaggi
ultrapiatti.
Fino
a questo momento la delusione è tanta, ma ecco, quando meno te l’aspetti la
svolta, con “Light
Up The Sky” si cambia registro, ascoltando qualcosa di più fresco, e
soprattutto più articolato, quasi un deja vu della splendida “Oceon” anche
se con un’impronta più teatrale.
La conferma che l’andamento dell’album è cambiato la si ha con la seguente
“Words Of Endeavour” una ballad, che condiziona fin dalle prime battute lo
stato d'animo dell’ascoltatore, con la sua atmosfera struggente!
“Blackened
Sun” influenzata dalla precedente “Words Of Endeavour” mantiene i livelli
happy sotto la soglia di guardia, mostrando qualcosa di interessante grazie al
sound elettronico delle tastiere, che tuttavia non convingono del tutto.
È
il momento della title track “Dimensions” episodio che a dire il vero passa
inosservato, e trattandosi della canzone che dà il nome all’album non è
certamente un buon segno.
Siamo
giunti quasi in dirittura d’arrivo, ed è proprio in zona Cesarini che questo
nuovo capitolo dei Freedom Call esprime il meglio di sé, con l’ottima “My
Dying Paradise”
che tornando a cavalcare l’onda delle sonorità più happy ridona interesse ad
un album che fino a questo momento, fatta eccezione per alcuni episodi, non
entrerà certamente nella classifica dei migliori lavori del combo tedesco.
Eppure questa “My
Dying Paradise” grazie al suo refrain sembra salvare il salvabile, come la
successiva “Magic Moments” che pur ricordando anche lei, episodi di un
passato neanche tanto remoto di Zimmermann
e compagni, si lascia ascoltare con piacere, giungendo alla scommessa “Far
Away”, caratterizzata dal suono scozzese delle cornamusa che, non è la prima
volta, si integra alla perfezione con certe sonorità Metal!
In
conclusione si tratta di un album dai due volti, interessante in alcuni episodi,
deludente e scontato in altri.
Sicuramente “Light Up The Sky”, “My Dying Paradise” e “Far Away”
rappresentano i punti più alti dell’intero prodotto, troppo poco per una band
che ormai è sulle scene da quasi dieci anni; e se la massiccia rivoluzione di
line up può rappresentare un alibi, va anche detto che questa non è una
giustificazione per un album che sembra nato da b-sides di vecchi lavori.
A
questo punto tanto vale continuare ad ascoltare “Taragon” e “Crystal Empire”!
Tuttavia,
viste le vicissitudini della band, non si può parlare di bocciatura, ma
certamente rimandati al prossimo lavoro.