FREEDOM CALL - DIMENSIONS
(SPV/AUDIOGLOBE)
2007
1 – DEMONS DANCE




SITO UFFICIALE

2 – INNOCENT WORLD
3 – UNITED ALLIANCE
4 – MR. EVIL
5 – QUEEN OF MY WORLD
6 – LIGHT UP THE SKY
7 – WORDS OF ENDEAVOUR
8 – BLACKENED SUN
9 - DIMENSIONS
10 – MY DYING PARADISE
11 – MAGIC MOMENTS
12 – FAR AWAY


Sesto studio album per i Freedom Call, la simpatica band di Zimmermann e Chris Bay ormai attiva dal lontano 1999, anno in cui debuttarono con “Stairway to Fairyland”.
Per l’occasione i nostri, si sono rifatti il look, leggi cambi di line-up, che hanno visto la dipartita di Nils Neumann, tastiere, e la sostituzione rispettivamente al basso di Ilker Ersin con Armin Donderen e alle sei corde di Cédric Dupont con Lars Rettkowitz.
In molti compreso il sottoscritto, davano per finiti i Freedom Call, dopo una rivoluzione di questa portata, nulla a che vedere con quanto avvenne in occasione del trasferimento di Sascha Gerstner agli Helloween.
Quello che ne è nato è un album che pur non aggiungendo nulla di nuovo al “Freedom Call’s style” scorre piacevolmente per la durata delle sue 11 songs, anche se a tratti risulta scontato e oltremodo banale.
In certi passaggi, come nella opener “Innocent World” sembra quasi poter riconoscere il refrain senza averlo mai sentito prima.
Da sottolineare il bel
guitar solo nel finale, del neo arrivato Lars Rettkowitz, da dimenticare il coro del “Piccolo Antoniano” che nel tentativo di rendere la song più “happy” sortisce l’effetto contrario, pronto ad essere usato come Inno per l’Unicef.
Si prosegue con “United Alliance” e anche in questo caso la sensazione del “già sentito” incombe fino a diventare realtà nei cori e nel refrain.
Qualcosa di diverso si intravede con la successiva “Mr. Evil” che pur trattandosi di una
easy listening song, è resa interessante da un riff catchy che si stampa in testa
“Queen Of My World” parte con un interessante guitar solo, per poi perdersi nel solito refrain scontato, con in più (o in meno, che dir si voglia) dei passaggi ultrapiatti.
Fino a questo momento la delusione è tanta, ma ecco, quando meno te l’aspetti la svolta, con “Light Up The Sky” si cambia registro, ascoltando qualcosa di più fresco, e soprattutto più articolato, quasi un deja vu della splendida “Oceon” anche se con un’impronta più teatrale.
La conferma che l’andamento dell’album è cambiato la si ha con la seguente “Words Of Endeavour” una ballad, che condiziona fin dalle prime battute
lo stato d'animo dell’ascoltatore, con la sua atmosfera struggente!
“Blackened Sun” influenzata dalla precedente “Words Of Endeavour” mantiene i livelli happy sotto la soglia di guardia, mostrando qualcosa di interessante grazie al sound elettronico delle tastiere, che tuttavia non convingono del tutto.
È il momento della title track “Dimensions” episodio che a dire il vero passa inosservato, e trattandosi della canzone che dà il nome all’album non è certamente un buon segno.
Siamo giunti quasi in dirittura d’arrivo, ed è proprio in zona Cesarini che questo nuovo capitolo dei Freedom Call esprime il meglio di sé, con l’ottima “My Dying Paradise” che tornando a cavalcare l’onda delle sonorità più happy ridona interesse ad un album che fino a questo momento, fatta eccezione per alcuni episodi, non entrerà certamente nella classifica dei migliori lavori del combo tedesco.
Eppure questa “
My Dying Paradise” grazie al suo refrain sembra salvare il salvabile, come la successiva “Magic Moments” che pur ricordando anche lei, episodi di un passato neanche tanto remoto di Zimmermann e compagni, si lascia ascoltare con piacere, giungendo alla scommessa “Far Away”, caratterizzata dal suono scozzese delle cornamusa che, non è la prima volta, si integra alla perfezione con certe sonorità Metal!
In conclusione si tratta di un album dai due volti, interessante in alcuni episodi, deludente e scontato in altri.
Sicuramente “Light Up The Sky”, “My Dying Paradise” e “Far Away” rappresentano i punti più alti dell’intero prodotto, troppo poco per una band che ormai è sulle scene da quasi dieci anni; e se la massiccia rivoluzione di line up può rappresentare un alibi, va anche detto che questa non è una giustificazione per un album che sembra nato da b-sides di vecchi lavori.
A questo punto tanto vale continuare ad ascoltare “Taragon” e “Crystal Empire”!
Tuttavia, viste le vicissitudini della band, non si può parlare di bocciatura, ma certamente rimandati al prossimo lavoro.

VOTO 5,5/10    

RECENSIONE A CURA DI  FABIO"defender74"