Debut album per gli scandinavi Frequency, power metal band svedese, nata
dall’unione dei Melodramma e della death metal band Lothlorien.
“When dream and fate collide”, edito da Scarlet Records,
si fa subito apprezzare per la buona produzione, nonché per il tentativo ben
riuscito di mescolare potenza melodie ed energia, in un sound che alla fine
risulterà essere lontano dal tipico Power teutonico, al quale, forse troppo
frettolosamente, la band è stata accostata.
Le nove tracce proposte sono abbastanza interessanti, e ad un primo ascolto
suscitano interesse nell’ascoltatore, tuttavia, sembra ancora che ai nostri
manchi qualcosa.
“When Dream and Fate Collide”, non è affatto un disco che lascerà il
segno, e probabilmente dopo qualche mese finirà inesorabilmente nel
dimenticatoio, ma non lasciatevi ingannare.
Non siamo di fronte ad uno dei tanti album che hanno nulla o poco da dire;
sebbene, trattandosi di una band nata dalle ceneri di due formazioni che
proponevano generi così diversi fra loro, era auspicabile aspettarsi qualcosa
di diverso, per intenderci un’alchimia interessante tra death e power, che
possiamo solo lontanamente immaginare nel brano “Distant Light”.
Nel platter non mancano sporadiche influenze Prog, che si fanno sentire negli
episodi “Fire and steel”, e la successiva “The wicked is born”, fra gli
altri brani proposti da segnalare l'opening track, “Oblivion”, e la
convincente “Time”, dove i refrain si fanno più accattivanti e i riff più
decisi, lasciando anche spazio ad un timido ma interessante solo guitar.
Sia “Facing destiny”, che la title track “When dream and fate collide”,
sono due episodi trascurabili, nonostante il tentativo, non esaltante, di
riproporre dei riff più convincenti.
L’unico brano che si eleva una spanna sopra tutti gli altri è “Pitch
black”, mentre la traccia di chiusura, “Dimension for the week”, passa
inosservata.
Che dire? Nulla da rimproverare a questi ragazzi sotto l’aspetto “tecnico”
(composizione, esecuzione e produzione), ma troppo poco per dare un giudizio
definitivo su una band che comunque al suo debut album, gli spunti interessanti
non mancano, anche se il mood creatosi durante l’ascolto di questi nove brani,
non resterà certamente scolpito a lungo nella mente dell’ascoltatore.
L’impressione che se ne ricava è di una band che se riuscisse a trovare una
propria personalità, potrebbe in futuro essere capace di grandi cose.
Dimenticavo, capitolo artwork, definirlo orribile probabilmente non renderebbe
l’idea, c’è da lavorare anche sotto quest’aspetto.