GAIA EPICUS - SYMPHONY OF GLORY
(SOUND RIOT)
2005
1 - WELCOME (INTRO)




SITO UFFICIALE
 

2 - TIME AND SPACE
3 - MIRACLES
4 - SEIZE THE DAY
5 - HAND OF FATE
6 - WINGS OF FREEDOM
7 - SPANISH EYES
8 - NO RELEASE?
9 - CHAMBER OF SECRETS
10 - BE THY CROSS MY VICTORY
11 - SYMPHONY GLORY


Un tempo i fiordi norvegesi erano soprattutto la culla di band Black e Gothic Metal basti pensare cosa rappresentano i Dimmu Borgir per Oslo e la Norvegia tutta.
Può capitare però, che dal nulla sbuchino anche alte realtà, di stampo tipicamente Power, o addirittura Melodic Metal.
Questo è il caso dei Gaia Epicus, il cui nome è tuto un programma, melodic metal appunto, come amano definirsi i nostri, arrivati al secondo album dopo un discreto debut album “Satrap” che nonostante sia stato ben accolto dalla critica, peccava d’ingenuità, difettando, e nella produzione, ma soprattutto nel tentativo quanto mai vano di emulare gli Helloween, proponendo un Power metal altamente melodico, fino al punti di risultare scontato e a tratti noioso.
È quindi con una certa diffidenza che mi sono avvicinato a questo secondo capitolo della Band Norvegese, che invece ho trovato decisamente più maturo e fresco rispetto al precedente album.
Certo non mancano ancora certe ingenuità, come le lunge canzoni stile Dragonforce (e su questo terreno i Londinesi sono maestri indiscussi), che non aggiungono nulla di nuovo nel complesso dell’album, solo guitar messi qua e là che sembrano non avere alcun legame con la struttura del brano, cori banali e soprattutto, un limite a livello vocale. Il buon Thomas fa del suo, ma su certe note sembra proprio un pesce fuor d’acqua, come nel caso della suite da dieci minuti “Symphony of glory” che di per se è uno splendido lavoro, in cui collimano perfettamente melodia ed eticità, caratterizzata da un bellissimo intro tastieristico, cambi di tempo continui, ed un ottimo guitar work e un refrain talmente semplice e allo stesso tempo coinvolgente.
Ma andiamo per ordine, è dunque è la speed “Time and space” che ha l’onore di aprire le danze, preceduta da una simpatica intro “circense”. Questo è il brano più veloce dell’intero lotto, ed anche uno dei più lunghi, al quale si contrappongono le melodiche “Miracles” un mid tempo, che cattura l’attenzione grazie ad un refrain che troviamo quasi subito ad inizio brano e che caratterizzerà l’intero episodio, e la successiva “Seize the day”, altra canzone dotata di refrain semplice e immediato immerso in un riff easy che via via si fa sempre più duro.
Ed infatti c’è ne rendiamo subito conto nella seguente “Hand of fate” in cui i nostri mettono da parte per un po’ melodie estreme, per proporci un brano in stile Hammerfall, o anni ‘80 se preferite; l’esperimento sembra riuscito, grazie anche a dei cambi di tempo che rendono il brano decisamente più interessante.
“Wings of freedom” passa inosservata, così come la seguente “Spanish eyes” che pur essendo un pezzo valido non convince in pieno. Questo è senza dubbio il punto più basso dell’album che prosegue con la trascurabile “No release?” e la decisamente inutile “Chamber of secrets” pezzo strumentale della durata di quasi quattro minuti. Superfluo.
I livelli si alzano sul finale con un altro brano di lunga durata “Be thy cross my victory”, per la quale vale il discorso fatto per l’opener “Time and space”.
La chiusura spetta alla suite “Symphony of glory”, di cui abbiamo già parlato.
Che dire, i nostri sono decisamente sulla strada buona, questo secondo album deve rappresentare un punto da cui partire perché le potenzialità ci sono, soprattutto se Thomas Chr.Hansen lasciasse a qualcun altro il microfono e lui si dedicasse solo alla chitarra.

VOTO 6,5/10    

RECENSIONE A CURA DI  FABIO"defender74"