…E le Zucche ancora una volta stupirono tutti con un album imprevedibile,
proprio quando da più parti si dava per finita la band amburghese, Mr. Weikath
sferra il suo attacco deciso, spiazzando gli scettici, e soprattutto regalando
ai veri fans, quelli più integralisti, undici nuove canzoni, capaci di
emozionare come solo gli Helloween sanno fare da ormai più di due decenni.
Ma andiamo per ordine, per il loro dodicesimo album in studio gli Helloween
hanno deciso di fare le cose per bene, sì perché, se da più parti,
s’ironizzava sul nuovo album, è anche vero che ogni nuova relase delle Zucche
suscita interesse, nel bene o nel male.
Questo avvenne col precedente “Keeper III”, poco apprezzato dagli addetti al
settore, nonché dai fans “meno attenti”. Due anni fa gli Helloween si
misero in gioco scommettendo su di un nome “scomodo”, ovvio che solo una
persona insana di mente poteva aspettarsi il prosieguo dei due gloriosi
predecessori, certo, se consideriamo i pareri della “massa” la scommessa fu
persa. A mio modo di vedere, e non solo il mio fortunatamente, in
quell’occasione sarebbe bastato intitolare l’album in modo diverso,
rinunciare al doppio dischetto, sacrificando due o tre tracce inutili, e a
quest’ora staremmo parlando di una scommessa vinta! Perché questo preambolo?
Semplicemente perché nel caso di “Gambling with the Devil”, Weikath &
soci sembrano aver imparato dagli errori precedenti (solo chi non si mette
continuamente in gioco non rischia nulla) e, curando ogni più piccolo
particolare hanno consegnato nelle mani dei fans un album che non ha punti
deboli, un lavoro che a differenza del “Keeper III”, non vuole e non può
essere considerata la continuazione di nessun lavoro precedente, tuttavia, anche
se con le dovute precauzioni, “Gambling with the Devil”, sembra riuscire
dove il “Keeper III” aveva fallito, accostandosi però non alla “saga
delle sette chiavi” ma ad un altro glorioso lavoro degli Helloween, quel
“Better Than Raw” datato 1998 che entrò di diritto negli album storici del
combo tedesco.
Ecco perché “Gambling with the Devil”, è da considerarsi un regalo per chi
ha sempre creduto negli Helloween!
Gira la ruota!
…e dopo la breve intro “Crack the Ridde”, alla quale Biff Byford (Saxon)
ha prestato la sua voce per il parlato, si parte alla grande con undici tracce
che andiamo ad esaminare una ad una.
Punti focali dell'album, secondo il comunicato stampa ufficiale, saranno i tre
capitoli intitolati "The Bells Of The Seven Hells", "Falling To
Pieces" e "I.M.E.", che rappresentano il titolo ambiguo
dell'album che copre tutte le tematiche del disco.
Crack the Riddle - intro trascurabile, del resto l'unica vera intro con
la I maiuscola, che da sola vale quasi come una canzone vera e propria, è
quella “Deliberately Limited Preliminary Prelude Period In Z” del già
citato “Better Than Raw”, che altro aggiungere, impossibile ripeterla.
Kill It – Che sorpresa! Anzi no, i fans irriducibili ricorderanno
certamente la mitica “Push”, ecco, un Deris così “tirato” non lo
sentivo appunto da quella opening-track di “Better Than Raw”, e a questo
punto ha un suo perché anche l’intro, "gira la ruota". Anche in
questo caso, come nel 1998, si tratta di una opening-track, altra coincidenza?
Da segnalare l’ottimo guitar work, di un sempre più protagonista Sasha, che
qualcuno troppo presto ha etichettato come chitarrista di serie B, evidentemente
per “certa gente”, il solo fatto di saper suonare la chitarra, da loro il
diritto di poter emettere sentenze senza appello. Potere di internet, tutti
possono esprimere la loro opinione oggi giorno.
The Saints - Bella intro happy, bel bridge happy, bel refrain happy!
Questi sono gli Helloween, non potete chiedere niente di più niente di meno.
Ancora un grande lavoro della coppia Sasha/Weikath, e c’è da contarci, “The
Saints” dal vivo sarà la classica song da head bang!
As Long As I Fall - Bella! Fino ad ora il refrain più emozionante!
Questa song ha un qualcosa ripreso da “Better Than Raw”, anche se è proprio
nella fase del refrain che il pezzo sembra strizzare l'occhio deciso agli anni
'80. E poi quel sound del piano, mai invadente, aggiunge qualcosa in più alla
canzone che, seppur breve, convince immediatamente fin dal suo primo ascolto!
Paint A New World - Si prosegue sulla strada già intrapresa nei
precedenti episodi ascoltati fin'ora, in “Paint a New World”, spicca il
solito Sasha in fase guitar solo, ovviamente anche in questa traccia, il refrain
immediato è un valore aggiunto.
Final Fortune – Mio Dio! Cosa si sono inventati, cosa hanno creato!
Credetemi, se mi dicessero che “Final Fortune” sembra uscita direttamente da
uno dei due Keeper, non sarebbe affatto un’affermazione spropositata,
tutt’altro! Bella, bella e ancora bella, come la precedente “As Long As I
Fall”, strizza l'occhio al passato! Emozionante il solito piano discreto, mai
invadente, refrain d’impatto immediato, stupendo il guitar work; devastante il
duello a suon di chitarre che parte intorno al terzo minuto, questa è una di
quelle canzoni che da vivo risulterà entusiasmante, destinata a diventare una
classica, scommettiamo? Questa volta la ruota si è fermata sul numero vincente!
The Bells Of The 7 Hells - Meno immediata dei precedenti brani, è la
classica canzone che non credo possa mai essere proposta in sede live, una buona
song il cui ritornello ricorda qualcosa di già sentito. Fa parte del tris di
pezzi che insieme alle successive “Fallen To Pieces” e “I.M.E.”
rappresentano al meglio le tematiche dell’album. In un album di 12 brani, ci
sta anche un episodio per così dire “tirare il fiato".
Fallen To Pieces - Ricorda in alcuni passaggi "If I could Fly",
soprattutto nella fase iniziale, e direi non solo in quella. Nulla che faccia
gridare al miracolo, comunque, non abbassa certamente la media dell'album per
quanto ascoltato fino a questo punto!
I.M.E. - Veramente tosta! Decisamente poco Happy e in compenso molto
heavy! Raramente gli Helloween si sono cimentati in brani che sconfinano in
sonorità più “dure”. Direi che l’escursione in sonorità meno easy
listening è riuscita perfettamente, aggiungendo altra carne al fuoco in questo
splendido “Gambling with the Devil”!
Can Do It – Eh si, vanno bene le varie escursioni in lande più “dure
e cupe”, ma dove gli Helloween dettano legge dimostrando di essere i padroni
indiscussi, è in canzoni come queste, dallo spirito scanzonato, goliardico e
divertente, canzone nate per prendersi un po’ in giro (ma neanche tanto) e per
ribadire ancora una volta, che per quanto riguarda l’Happy Metal, gli
Helloween, detengono ancora i diritti di copyright! Happy Happy Helloween!!!
Dreambound - Riff cattivo! A questo giro di ruota le zucche, hanno
davvero tirato fuori il coniglio dal cilindro, o la ruota si è fermata sul
numero giusto, tanto per restare in tema, refrain ancora una volta d'impatto
immediato, aggiungiamoci un solo guitar coi controfiocchi, quasi di stile
neoclassico, ma non diciamolo alla solita “certa gente”, e il gioco è
fatto! “Dreambound” suona “in your face”, è come un film già visto che
suscita sempre lo stesso interesse, va ad aggiungersi al lotto di canzoni che
compongono questo fantastico album!
Heaven Tells No Lies – Si tratta della classica Helloween/Deris song,
refrain come sempre immediato, chitarre selvagge, lo stampo cattivo, continua la
ricerca della perfezione per la band tedesca!
“Final Fortune”, “Kill It”, “Heaven Tells No Lies”, “The Saints”,
“Dreambound”, un filotto di questo spessore, gli Helloween non lo mettevano
insieme dal 1998, in quel “Better Than Raw” che tanto somiglia a questo
“Gambling with the Devil”.
Che dire? Mr. Weikath viene da Amburgo ma potrebbe essere tranquillamente nato a
Betlemme in una grotta! Direi che gli Helloween sono Weikath, oggi più che mai,
ed è sempre più lui la mente ispirata della band!
Artwork
Che dire, in tempi in cui la
computer grafica spadroneggia, non si può certo sperare di poter ammirare
copertine come quelle che negli anni 80 emozionavano, e spesso da sole bastavano
ad invogliare l’acquisto dell’album; tuttavia, era proprio dai tempi di
“Better Than Raw” che non si vedeva un artwork così ben curato. Purtroppo
tutto il lavoro è stato realizzato appunto, con la computer grafica. Davvero un
peccato.
Booklet
Ed ecco l’idea più bizzarra che la mente di Weikath (o chi per lui) potesse
partorire, probabilmente dopo aver visto “La fabbrica del cioccolato”.
Il booklet conterrà infatti una sorta di "gratta & vinci", per
dare la possibilità ai fans di vincere un premio d'eccezione: il biglietto per
un concerto del prossimo tour in Sud America, volo e sistemazione compresi.
Verrebbe da dire proprio come Willy Wonka! Trovate discografiche a parte, il
libretto è ben fatto, un buon lavoro che va a completare un ottimo prodotto.
Produzione e registrazione
Le tracce di "Gambling With
The Devil", sono state registrate presso i Mi Sueno studios di Tenerife
sotto la supervisione dello storico produttore Charlie Bauerfeind. (BLIND
GUARDIAN, SAXON). L'album sarà pubblicato ad Halloween (31 Ottobre) su SPV
Records, uscirà anche in edizione digipak limitata, con un bonus CD contenente
2 brani inediti, un video e altro materiale speciale.
Epilogo
Cos’altro si può aggiungere
su Gambling With The Devil? Chi si aspetta dagli Helloween il solito “Keeper I
&/0 II” non ha ancora capito nulla....
Io amo alla follia questa band, fin dai suoi esordi, ho 33 anni, e ancora oggi
gli Helloween riescono ad emozionarmi, non so cosa sia di preciso, forse il
fatto di essere cresciuto con certe canzoni, aver visto nascere album che oggi
sono considerati la bibbia del Power Metal, aver vissuto in pieno quel magico
periodo degli anni ’80, oserei dire che “Gambling With The Devil”, è dopo
il più volte citato “Better Than Raw”, il miglior album dell'era Post Kiske,
e non è un caso se proprio in un certo tipo di discorso, il buon Andi Deris,
riesca ad esprimere al massimo le sue qualità.
Unico neo di “Gambling With The Devil”, se proprio vogliamo trovare il pelo
nell’uovo, è la mancanza, ancora una volta, di una ballad degna di nota, ma
si sa, è dal “Keeper I” che la stiamo aspettando, ma in fondo, per questa
volta va bene così, anzi, più che bene direi!
Helloween Will Never Die!!!