HELLOWEEN - MASTER OF THE RINGS
(RAW POWER/CASTLE COMMUNICATION)
1994
1 - IRRITATION

2 - SOLE SURVIVOR

3 - WHERE THE RAIN GROWS

4 - WHY?

5 - MR. EGO

6 - PERFECT GENTLEMAN

7 - THE GAME IS ON

8 - SECRET ALIBI

9 - TAKE ME HOME

10 - IN THE MIDDLE OF A HEARTBEAT

11 - STILL WE GO
 



SITO UFFICIALE
 

 

 


Bentornati Helloween!
È proprio il caso di dirlo, considerando che le ultime due release del combo amburghese, non avevano certo ottenuto consensi da parte dei fans (N.d.Def io non faccio parte di quei fans), e soprattutto dagli addetti ai lavori.
Facciamo un passo indietro, dopo lo split dello storico singer Michael Kiske, per gli Helloween sembrava non esserci più un futuro, la band di Weikath, dopo dieci anni di carriera, e album storici come i due “Keeper…”, era giunta ad un bivio: tentare di proseguire la strada intrapresa col precedente discusso “Chamelon”, oppure fare marcia indietro verso la dimensione Happy Metal, che più si addice loro?
La replica non si fa attendere, e risponde al nome di “Master of the Rings”, album che rappresenta l’inizio dell’era Deris, ma, cosa ancor più importante, rappresenta la rinascita degli Helloween.
Per l’occasione, le zucche si sono rifatte il trucco, proponendo fra le loro file due elementi di sicuro valore, Andi Deris, e Uli Kusch, chiamato a prendere il posto di Ingo Schwichtenberg, il quale -
causa problemi di salute e droga- si toglierà la vita un anno dopo (nel 1995).
L’artwork è semplice, immenso spazio nero nel quale fluttuano sette anelli dorati (N.d.Def sette, come sette sono le Chiavi dei Keepers), con il logo che finalmente torna a far bella mostra di sé; tutto questo sembra quasi voler dimostrare che l’elemento principe di questo nuovo full-length sarà la musica.
Al suo interno il booklet propone atmosfere notevolmente più Happy, con le varie Zucche, che già nel precedente “Chamelon” sono state protagoniste di un timido ritorno.
L'intro “Irritation”, rievoca nella mente dei fans le emozioni dei precedenti "Invitation" e "Initiation", e spiana la strada per uno dei migliori episodi del platter: “Sole survivor”.
È impossibile spiegare l’emozione nel sentire quel riff pomposo, quel refrain talmente immediato e coinvolgente da entrare subito nella testa, quei soli chitarristici cattivi, che in un’unica parola dicono: la leggenda continua, gli Helloween sono tornati!
L’episodio successivo, “Where the rain grows”, prosegue sulla stessa riga del precedente: cattiva ed autorevole allo stesso tempo. Ottimo lavoro delle sei corde, con riffs maestosi ancora una volta in evidenza, con un guitar solo di livello superiore eseguito da Roland Grapow, e cori epici in fase di refrain a rendere il brano magico!
Ed eccoci arrivati alla perla di questo album, “Why?”, ovvero tutto ciò che gli Helloween sanno trasmettere. Si tratta di una song che è ormai diventata un cavallo di battaglia della band; il suo refrain così sfacciato, chiede solo di essere cantato all’infinito in sede live, la struttura è easy listening, molto catchy, e sarà proprio questo aspetto a risultare l’arma vincente dell’intero album! “Father it’s Time…”
Il viaggio prosegue con “Mr. Ego”, brano nel quale il sound diventa più ruffiano, e anche in questo caso il refrain giganteggia su tutto, i fraseggi si fanno sempre più articolati, ed il buon Deris sfodera una prestazione maiuscola. Cambi di tempo, guitar work sobrio e nel contempo deciso, unite a squisitezze tecniche, che non passano inosservate, fanno il resto.
Signori e signore, ecco a voi l’Happy Metal: “Perfect Gentleman” e la successiva “The game is on”. Se in passato vi siete entusiasmati per le varie “Rise and Fall” e “A Little Time”, allora non c’è altro da aggiungere, anche questi episodi non tarderanno a far breccia nei vostri cuori!
“Secret Alibi”, rappresenta la soluzione definitiva! Una canzone fantastica, nella quale tutto risulta perfetto, ogni meccanismo funziona come un orologio svizzero, dal rafrain eccitante, al riffing schiacciasassi di Weikath e Grapow, ai chours autorevoli!
Si prosegue con “Take me home”, brano più diretto e immediato, che affonda le proprie radici negli anni ’80. La seguente “In the middle of a heartbeat”, è la classica sorpresa che ormai non ti aspetti più, una ballad sontuosa, una di quelle song da accendino acceso sotto il palco, commuovente, romantica, con quella chitarra arpeggiata, e le sue lyrics struggenti. Da sempre considerata dal sottoscritto la miglior ballad degli Helloween, insieme a “A Tale That Wasn’t Right” presente sul primo Keeper.
Il tempo sta oramai per finire, un carillon introduce “Still we go”, che chiude un album che rappresenta la più straordinaria resurrezione dopo quella di Lazzaro!
“Master of The Rings”, il futuro inizia da qui!

VOTO 9/10    

RECENSIONE A CURA DI FABIO"defender74"