Bentornati
Helloween!
È
proprio il caso di dirlo, considerando che le ultime due release del
combo amburghese, non avevano certo ottenuto consensi da parte dei
fans (N.d.Def io non faccio parte di quei fans), e soprattutto dagli
addetti ai lavori.
Facciamo un passo indietro, dopo lo split dello storico singer
Michael Kiske, per gli Helloween sembrava non esserci più un futuro,
la band di Weikath, dopo dieci anni di carriera, e album storici come
i due “Keeper…”, era giunta ad un bivio: tentare di proseguire
la strada intrapresa col precedente discusso “Chamelon”, oppure
fare marcia indietro verso la dimensione Happy Metal, che più si
addice loro?
La replica non si fa attendere, e risponde al nome di
“Master of the Rings”, album che rappresenta l’inizio dell’era
Deris, ma, cosa ancor più importante, rappresenta la rinascita degli
Helloween.
Per l’occasione, le zucche si sono rifatte il trucco, proponendo fra
le loro file due elementi di sicuro valore, Andi Deris, e Uli Kusch,
chiamato a prendere il posto di Ingo Schwichtenberg, il quale -causa
problemi di salute e droga- si toglierà la vita un anno dopo (nel
1995).
L’artwork è semplice, immenso
spazio nero nel quale fluttuano sette anelli dorati (N.d.Def sette,
come sette sono le Chiavi dei Keepers), con il logo che finalmente
torna a far bella mostra di sé; tutto questo sembra quasi voler
dimostrare che l’elemento principe di questo nuovo full-length sarà
la musica.
Al suo interno il booklet propone atmosfere notevolmente più Happy,
con le varie Zucche, che già nel precedente “Chamelon” sono state
protagoniste di un timido ritorno.
L'intro
“Irritation”,
rievoca nella mente dei fans le emozioni dei precedenti
"Invitation" e "Initiation", e spiana la strada
per uno dei migliori episodi del platter: “Sole
survivor”.
È
impossibile spiegare l’emozione nel sentire quel riff pomposo, quel
refrain talmente immediato e coinvolgente da entrare subito nella
testa, quei soli chitarristici cattivi, che in un’unica parola
dicono: la leggenda continua, gli Helloween sono tornati!
L’episodio successivo, “Where the rain grows”, prosegue sulla
stessa riga del precedente: cattiva ed autorevole allo stesso tempo.
Ottimo lavoro delle sei corde, con riffs maestosi ancora una volta in
evidenza, con un guitar solo di livello superiore eseguito da Roland
Grapow, e cori epici in fase di refrain a rendere il brano magico!
Ed
eccoci arrivati alla perla di questo album, “Why?”, ovvero tutto
ciò che gli Helloween sanno trasmettere. Si tratta di una song che è
ormai diventata un cavallo di battaglia della band; il suo refrain così
sfacciato, chiede solo di essere cantato all’infinito in sede live,
la struttura è easy
listening, molto catchy, e sarà proprio questo aspetto a risultare
l’arma vincente dell’intero album! “Father it’s Time…”
Il
viaggio prosegue con “Mr. Ego”, brano nel quale il sound diventa
più ruffiano, e anche in questo caso il refrain giganteggia su tutto,
i fraseggi si fanno sempre più articolati, ed il buon Deris sfodera
una prestazione maiuscola. Cambi di tempo, guitar work sobrio e nel contempo deciso,
unite a squisitezze tecniche, che non passano inosservate, fanno il
resto.
Signori e signore, ecco a voi
l’Happy Metal: “Perfect Gentleman” e la successiva “The game
is on”. Se in passato vi siete entusiasmati per le varie “Rise and
Fall” e “A Little Time”, allora non c’è altro da aggiungere,
anche questi episodi non tarderanno a far breccia nei vostri cuori!
“Secret
Alibi”, rappresenta la soluzione definitiva! Una canzone fantastica,
nella quale tutto risulta perfetto, ogni meccanismo funziona come un
orologio svizzero, dal rafrain eccitante, al riffing schiacciasassi
di Weikath e Grapow, ai chours autorevoli!
Si
prosegue con “Take me home”, brano più diretto e immediato, che affonda le proprie radici negli anni ’80. La
seguente “In
the middle of a heartbeat”, è la classica sorpresa che ormai non ti
aspetti più, una ballad sontuosa,
una di quelle song da accendino acceso sotto il palco, commuovente,
romantica, con quella chitarra arpeggiata, e le sue lyrics struggenti.
Da sempre considerata dal sottoscritto la miglior ballad degli
Helloween, insieme a “A Tale That Wasn’t Right” presente sul
primo Keeper.
Il tempo
sta oramai per finire, un carillon introduce “Still we go”, che
chiude un album
che rappresenta la
più straordinaria resurrezione dopo quella di Lazzaro!
“Master of The Rings”, il
futuro inizia da qui!