Che dire, quando mi sono ritrovato fra le mani questo CD, non sapevo nulla o
quasi di questa band se non il fatto che si trattasse dell’ennesima power metal
band, ma che in questo, grazie all’estro del guitar-hero belga Dushan Pertossi,
strizza l’occhio a sonorità decisamente neoclassiche.
L’axeman belga (già presente nei Magic Kingdom), ha coinvolto in questo progetto
musicisti di spessore come Oliver Hartmann (ex-At Vance), Goetz Mohre, Vassili
Moltchanov, Anton Arkhipov e Richard Andersson (Time Requiem, Majestic, Space
Odyssey)
Con queste premesse mi sono apprestato all'ascolto di "Hordes Of The Brave" che,
pur non brillando per originalità, nella sua oretta di durata risulta piacevole
all’ascolto, scorrendo via senza pause, grazie anche ad una produzione
aggressiva che mette in risalto ogni singolo strumento ad iniziare dalle sei
corde di Petrossi, fino alle tastiere di Anderson.
Il primo brano proposto, l’opener “Holy War” è un concentrato di potenza che si
scarica sull’ascoltatore subito dopo il travolgente intro neoclassico, si tratta
di un brano ben strutturato, dotato di un ottimo refrain.
Le successive “Freedom’s Blood - The Patriot” e “Time” proseguono sulla stessa
riga soprattutto la seconda grazie anche alla presenza di un sound neoclassico
che ben si mescola con la presenza power metal.
“The Invisible Empire ” si impone grazie alle linee vocali dell’ospite d’onore
dell’album Oliver Hartmann protagonista anche su altri due brani.
Segue “Demon’s Child” forse l’episodio meno convincente dell’intero lotto, brano
scontato, e decisamente statico, rispetto a quelli ascoltati fin’ora.
La successiva “High in the sky” invece, presenta arrangiamenti sinfonici e
neoclassici, e soprattutto il refrain più bello dell’intero album, che fa di
questa canzone il punto più alto di “Hordes Of The Brave” grazie anche ad un
ottimo work guitar.
Ed ecco arrivato il momento della semi-suite “Alexander the great” che nulla ha
da spartire con la più famosa omonimia song degli Iron Maiden, questo brano
molto lungo e articolato presenta tratti neoclassici, e decisamente
“darkeggianti”
E adesso consentitemi un parere del tutto personale, ma quando Petrossi & soci
hanno riascoltato “Crystal Tears” possibile che non si siano resi conto di aver
quasi plagiato Bon Jovi in una vecchia song dei primi anni 80?
Si tratta di un classico brano hard rock in cui mancano cori decisivi e
soprattutto un refrain facilmente orecchiabile, anche perché come ho detto,
“sembra già sentito”
Fortunatamente c’è “Iced Wind of the North” che torna a viaggiare su velocità
decisamente più power, invece la successiva “My Eternal Flame” è una romantica
ballad, che non aggiunge nulla al valore di questo album, la chiusura spetta
alla “Troops of Avalon” la classica song che fa la differenza, grazie ad un
Intro in cui Petrossi si esalta, sparando un solo guitar a velocità disumane.
Per concludere mi sento di consigliare questo album agli amanti delle sonorità
neoclassiche che non avranno nessuna difficoltà ad apprezzare questo lavoro, a
tratti decisamente convincente, sicuramente non un album che cadrà nel
dimenticatoio dopo alcuni ascolti.