Bello,
bello, e ancora bello!
Anche se azzardato, non posso fare a meno di pensare “Savatage is Back”, sì
perché il secondo album solista del “mountain king” merita questo
accostamento, sia da un punto di vista musicale, sia per l’immenso lavoro di
songwriting, campo nel quale il vecchio Jon è un maestro.
Diciamola tutta, intorno a “Maniacal Rendering” c’era dello scetticismo,
se vogliamo anche legittimo, ricordando il primo, non del tutto convincente solo
album di Jon Oliva.
Dubbi sipati con l’uscita del mini cd apripista “Straight-Jacket”, che
conteneva tra gli altri la splendida “The Evil Beside You”.
Il nuovo “Maniacal Rendering”, si differenzia del precedente “Tage Mahal”,
per un sound più diretto, capace di far subito breccia nell’ascoltare, se poi
aggiungiamo che la maggior parte delle song sono state scritte dalla coppia
Jon-Criss ai tempi dei Savatage, ci si rende subito conto del valore aggiunto
che questo lavoro acquisisce.
Eccoci
dunque, a parlare di “Maniacal Rendering”, ennesima pietra miliare creata
dalla mente di Jon Oliva, il cui paragone con “Streets” o “Gutter Ballet”
non è poi così azzardato.
Si evince fin dai primi ascolti che questo album è molto personale, dominato da
sentimenti ed emozioni, basti pensare che per il missaggio Jon ha utilizzato dei
sample-guitar registrati dal fratello Criss ai tempi dei Savatage, e la
splendida “Timeless Flight” ne è la testimonianza più evidente.
Tutte la canzoni sono state scritte e cantate da Jon Oliva, che in più di
un’occasione ricorda molto Alice Cooper, cori maestosi, parti estremamente
melodiche, assoli di chitarra meravigliosi, sono il fattore comune d’ogni
singolo brano.
Line-up
rinforzata con l’arrivo di un secondo chitarrista, Shane French, già nei
Millenium e Teer, che ben si innesta in un ingranaggio già consolidato, di cui
fanno parte il lead guitar Matt Laporte, Kevin Rothney al basso, il drummer
Christopher Kinder, John Zahner alle tastiere e naturalmente Jon Oliva.
È
difficile trovare difetti a questo lavoro, ogni singola canzone è da ascoltare
e riascoltare, si parte coi fuochi d’artificio, con la “teatrale”
“Through the eyes of the king”, ottima opening-track,
nella quale spicca un ottimo lavoro sia alle chitarre sia al piano; si prosegue
con la traccia che da' il titolo all'album, la title-track “Maniacal
Renderings”, in cui emerge impietoso il fantastico refrain, nonché un assolo
di chitarra testimonianza di mera tecnica.
Questo è anche il primo dei quattro
brani in cui è possibile sentire anche la “chitarra” del compianto Criss
Oliva.
La
maestosa “The Evil Beside you” mostra chiaramente le influenze che la coppia
“Lennon/Mc Cartney” ha avuto in passato su Jon Oliva, melodia sorprendente,
ancora ottimo il guitar work e non da meno le parti di piano eseguite
magistralmente da Jon. Questo episodio ricorda molto i Savatage dei tempi di
“Gutter Ballet”, ed infatti anche in questo caso c’è la mano della coppia
Jon/Criss.
Influenza
che si sente anche nella successiva “Time to die”, ennesimo episodio in cui
il riff scritto da Criss Oliva, e il solo guitar pirotecnico, emergono in tutta
la loro maestosità, interessante anche il bridge.
“The answer” è
la ballad. Scritta interamente da Jon Oliva, sembra
tratta direttamente da un album dei Savatage “old style”, semplicemente
unica!
Le prossime tracce, “Push it to the
limit” e la successive “Who’s playing god”, delineano il punto in cui si
spezzano gli equilibri, si passa da melodie ricercate a brani più diretti, nei
quali il lavoro dietro le pelli di Christopher si fa sentire, si tratta di due
episodi decisamente più Heavy.
Con
la già citata “Timeless flight”, si torna sui ritmi old style, riff
pomposi, guitar solo determinante, nonché quel tocco di teatralità tanto caro
a Jon e il fratello Criss, elevano questo brano allo status di “classico”,
una di quelle song che non potrà mai mancare in sede live.
Questa era anche l’ultima traccia in cui Jon ha potuto utilizzare delle parti
di chitarra di Criss Oliva, anche questa canzone fu scritta a quattro mani,
molti anni fa.
Si prosegue con la “darkeggiante” “Holes”, brano che evoca
inequivocabili ricordi inerenti al periodo “mountain king”: pezzo complesso,
che richiede più ascolti per essere ben assimilato.
Si giunge così, inesorabilmente verso la fine di questo lavoro, con “End
times”, brano sulla scia del precedente, e soprattutto “Still I pray for you
now”, intensa e molto personale, nel quale Jon esprime tutta la sua
malinconia.
Si
chiude con le bonus track “Only you” e “Reality’s fool” (solo nella
versione Digipack).
Per
questo lavoro il buon vecchio Jon ha fatto le cose per bene, avvalendosi dei
Floridiani Lab Studios in quel di Tampa per le fasi di registrazione, e dei
Morrisound Studios, per quanto riguarda la successiva masterizzazione avvenuta
nello scorso mese di maggio.
La versione Digipack “special limited edition” in mio possesso (oltre la
versione “standard” esistono altre due limited edition di questo album),
contiene la bonus track “Only You”, che a sua volta nasconde la ghost track
“Reality’s Fool”.
L’originale custodia in latta, pur essendo gradevole da vedere risulta
alquanto scomoda, al suo interno fa bella mostra di se il booklet ben curato
graficamente, che ritrae la cover della versione ufficiale dell’album, e
un’interessante mini rece scritta per ogni canzone che fa da prologo prima dei
testi ufficiali.
L’acquisto di questo album è un dovere per tutti i fans dei Savatage, ma non
solo!
Savatage
is back… e a quanto pare è proprio vero!