Diciamoci pure la verità, ormai molta gente, adetti ai lavori e non,
specialmente da quando band storiche del “settore” (Helloween, o gli stessi
Gamma Ray) hanno perso lo smalto di un tempo (comunque non secondo il
sottoscritto), e di seguito o contemporaneamente, il genere ha visto il fiorire
di molteplici “Clone-band”, sempre più spesso, purtroppo, pare di esser al
cospetto di Pop Metal piuttosto che Power Metal.
Pensate sia una coincidenza la sempre più incisiva presenza di tastiere e
sintetizzatori, che se abusati diventano strumenti “false” metal, da parte
di molte band?
Così come avviene anche in questo terzo episodio solista del buon Timo, che
reduce dal flop dell’ultimo lavoro con la case madre Stratovarius, cerca di
riproporre col suo “Serenity”, sonorità più anni ’80, che tuttavia si
avvicinano più all’AOR, che al Power “made in Strato”, che in passato lo
rese famoso.
È pur vero che Kotipelto trova la sua valvola di sfogo in fase solista, visto
che con gli Stratovarius, già da molti anni, non ha voce in capitolo per quanto
concerne il songwriting.
E così, ci troviamo di fronte ad un album più prevedibile di un film
d’azione di Hollywood (il buono uccide il cattivo, risparmia la ragazza e il
resto potete immaginarlo da voi).
“Serenity” è più noioso dell’ultimo disastroso Stratovarius, salvando il
salvabile, l’unica traccia degna di nota è la hit “radiofonica” “Sleep
well”, tutto il resto purtroppo, risulta sterile e piatto, a partire dalla
open track, “Once upon a time”, alla semiballad “After the rain”, per
giungere all’ultima “Last defender”, brano che dato il suo nome, mi
aspettavo di tutt'altro spessore.
“Serenity” è un album molto personale, non pretenzioso, probabilmente il
migliore dei tre precedenti lavori di Kotipelto solista, che nonostante la sua
onestà, non mi sento di consigliare neanche al più irriducibile dei fans degli
Stratovarius.