MAJESTY - HELLFORCES
(MASSACRE RECORDS/AUDIOGLOBE)
2006
1 - THE BLESSING 




SITO UFFICIALE

2 - HELLFORCES 
3 - DANCE WITH THE DEMON
4 - SONS OF A NEW MILLENIUM 
5 - HEAVY METAL DESIRE 
6 - MARCH FOR VICTORY 
7 - LIKE A RAPTOR 
8 - GUARDIANS OF THE DRAGON GRAIL 
9 - FREEDOM HEART 
10 - FIGHT FOREVER 
11 - NOWHERE MAN 
12 - METAL LAW 2006


Raramente ci si imbatte in un album di tale impatto e bellezza, undici canzoni che vanno ascoltate tutte d’un fiato, senza respiro, e che non lasciano scampo per il loro coinvolgimento emotivo. Undici brani in cui la passione e il divertimento di fare musica sono visibili dalla prima all’ultima nota, riff by riff, refrain dopo refrain, e così quasi senza accorgersene ci si ritrova a riascoltare questo album, quasi ipnotizzati, fino a quando ogni singolo passaggio non sarà assimilato a tal punto da poter dire: “Questo album è un capolavoro!”
Come? Ancora lì a leggere? Cosa state aspettando, andate a prenotare “Hellforces dei Majesty, saranno soldi spesi bene! Come? Ancora non vi basta?
Ok allora mettetevi comodi e continuate a leggere queste righe.
Quarto album per i Majesty che dopo tre anni tornano sulle scene col nuovo “Hellforces”, degno successore del precedente “Reign in glory”, nel nome del vero HEAVY METAL!!
Il clichè è sempre lo stesso, che ha accompagnato la band teutonica nel corso della propria carriera, iniziata quasi dieci anni fa -precisamente nel 1997- tuttavia è con questo ultimo capitolo che i Majesty raggiungono la definitiva consacrazione nel panorama Metal, un album che segna la definitiva maturità artistica e compositiva.
Non potrete credere alle vostre orecchie, quando dopo “The blessing”, l’intro battagliera nel nome dell’Heavy Metal, subentra la maestosa Title Track, “Hellforces”, canzone di facile ascolto, caratterizzata da una struttura easy e con un chorus bello ruffiano che non passa certamente inosservato, il tutto condito da uno strepitoso Guitar solo.
Riff, ricerca nelle melodie, refrain lunghi e ripetuti, che spesso terminano in Fade Out, cambi di tempo e fraseggi fra le due chitarre, batteria ruleggiante, rappresentano il minimo comune denominatore della band.
E così la marcia prosegue con la successiva “Dance with the demon”, brano meno diretto del precedente, nel quale i tempi scendono concretamente rispetto la title track, pur mantenendo le caratteristiche epiche già ascoltate in precedenza, e che poi ritroveremo anche negli episodi successivi. Si tratta di un brano che fa da collante alla prima vera magia dell’album, “Sons of a new millennium”, una canzone d’altri tempi, una vera dichiarazione di guerra, nella quale ritroviamo tutti gli elementi già citati in precedenza, nonché un refrain adrenalinico, che non aspetta altro che essere cantato a squarciagola sotto il palco!
“Heavy metal desire”, è il nome del brano che segue, cos’altro aggiungere? Primo episodio in cui la batteria diventa “cattiva” ruleggiante, il solito refrain devastante accompagnato da cori epici farà il resto, conducendoci sino al brano seguente “March for victory”, nel quale il ritmo cala ancora una volta, a fronte di una bella song molto "catchy", ma allo stesso tempo decisa ed elegante. Provare per credere.
Adesso però fermi tutti.
Siamo giunti al punto più alto di tutto il lotto, un trittico micidiale, che inizia con la sublime “Like a raptor”, si tratta di una mid tempo, caratterizzato da un lavoro di chitarra plasmato ad Hoc, con un ritornello che inizialmente sembra non debba dir nulla, ma che in realtà sale ascolto dopo ascolto, grazie soprattutto al refrain che introduce lo stesso in modo indiscreto.
Stupendo il Guitar solo inserito perfettamente fra una serie di ritornelli interminabili.
Ma il bello deve ancora arrivare, un soave arpeggio chitarristico apre la definitiva consacrazione di questo album, allo status di capolavoro, “Guardians of the dragon grail”, ovvero l’heavy metal quello senza tanti fronzoli, quello che qualcuno vorrebbe chiudere nel cassetto dei ricordi, ma anche quello che non morirà mai e che a noi “Defender” piace tanto. La batteria torna a picchiare, l’epicità tocca livelli di guardia, il refrain è di quelli che restano nella testa e non se ne può più fare a meno, anche quando ad intonarlo è una splendida voce femminile. Le sei corde sembrano infiammarsi durante il guitar solo, il tutto per cinque lunghissimi devastanti minuti!
“Freedom heart”, arriva come la quiete dopo la tempesta, è la ballad, una song impostata inizialmente su ritmi cadenzati, per poi salire in fase di refrain, il tutto con alle spalle una tempesta condita di tuoni, vento e fulmini…apoteosi!
Siamo quasi giunti in dirittura d’arrivo, “Fight forever”, è il brano che ci vuole per una giusta pausa, prima dell’epilogo, che giunge con altre due song di valore assoluto, prima “Nowhere man”, unico brano nel quale si sente l’utilizzo dei sintetizzatori, dosati tuttavia in modo oculato, senza dunque stravolgere il tema che ormai si era delineato per tutta la durata dell’album. L’epilogo spetta a “Metal law 2006”, brano col quale si torna all’attacco, un colpo di coda inaspettato dopo il precedente episodio. Anche in questo caso la batteria torna a far male, il refrain, energico fa presa diretta e si inserisce in un contesto già collaudato, così come l’ennesimo Guitar solo schiacciasassi.
Consigliato a tutti gli amanti del genere, fate vostro questo album, ascoltatelo, riascoltatelo, assimilatelo, imparatelo a memoria e fatelo diventare parte integrante dei vostri ascolti quotidiani!

HAIL HAIL TO MAJESTY!

VOTO 10/10    

RECENSIONE A CURA DI FABIO"defender74"