Che
i Manowar siano una delle band che più di altre abbia contribuito alla scena
Metal dagli anni ’80 ad oggi, è fuori discussione.
Che i Manowar o si amano o si odiano, lo sanno anche i sassi.
È
anche vero che gli ultimi episodi della band newyorchese abbiano lasciato più
di qualche dubbio sulla vena creativa di Eric
Adams e compagni, lambendo i minimi storici.
Se è vero che da
“The
Triumph Of Steel”, anno di grazia 1992, la band ha sfornato solo due studio
album, peraltro suscettibili a critiche più o meno giuste, ecco spiegata
l’attesa spasmodica che si è venuta a creare dopo
il succoso antipasto dello scorso autunno col Mini CD “The sons of Odin” per
il nuovo album lavoro “Gods
of war”!
Il
mini CD aveva già fatto intendere ai fans verso quale direzione musicale si
stessero movendo i nostri, dei quali si può dir tutto ma non si può negare che
siano una delle poche -se non l’unica band- a portare avanti le proprie idee
consapevoli del fatto che qualsiasi cosa facciano sia soggetta a critiche (a
volte anche stucchevoli), da parte di quelli che non li amano, ma anche di
generare vero entusiasmo nei fans che invece hanno sempre sostenuto la band.
I Manowar sono l’ heavy metal!
Pionieri
di quell’attitudine “True”, oggi, in questo “Gods of war”,
toccano livelli di epicità mai raggiunti prima!
Il
decimo album in studio dei Manowar è uno dei lavori più epici realizzati dalla
band, è il primo capitolo di una serie di concept album dedicati agli dei della
guerra che si concentra sulla figura di Odino, il padre della mitologia nordica
e da sempre ispirazione per la band.
La
tracklist di “Gods
of war”, comprende ben quindici songs, più una bonus track,
di cui ben cinque sono
narrazioni o intro parlate e in due casi si tratta di inframmezzi sinfonici,
probabilmente l’esasperato tentativo di rendere ogni secondo di questo cd un
qualcosa di epico, potrebbe far storcere il naso a più di qualcuno,
intravedendo negli oltre 70 minuti del CD solo otto canzoni su sedici, di cui
fra l’altro, alcune erano già presenti sul mini "The sons of Odin”, ma nello stesso
tempo, l'enorme numero di interludi con narrati ed effetti da colonna
sonora, esalta i più.
A mio avviso avrebbero potuto
impostare il lavoro in modo diverso, dando più spazio alle canzoni in modo da
rendere l'album molto più diretto.
Inevitabile che “Overture
to the hymn of the immortal warriors”, e la successiva “The ascension” per
quanto interessanti possano essere, passino in secondo piano e che
l’attenzione sia rivolta subito alla prima vera song “King of kings”,
brano potente e tirato, come l’esaltante “Sleipnir”, aperta dall’intro
“Army of the dead, part I”.
Da qui in poi il disco entra nella fase calda con un uno-due da leggenda,
“Loki god of fire”, brano di puro Heavy Metal, la struggente ballad “Blood
brothers”, da pelle
d'oca,
capace di emozionare come poche canzoni sanno fare.
La sinfonica “Overture to Odin”, precede un altro episodio narrato, “The
blood of Odin”, preludio alla travolgente “The sons of Odin”, brano
destinato a diventare un classico del quartetto di Joey Demanio.
Altra
intro sinfonico-narrata, “Glory majesty unity”, altra perla “Gods of
war”!
La
title track è semplicemente immensa! Un
pezzo Wagneriano, un inno ad Odino, nel quale si respira tutta quella epicità
che i Manowar volevano trasmettere con quest’album!
“Army
of dead, part II”, poteva tranquillamente essere proposta come intro per
questo album, invece ci annuncia che siamo all’epilogo, con “Odin” e
soprattutto con “Hymn of the immortal warriors”, ballad di stampo
hollywoodiano sinfonica, profonda e carico di pathos.
La bonus track “Die for metal”, esula dal contesto del concept album; si
tratta infatti di un vero e proprio inno all’Heavy Metal, e chi meglio dei
Manowar si può ergere a portabandiera di questa musica?
Per poter recepire il messaggio di questo “The
sons of Odin”, ci si deve immergere nella mentalità Manoworiana e capirne il
pensiero, e non è poi così scontato che alla fine possa risultare un album per
soli Defenders!
Prodotto
direttamente dai Manowar, mixato e registrato presso i Galaxy Studios in Belgio,
la confezione vince di diritto il premio come miglior confezione dell’anno, la
Limited Edition, infatti, oltre a comprendere un dvd
della durata di 40 minuti, di dietro le quinte dell’album si presenta in
formato digipak simil pelle nera e sovra-copertina in alluminio con logo
stampato!
Stupendo
come sempre l’artwork. In un periodo nel quale anche questi piccoli dettagli
che possono sembrare insignificanti, in cui sembra che la vena artistica dei
disegnatori si riduca ad una fredda copertina elaborata con il più potente dei
software di grafica digitale in circolazione, è un piacere constatare che c’è,
chi riesce ancora a proporre artwork d’altri tempi.
Peccato
per la trovata, poco geniale direi, dei booklet coi testi scritti interamente in
Rune, sfogliando le prime pagine ho pensato ad uno scherzo, ero certo di trovare
da qualche parte del libricino anche i testi scritti in formato comprensibile ai
comuni mortali, e invece nulla, solo una paginetta nel finale, con tanto di dizionario
rune > alfabeto.
L’idea di per se sarebbe stata
anche interessante, se si fosse limitata ai titoli delle songs, ma per fortuna,
o meglio dire “guarda caso” sul sito ufficiale esiste una sezione dedicata
interamente all’album raggiungibile da questo link http://www.manowar.com/godsofwar
nella quale è possibile scaricare in formato Pdf testi in linguaggio
comprensibile anche da un essere umano!
Che in fondo non sia stata
solo una trovata pubblicitaria per cliccare il sito della band?