Anche se con qualche mese di ritardo, è finalmente arrivato fra le mie mani il
quinto capitolo dei "powers" Metalium... si tratta di Demons of insanity, "chapter
V", album che risulta essere banale e decisamente inutile.
Purtroppo di tanto in tanto capita di dover recensire, che non riesce ad
esprimere nulla, a tratti noioso, e privo d’idee, poco originale.
È un peccato in quanto si tratta di una band decisamente preparata, tecnicamente
valida, capace di sfornare album con scadenza annuale, ma...che personalmente
però non porta nulla d’innovativo alla scena power.
Ma andiamo con ordine: dopo la breve intro "Earth in pain", parte con grande
enfasi la potente opener "Power of time", brano caratterizzato da cori epici, un
riff decisamente melodico e doppia cassa che sarà l'elemento di continuità in
tutti i brani.
La Title Track "Demons of insanity" si presenta veloce e ben strutturata, il
refrain, anche se sembra già sentito è decisamente accattivante.
È ancora la doppia cassa di Michael Ehre a dettare legge nella successiva "Cyber
horizon", che alterna parti speed a momenti più melodici, brano che dopo un
breve inizio sotto tono sale decisamente di valore, e potenza, rilevandosi una
vera sorpresa, coinvolgente grazie ad un'ottima alchimia fra tutti gli strumenti
e un refrain che questa volta è decisamente indovinato.
La successiva "Ride on" è un pezzo meno convincente dei precedenti, meglio
proseguire l'ascolto, e in men che non si dica eccoci catapultati nelle note
della suite "Endless Believer", che rappresenta l'episodio più articolato
dell'intero album, che però ha il suo punto debole nella lunghezza del brano
stesso, che alla lunga potrebbe risultare noioso, considerando anche che non si
tratta di un pezzo speed. Fortunatamente, la successiva "Sky is falling" ci
riporta in breve tempo in sonorità decisamente power, senza grandi pretese, ma
si tratta sicuramente del brano più speed, caratterizzato da riff e refrain
melodici, cori epici capace di coinvolgere l'ascoltatore.
Nelle successive "Destiny" e soprattutto "Mother earth" il combo teutonico ci
propone per la prima volta degli argomenti che si distaccano dalle solite
tematiche dei precedenti lavori dei Metalium, a dire il vero l'intero album
presenta questioni sociali come la clonazione, e altre tematiche di stretta
attualità.
"Out of silence" e "Atrocity" rappresentano il punto più basso di questo quinto
capito dei Metalium, brani privi d’idee, solita doppia cassa, e riff che
risultano sentiti e risentiti.
"Silence of the Night" introduce l'ascoltatore in atmosfere sognanti, si tratta
di una ballad, davvero bella, in cui la voce di Hennig Basse è capace di
trasmettere sensazioni uniche, il tutto grazie anche ad una scelta, indovinata,
di non enfatizzare chitarra e batteria, regalando così un pezzo dolce e magico.
L'album si chiude con altri due brani trascurabili come "Vision of Paradise" e
"One by One" la cui originalità equivale a zero.
"Demons Of Insanity" è il classico lavoro dei Metalium, che come ho detto in
apertura non porta nulla di nuovo alla scena Power, ma che comunque hanno il
merito di rimanere sempre fedeli ad uno stile caratterizzato da suoni puliti ma
allo stesso tempo aggressivi.
Se siete dei fans del combo teutonico, questo album è decisamente consigliato,
altrimenti, meglio passare al prossimo giro.