| MORGUL - ALL DEAD HERE | |
| (SEASON OF MIST/AUDIOGLOBE) | |
| 2005 | |
| 1 - INTRO - THE MASK OF SANITY | |
| 2 - THE NEED TO KILL | |
| 3 - ALL DEAD HERE | |
| 4 - SANCTUS PERVERSUM | |
| 5 - HATEGRINDER | |
| 6 - SHAKLED | |
| 7 - EMPTY | |
| 8 - OUTRO | |
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Ritorno sul mercato per i Morgul, praticamente un progetto solista del folle norvegese Jack D. Ripper che con questo nuovo "All dead here" vede l'inizio di una collaborazione con la francese Season of Mist, dopo quelle passate con Century Media e Napalm. "All dead here" rappresenta il quinto album per il norvegese, se devo essere sincero dei Morgul ho ascoltato solo il debut "Lost in the shadow grey" quando è uscito ai tempi e il successivo "Parody of mass" perdendomi i successivi "The horror grandeur" e "Sketch of a supposed Murderer". Purtroppo vista questa mia lacuna a parte le recensioni lette sulle riviste specializzate e le webzine mi sono perso buona parte dell'evoluzione della creatura di Jack, visto che i primi 2 album che avevo sentito erano piuttosto canonici e sicuramente non memorabili. Appena inserito questo nuovo album la sorpresa è stata molta, inizialmente durante i primi ascolti ho provato una certa sensazione di noia che è sparita dopo vari ascolti e man mano che mi addentravo nell'intricato universo musicale creato da Jack D. Ripper. Definire il genere di questo album è una cosa piuttosto ardua, visto che si può dire tutto tranne che questo disco non suoni personale, diciamo che il black metal di matrice abbastanza melodica si mischia ad atmosfere horror dove non mancano parti che potrebbero riportare alla mente certe cose più sperimentali ed avantgarde, il tutto suonato in maniera molto ricercata e personale. Il riffing si rifà molto a quello tipico del black sinfonico, a rendere il tutto più ricco ci pensano degli stupendi arpeggi acustici in grado di dare un tocco etereo e surreale alle songs, a creare atmosfere inquietanti ed horror ci pensano le tastiere che pur essendo molto presenti non sono mai troppo invadenti, stupenda poi la scelta di usare in alcuni pezzi il violino che riesce a rendere ancora più dense di pathos le songs, da citare poi il buon lavoro alla voce di Jack, in grado di variare molto e di interpretare al meglio i pezzi. Il disco pur essendo bello non è assente da difetti, infatti la prima parte non convince appieno per alcuni momenti leggermente piattini in songs come l'iniziale "The mask of sanity" e "The need to kill", non che siano brutte però non riescono a convincermi in pieno, il punto forte dell'album secondo me è nella seconda metà con "Hategrinder" dove per la prima volta lungo la durata del disco fa la sua apparizione un bello stacco veloce, "Shackled" che mi sento di eleggere come miglior canzone dell'album per il bel riffing e per la stupenda atmosfera che riesce a regalare nella sua parte centrale ed "Empty" che pur essendo piuttosto breve risulta molto trascinante. Ottima la produzione, veramente di alto livello con suoni potenti, cristallini e massicci, senza per questo risultare fredda. "All dead here" mi ha veramente stupito in positivo, sicuramente con alcuni accorgimenti secondo me da un disco molto buono poteva essere ottimo, cosa questa che comunque non intacca il valore totale dell'album, che mi sento veramente di consigliarvi. VOTO 7,5/10 RECENSIONE A CURA DI MAX
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