E' sempre difficile poter esprimere un giudizio obbiettivo, quando non
si conosce a pieno la materia che si sta per affrontare, allo stesso
modo è problematico poter parlare di un album in modo obbiettivo e
sereno quando non solo non si conosce la materia, ma su questa materia
c'è anche un'intolleranza di fondo.
Ebbene, questo è ciò che è avvenuto, quando mi sono ritrovato fra le
mani il CD di questi, per me sconosciuti, Paatos, band della quale
ignoravo anche l'esistenza, e tanto meno il genere proposto, un Prog
Metal elettronico con sfumature Jazz.
Una volta inserito il dischetto nel lettore, il primo pensiero è
stato: che male ho fatto per meritare tutto questo?
Il primo ascolto di questo album non solo non mi ha lasciato nulla, ma
a tratti mi ha anche irritato, tuttavia ho pensato che non sarebbe
stato giusto dare un giudizio negativo in prima istanza, e così mi son
preso del tempo per riascoltarlo in maniera più serena, e senza
pregiudizi, ma purtroppo al secondo tentativo il risultato non è
cambiato tanto che non sono riuscito a terminare una sola canzone
dell'intero album.
"Silence of another kind" è il terzo album del combo svedese, non è un
lavoro di facile presa, tanto che per poter essere apprezzato in pieno
necessita di ulteriori ascolti, per questo motivo, ho ritenuto giusto
prendermi del tempo ulteriore, e procurarmi maggiori info su i Paatos,
e sorpresa, ho scoperto che sono una band di un certo spessore
all'interno del panorama Prog, purtroppo a questo punto son venute
alla luce tutte le mie lacune nel genere, per rendere l'idea di quanto
posso capirne, per me il Prog non è mai andato oltre i Dream Theater e
Queensryche.
Ci troviamo di fronte ad un prodotto che richiama gli anni settanta,
nel quale è possibile cogliere atmosfere malinconiche, toni grevi, fra
i nove brani proposti quelli che hanno suscitato maggior interesse,
senza entusiasmarmi più di tanto, sono sicuramente "Isw thta all?", "Not
a sound", "Falling" e l’opener "Shame"
Evidenti le contaminazioni jazz, nonché le influenze Abba / Björk per
quanto riguarda lo stile vocale, "Silence of another kind" è un album
che mi sento di consigliare solo a chi cerca un prodotto che va al di
là delle chitarre distorte, e anzi cerca qualcosa che crei
un’atmosfera rilassata e soave.
Per
quanto mi riguarda mi astengo dal dare un voto a questo lavoro, in
quanto risulterebbe poco attendibile, ritengo che questo sia
l'atteggiamento più giusto nei confronti di chi legge e di chi
ascolta, ma soprattutto, nei confronti della band.