Nuovo album per I Persuader, band ormai attiva dal 1997, e che nel corso di
questo decennio, ha pubblicato tre album di notevole fattura, compreso questo
ultimo lavoro “WHEN EDEN BURNS” che è entra di diritto in quella cerchia
ristretta di quegli album considerati “indispensabili”
Il terzo album è da sempre considerato dai più quello della definitiva
consacrazione, una regola questa, che la band di Jens Carlsson e Emil Norberg è
riuscita a rispettare!
Resta ora la curiosità di vedere che ne sarà del futuro dei Savage Circus, band
“project” nella quale militano i due, oltre che un certo Piet Sielck, e che con
molta probabilità sarà confinata ad un ruolo di secondo piano.
Molti associano i Persuader ai Blind Guardian, ed effettivamente se qualcuno
prima d’ora non avesse mai ascoltato Jens Carlsson all’opera avrebbe delle
difficoltà nel riconoscere le due band, o se volgiamo le tre band, considerando
anche i fratellini minori dei Savane Circus.
Ma non facciamoci trarre in inganno, i Persuader non sono una clone band dei
Blind Guardian, WHEN EDEN BURNS, avrebbe si, potuto essere tranquillamente un
album tratto dalla discografia di Hansi Kürsch e soci, tuttavia l’assenza quasi
totale di “menestrelleggiamenti” made in Guardian, fa si che questo album abbia
un suo stile, che anche se di difficile collocazione, rientra in quel genere
Power Speed Metal genuino, schietto, capace di coinvolgere l’ascoltatore sin
dalle prime note per poi conquistarlo definitivamente col passare degli ascolti.
È così è.
Si entra subito nel vivo con Twisted Eyes una opening-track decisa e potente che
si affida ad un refrain sontuoso, e un work guitar eccitante.
Slaves Of Labour prosegue sulla scia della traccia precedente, anch’essa
inorgoglita da un refrain, che da solo vale l’intero episodio.
Nei sei minuti successivi con Sending You Back si entra nel vivo del full-length,
che esploderà definitivamente dalla successiva R.S Knights brano easy listening
dalla durata nettamente inferiore ai precedenti, che entra immediatamente nel
vivo, così come il suo successore The Return impreziosito da un arpeggio
iniziale, nonché da un refrain molto catchy, sicuramente fra i più belli
dell’intero lotto.
Ed ecco giunto il momento della Title Track When Eden Burns, una mosh song, una
canzone che ispira il pogo, ancora una volta il refrain detta legge, esemplare
il work guitar che rappresenta la spina portante dell’intero brano, fino al
momento del Solo Guitar, elegante ed eccitante allo stesso tempo.
Ma è con la successiva Judas Immortal che si tocca l’apice dell’intero lotto.
Ennesima prova di eleganza e potenza, racchiuse in un’unica soluzione, il
risultato è una song che si pone una spanna sopra tutte le altre, dotata di
cambi di tempo d’altri tempi, fraseggi, armonizzazioni, un bridge entusiasmante
quanto il successivo refrain che richiama l’intro chitarristico iniziale in
maniera esemplare, e c’è anche il tempo per delle squisitezze tecniche “prog’eggianti”,
un brano che racchiude tutto quello che serve per poter parlare di Metal, che
andrebbe insegnato a scuola.
Passato il momento di giusta esaltazione, si prosegue con le successive Doomsday
News e Zion brano interamente strumentale, che tuttavia non mi convince del
tutto.
Enter Reality rappresenta la closing-track, pur essendo un brano all’altezza
della situazione, i livelli onirici raggiunti con Judas Immortal, non saranno
più toccati, facendo così diminuire l’impatto distruttivo che WHEN EDEN BURNS
aveva creato nel corso dell’ascolto, proprio nel finale.
Cosa si può aggiungere se non che, come ditto in aperture WHEN EDEN BURNS, è un
album indispensabile, in cui nulla è lasciato al caso, dal Booklet, ottimamente
curato fin nei minimi dettagli, alla produzione di notevole fattura, un album
decisamente consigliato, che non resterà, come spesso avviene passato
l’entusiasmo iniziale, riposto sullo scaffale.