Esistono
momenti nella vita che non si possono spiegare, sono quei momenti che, a
distanza di tanto tempo e anni di dimenticatoio, riaffiorano dal cassetto dei
ricordi e oggi come allora suscitano emozioni indescrivibili.
Ed ecco allora che coi ricordi si torna al
lontano 1989, una band chiamata Savatage, che seppur attiva dai primissimi anni
80, si fa notare dal grande pubblico solo nel 1987 con l’album “The Hall of
the Mountain King”, per poi ottenere la definitiva consacrazione due anni dopo
con “Gutter Ballet”, ovvero un capolavoro che racchiude momenti indelebili
di emozioni, drammaticità, e atmosfere uniche che solo le tracce strumentali
sinfoniche sanno regalare.
Tale
svolta la si deve anche al produttore, Paul O'Neill che subentrò nella band fin
dai tempi di “The Hall of the Mountain King”.
“Gutter Ballet”, è fortemente influenzato da tematiche operistiche, e
progressive, i giornali dell’epoca raccontano che Jon Oliva, dopo aver
assistito a “Il Fantasma dell'Opera” trasse l’ispirazione per la stesura
finale dell’album, che effettivamente è palpabilissima in brani come la title
track, “When the Crowds Are Gone”, nonché la splendida “Summer’s Rain”.
L’album,
realizzato come se fosse un’opera teatrale, apre il sipario con “Of rage and
war”, nella quale Jon dimostra subito di essere in gran forma, il riff
travolgente rende il brano estremamente accattivante, così come avverrà più
avanti nella potente e allo stesso tempo elegante
“Hounds”, pezzo plasmato su magie stilistiche nate dalle sei corde di Criss
Oliva e Christopher Caffery al suo debutto “ufficiale” coi Savatage.
Segue
la rockeggiante “The unholy”, che sulla scia di “She’s in love”,
ripercorre lo stile dei primi album della carriera, fortemente influenzati nello
stile da band come Judas Priest, Kiss e Motörhead.
Lo
splendido prologo di “Mentally yours” lascia presto spazio ad una song più
decisa, graffiante, dotata di un refrain poderoso e con
quel chorus bello ruffiano in pieno eighties-style, il guitar work ed il solo
rendono questo brano un piccolo gioiello.
“Thorazine
Shuffle” è la bonus track che seppur in punta di piedi ricalca per certi
aspetti la precedente “Mentally Yours”, questo brano è il più “duro”
dell’intero lotto, le chitarre diventano decisamente più Heavy, e il riff
martellante, ben si mescola con un guitar solo deciso ma mai invadente.
Eccoci
giunti al momento della Title Track, la fantastica “Gutter ballet”, una di
quelle canzoni che entrano in breve tempo nella storia della musica. In questo
episodio traspare tutta la drammaticità che Jon Oliva riesce ad esprimere col
suo modo di cantare inconfondibile, la presenza dell’orchestra sinfonica rende
il mid-tempo in questione estremamente teatrale e malinconico, sensazioni che
riviviamo immediatamente in “When the crowds are gone”, il capolavoro dei
Savatage, un brano struggente, che racconta della fine di un musicista e della
malinconica solitudine dopo l’ultimo concerto.
Non ci sono parole per poter descrivere la bellezza indiscussa ed il pathos, di
queste due canzoni, valorizzate anche da due videoclip girati magistralmente e
che riescono a coinvolgere l’ascoltatore, e -come nel caso della preziosa
“When the crowds are gone”, a provocare un senso di malinconia e vuoto del
quale non si riesce fare a meno. Ascoltando e riascoltando questo brano, lo
definirei fondamentale per i Savatage e per l’Heavy Metal in generale.
La ballad “Summer’s rain”, è una canzone ricca di fraseggi, e spunti
interessanti, la voce struggente di Jon ben si integra nel contesto melodico del
guitar work, il refrain finale che si amalgama nel solo chitarristico, rende il
brano unico e indimenticabile.
C’è anche lo spazio per due brani strumentali, “Silk and steel” e
soprattutto la splendida “Temptation revelation” che vede protagonisti i due
fratelli Jon e Criss Oliva in un rincorrersi di note che raggiungono
un’alchimia magica.
La produzione a cura di Paul O'Neill, è perfetta, il booklet essenziale fa da
contraltare al fantastico artwork, ricco di particolari che ritroveremo sia nei
testi magnifici di questa “opera ambiziosa”, sia nei videoclip citati in
precedenza.
È davvero incredibile pensare come a distanza di tanti anni una chitarra un
pianoforte due fratelli, un palco, il medesimo amore per la musica, con la M
maiuscola, riescano a coinvolgere come se fosse la prima volta, quasi come fare
un tuffo nel passato al lontano 1989.
Finito “Gutter Ballet”, ti vien solo voglia di riascoltarlo, e amarlo di più,
perché ogni volta è capace di donarti un qualcosa in più. Un qualcosa
chiamata emozione!