SYMPHONY X - PARADISE LOST
(INSIDE OUT/SPV)
2007

01 - OCULUS EX INFERNI

02 - SET THE WORLD ON FIRE (THE LIE OF LIES)

03 - DOMINATION

04 - THE SERPENT’S KISS

05 - PARADISE LOST

06 - EVE OF SEDUCTION

07 - THE WALLS OF BABYLON

08 - SEVEN

09 - THE SACRIFICE

10 - REVELATION (DIVUS PENNAE EX TRAGOEDIA)




SITO UFFICIALE

 


Quando nella propria formazione si ha la possibilità di schierare individualità del calibro di Michael Romeo, è quasi naturale che il livello di tutta la band si eleva ad un gradino sopra la media.
E dunque, il genio e la sregolatezza, del talentuoso guitar hero, al quale non si può imporre alcun canone, lascia il segno coi sui riff graffianti in episodi come Domination e la successiva
The Serpent’s Kiss, e solo-guitar degni di nota come in Seven o la straordinaria (ma ne parleremo in seguito) Paradise Lost
Sono trascorsi ben cinque anni ormai da quando li il combo statunitense, ha realizzato “The Odyssey”, ovvero quello che probabilmente è considerato il loro miglior album (anche se personalmente ritengo la doppietta The Divine Wings of Tragedy e Twilight in Olympus, non inferiore al lavoro datato 2002),
Si parte alla grande con la splendidaintro Oculus Ex Inferni che ha il compito di annunciare nel migliore dei modi il nuovo Paradise Lost,  si tratta di una intro tecnicamente perfetta, con quel tocco di teatralità e drammaticità (elementi che ritroveremo più volte nel corso di questo album) capaci di deliziare subito l’ascoltatore , che quasi senza rendersene conto si ritroverà catapultato nella coinvolgente Set The World On Fire, brano in cui spicca il refrain melodico a cospetto di una song che segue binari ben più schematici, cosi come avviene nelle successive Domination e The Serpent’s Kiss, che personalmente, non aggiungono nulla al valore dell’album nel suo insieme, risultando alla lunga due tracce piatte e prive di pathos.
Quel pathos che invece ritroviamo nella Title-Track Paradise Lost, una vera a propria opera d’arte,  introdotta magistralmente da un solo di piano seguito da una melodica intro, con il valore aggiunto della splendida voce di Russel Allen, anche nel momento in cui la song “prende il volo” resta padrona di quel pathos iniziale che ritroviamo nella sua interezza nello splendido refrain, seguito ancora una volta dalla melodia prodotta delle tastiere di Michael Pinnella.
L’intermezzo composto dal doppio refrain seguito dallo splendido solo guitar, ricorda tanto i migliori Queensryche o Dream Theater, che dir si voglia.
Il finale col suo fare rallentato, per poi riesplodere nella totalità del suo refrain, segna la fine di questa che è sicuramente una delle canzoni più belle dei Symphony X e decisamente la più coinvolgente di questo settimo lavoro della band del New Jersey
Dopo un’atmosfera tanto suggestiva, si prosegue con Eve Of Seduction, un pezzo più “duro” almeno nelle intenzioni iniziali, visto il breve intro batteristico, e il seguente riff  “cattivo”, intenzioni che vengono confermate per tutta la durata della canzone, con in più un bridge e un refrain melodico.
Ecco la prima mezza delusione, The Walls Of Babylon, con la sua intro orientaleggiante che prosegue per ben tre minuti, prima di sfociare in una struttura alquanto piatta, risulta poco incisiva, senza alcun piglio, quasi un mix  di vari pezzi male assemblati nel loro insieme.
La successiva Seven viaggia sugli stessi binari del precedente pezzo, ma a differenza di The Walls Of Babylon, ha quanto meno il merito di disporre di un refrain orecchiabile
In questo caso le vien fuori ml’anima neoclassica della band, il tutto è molto interessante peccato che alla lunga troppi virtuosismi possano risultare noiosi.
The Sacrifice è una classica ballad , con buoni spunti, ma che nel complesso risulta prevedibile e alquanto scontata, il riff melodico e il solo piano di sicuro interesse non bastano per far spiccare il volo a questa ballad.
Una ballad deve necessariamente emozionare, se questo non avviene siamo di fronte ad una buona canzone, si, ma nulla di più, canzone che nel giro di pochi ascolti finirà nel dimenticatoio.
Ed eccoci arrivati all’ultimo brano del lotto, la suite Revelation (Divus Pennae Ex Tragoedia), il rischio delle suite o comunque delle canzoni che superano i cinque barra sei minuti di durata è quello di risultare prevedibile, schematica, se non si ha un’idea concreta con una testa e una coda è inutile cimentarsi in lunghe canzoni destinate a diventare un assemblaggio di vari riff e refrain messi qua e la inframmezzati da qualche assolo, che però nel loro insieme han poco da dire.
Come già capitato nella precedente The Walls Of Babylon anche in questa closing-track, i Symphony X si cimentano in un pezzo privo di impatto, il cui unico spunto di interesse è il susseguirsi di solo guitar altisonanti.
Peccato dunque che i livelli raggiunti durante la magnifica Paradise Lost e Set The World On Fire, siano stati episodi sporadici, all’interno di un contesto al quanto normale,
Un album che si assesterebbe sulla tranquilla sufficienza, che però si eleva ad un sette pieno grazie alla meravigliose perle già citate.
Personalmente continuo a preferire il precedente The Odyssey, a questo Paradise Lost, che intendiamoci è un buon prodotto, destinato comunque ai fans più fedeli della band.
Chi si avvicina per la prima volta ai Symphony x, (ed è già grave che questo avvenga solo oggi) a parer mio dovrebbe  dirottare il proprio interesse ad altri episodi della band, vedi The Divine Wings of Tragedy o Twilight in Olympus.

VOTO 7/10    

RECENSIONE A CURA DI FABIO"defender74"