Essendo
da sempre un fan dei Sonata Arctica, seguo la band finlandese fin dagli esordi
sul finire degli anni 90, quando album dopo album proponevano quel Power Metal
classico, di chiaro stampo scandinavo, deliziando i fan con perle quali “Ecliptica”,
“Silence”, “Winterheart's Guild”, un po’ di matrice Stratovariusana,
a tratti di stampo Blind Guardian; fino al discusso e controverso “Reckoning
Night”, datato ormai 2004, che a molti ha fatto storcere il naso, mentre ad
altri diede la netta impressione che qualcosa stava cambiando nel sound di Tony
Kakko e compagni.
Un’evoluzione artistica che trova il suo compimento in questo nuovo album “Unia”.
Con ormai quasi 10 anni di carriera alle spalle e ora che anche il contesto
storico è cambiato, e che il Power Metal non gode più delle simpatie del
passato, la band di Kemi si può ritenere ormai cresciuta e può permettersi di
dire la sua, di “staccare” quel cordone ombelicale che la catalogava ancora
nel Melodic Power Metal etichetta che ormai sta decisamente “stretta” ai
Sonata Arctica, avendo trovato una loro dimensione -che anche se di difficile
definizione- non mancherà di ricevere consensi ascolto dopo ascolto.
La
prima impressione avendo il CD fra le mani è stata di stupore, mi son detto,
“cos’è successo? Dove sono finiti gli artwork altisonanti del passato?”
Spariti, a favore di una copertina sobria elegante con il solo logo e titolo in
primo piano, poi inizia la musica e fin dalla prima traccia si evince che ci
troviamo al cospetto di un album “speciale”.
“Unia” che in finlandese vuol dire sogno, è un album melodico, a tratti
suggestivo, decisamente accattivante -anche se meno diretto degli album
d’esordio- che in un primo tempo lascia spiazzati. L’assenza delle classiche
hit, non esiste infatti su questo album una traccia che spicci più delle altre,
tutto il lavoro è omogeneo e corre su binari ben definiti, nel segno della
continuità del discorso intrapreso col precedente “Reckoning Night”.
Si parte con “In black and white”: la doppia cassa sembra un lontano
ricordo, linee vocali più complesse e un drumming arieggiante sono il minimo
comun denominatore di tutto l’album.
Kakko
e soci non erano più soddisfatti dei 160 battiti al minuto per le canzoni, ed
hanno cercato un approccio diverso, che pone dei dubbi all’ascoltatore:
“Dove sono finiti i Sonata delle “Hit”? Quelli
molto catchy?”
La cosa straordinaria è che dopo aver ascoltato ed assimilato l’album,
non si sentirà più il bisogno di queste easy listening songs!
“Paid
in full” e “For the sake of revenge” ne sono la prova, in quest’ultima
poi, si può
apprezzare in pieno la maturità della band! Niente riff mozzafiato, refrain
d’impatto, ma chi ne sente la mancanza in questo album?
La successive enigmatica “It won’t fade” consacra solo dopo quattro
episodi “Unia”, questo è un album di valore! Con “Under your tree” si
entra nel terreno già esplorato in passato delle splendide ballad della band
scandinava.
Tony Kakko dimostra tutta la sua maturità vocale, Liimatainen e Klingenberg,
mostrano una padronanza impressionante dei loro rispettivi strumenti (tastiere e
chitarra), gli assoli di Jani eccitano (malgrado c’è ne siano pochi) mentre
finalmente grazie ad una produzione più guitar oriented, il riffing trova il
doveroso risalto!
Non mancano tuttavia un paio di episodi “ripescati” dal passato, tanto per
far ricordare chi erano un tempo i Sonata Arctica, ed ecco “Caleb” e “The
vice”, seguite a ruota dall’articolata “My dream’s but a drop of fuel
for a nightmare” (senza dubbio il più bel titolo di una canzone del 2007) e
“The harvest” nella quale è presente l’assolo più bello dell’intero
album!
Siamo in dirittura d’arrivo ed ecco “The worlds forgotten, the worlds
forbidden” criptica semi-ballad, capace di creare un’atmosfera a tratti
malinconica.
Rinunciando alla “velocità” le canzoni hanno il tempo di far respirare
l’ascoltatore, rendendo l’album più vario dei precedenti, cosa che avviene
puntualmente in “Fly with the black swan”.
Ed
eccoci alla closing track, “Good enough is good enough”, che definirla
semplicemente un’altra ballad, sarebbe riduttivo. Questa meravigliosa canzone,
capace di commuovere ed emozionare, meriterebbe un capitolo a parte!
Questo
“Sogno” è senza alcun dubbio il miglior album dei Sonata Arctica, un album
coraggioso, che segna la definitiva “rottura” col passato, un album fatto
col cuore che merita assoluto rispetto!
Note
aggiuntive:
Il
disco è stato prodotto da Tony Kakko e dai Sonata Arctica in diversi studi di
registrazione, tra cui il famosissimo Finnivox Studio e masterizzato nella
Cutting Room di Stoccolma.
Come
al solito in Giappone, dove i Sonata hanno un grande seguito (gran popolo quello
giapponese, l’ho sempre detto!), sarà rilasciata una versione con delle bonus
track
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Out in the Fields (Giappone, North America, Doppio vinile e Nuclear Blast
Mailorder)
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The Follow (Giappone)
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My Dream's But A Drop Of Fuel For A Nightmare (Strumentale – Giappone)
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To Create A Warlike Fee (Ltd. Europa,
Finlandia, Doppio vinile e Nuclear Blast mailorder)