Sorridi sei su candid camera!
È ciò che speravo di ascoltare al termine delle nove canzoni proposte
dagli Stratovarius in questo omonimo album, sarebbe bastata una traccia
nascosta, non so, anche un semplice: “questo cd si auto-distruggerà fra
cinque secondi”, e invece niente…
È tutto vero, Timo Tolkki ha definitivamente perso la ragione, sì, perché
non esiste altra spiegazione plausibile a ciò che le mie orecchie sono
state costrette ad ascoltare per oltre 45 minuti. I più brutti della mia
vita. Se è possibile, sono stati anche peggio dei primi 45 minuti di un
famoso (purtroppo ahimé) tristissimo derby finito con un risultato
tennistico.
Probabilmente questa esperienza mi segnerà a vita.
Se sto divagando è perché devo ancora riprendermi dalle sostanze alcoliche
che ho dovuto assumere per dimenticare la triste esperienza appena
vissuta…
Bene, cerchiamo di trovare un punto dal quale partire per poter descrivere
questo album “indefinito”, cercando di capire anche perché una band come
gli Stratovarius ha prodotto un disco che rappresenta certamente il punto
più basso della loro carriera, più basso anche del tanto criticato album
d’esordio "Fright night", che a questo punto mi sento di rivalutare a
pieni voti. Anzi se potessi fare una proporzione con questo ultimo lavoro
direi che "Fright night" sta a "Stratovarius", come "No prayer for the
dying" sta a "Virtual XI", (ovviamente parlo degli Iron Maiden N.d.A.) o
meglio ancora come Adriano sta a Darko Pancev….scusatemi, ma sono ancora
sotto l’effetto dell’alcol.
Ma partiamo dall’inizio, quando ho avuto fra le mani l’ultimo lavoro di
Tolkki e soci, il mio stato d’animo era diviso fra speranza e timori;
speranza di ascoltare finalmente (dopo tanti flop) un album degno del nome
e del blasone della band, timori, perché gli ultimi album e soprattutto le
ultime vicende della telenovela Stratovarius fra split e reunion, vere o
presunte che siano, non lasciavano prevedere nulla di buono.
Personalmente ho sempre ritenuto gli Stratovarius una band sopravvalutata,
capace di sfornare buoni album d’esordio, un grandioso album sul finire
degli anni ’90 (“Vision”) e la ballad più bella che abbia mai ascoltato in
vita mia, parlo ovviamente della splendida “Forever”, il resto è solo
minestra riscaldata, come dimostrano i due “Elements”.
Mi spiace essere così duro, ma purtroppo il mio timore era fondato, e
così, per evitare di esagerare negativamente nei giudizi ho deciso di
prendere un po’ di tempo prima di scrivere questa rece, nella speranza che
riascoltandolo, il mio parere potesse cambiare, ma purtroppo non è stato
così.
Il timore è diventato inquietudine fin dalle prime note di “Maniac Dance”,
non ho mai ascoltato nulla di più ridicolo. Dimenticatevi i vecchi riff,
le cavalcate della doppia cassa, qui si apre con una tastiera che simula
una specie di video-games, la canzone è priva di alcunché, per ascoltarla
interamente ho dovuto impegnarmi seriamente. La chitarra di Tolkki ha un
suono industrial come tutto il pezzo del resto, e quel riff è talmente
odioso che se volessi torturare il mio peggior nemico lo costringerei
seduto ad una sedia a d ascoltare in loop questa song.
Ok, mi sono detto “peggio di così non può andare”, ed ecco i Def Leppard,
ehm pardon, sono ancora gli Stratovarius, ma per qualche secondo ho
pensato davvero si trattasse dei Def. Fatto sta che questa seconda traccia
“Fight” di battagliero ha solo il nome, perlomeno il refrain è più
orecchiabile, anche se non credo che molti se ne ricorderanno fra qualche
mese.
Ecco “Just Carry On”, ma dove sono finite le doppie casse??? E
soprattutto, dove sono finite le idee? Questa è l’ennesima song-clone
della produzione Strato, anche in questo caso il refrain è orecchiabile,
ma scommetto che a molti risulterà già sentito e risentito.
La successiva “Back To Madness” promette bene, l’inizio cadenzato grazie
ad un pianoforte però dura troppo poco, e si passa subito ad una batteria
improponibile e soprattutto ad un Kotipelto che raggiunge tonalità alte
(la sua bravura comunque non è mai stata in discussione) che si mescolano
con cori lirici decisamente grotteschi, e francamente inutili. Peccato,
perché la struttura del brano prometteva bene (si tratta di uno dei tre
pezzi da sette minuti presenti sull’album).
Per la successiva “Gypsy In Me” vale lo stesso discorso fatto per l’opener
“Maniac Dance”, infatti la vera e propria novità di questo nuovo corso,
consiste nell'uso quasi spropositato dell'elettronica.
Segue “Götterdämmerung (Zenith of Power)”, precedentemente chiamata "Hitler",
brano che suscitava una certa curiosità, non fosse altro per le polemiche
che hanno accompagnato questa song. Si tratta del secondo brano da sette
minuti, i sette minuti più lunghi dell’intero CD, la tentazione di saltare
al brano successivo è tanta, ma per dovere di cronaca devo arrivare fino
in fondo. Non potendo aggiungere altro, mi limito a descrivervi l’unico
vero episodio degno di nota, la successiva ballad “The Land of Ice and
Snow”, superba, decisamente fuori contesto rispetto a tutte le altre
tracce, una song capace di far sognare, con un Kotipeklto che accenna
anche un refrain in lingua finnica. La struttura di questa ballad, è
quella ormai collaudata della “Tolkki & soci” campo nel quale il
chitarrista delle “terre di ghiaccio e neve”, sembra avere pochi rivali,
decisamente i tre minuti più intensi dell’intero lotto, che purtroppo
lasciano subito il posto all’ennesima canzone che non aggiunge nulla al
valore dell’album “Leave The Tribe”, che accompagna l’ascoltatore
all’ultimo episodio, (sempre che l’eroico ascoltatore sia riuscito ad
arrivare a questo punto), ovvero “United” ennesima prova di auto plagio,
altro campo nel quale gli Stratovarius attuali sono dei maestri
indiscussi, con in più l’aggravante di una spiccata involuzione.
Sono davvero triste, avrei voluto parlarvi di riff, solo guitar
devastanti, e quant’altro, ma purtroppo la realtà è diversa. La realtà è
che una band come gli Stratovarius avrebbe dovuto ritirarsi anni fa quando
erano ancora sulla cresta dell’onda grazie ad album come "Vision", "Destiny"
e "Infinite", già con "Intermission" ci furono i primi campanelli
d’allarme, evidentemente sottovalutati da parte dei fans, per arrivare al
presunto split, e dell’addio del Bassista Jari Kainulainen, ufficialmente
per problemi “logistici”.
Ora se vi starete ancora chiedendo se il CD in questione merita o meno,
vi rispondo che se siete dei fan irriducibili di Tolkki, probabilmente
potreste anche spendere 20 euro, salvo poi pentirvene … e comunque
tranquilli, da me non sentirete mai la frase “io ve l’avevo detto” avrete
solo il rimorso che quei 20 euro (ovvero 40mila lire del vecchio
conio….accidenti come sono aumentati i CD), potevano essere investiti in
modo diverso, magari nell’unica data italiana del tour 2005 della band,
che si terrà il 27 Novembre, all'Alcatraz di Milano.
VOTO 3/10
RECENSIONE A CURA DI FABIO"defender74"