VIRGIN STEELE - VISIONS OF EDEN (THE LILITH PROJECT-A BARBARIC ROMANCE MOVIE OF THE MIND)
(SANCTUARY)
2006
1 - IMMORTAL I STAND




SITO UFFICIALE
 

2 - ADORNED WITH THE RISING COBRA
3 - THE INEFFABLE NAME
4 - BLACK LIGHT ON BLACK
5 - BONEDUST
6 - ANGEL OF DEATH
7 - GOD ABOVE GOD
8 - THE HIDDEN GOD
9 - CHILDSLAYER
10 - WHEN DUSK FELL
11 - VISIONS OF EDEN


“I Virgin sono una leggenda: coerenza, capacità di evoluzione senza tradire il proprio spirito ed una inesauribile vena epica che li ha portati a divenire un simbolo per l'epic metal. David e soci hanno saputo crescere musicalmente in modo naturale, evolvendo ed arricchendo il loro sound senza tradire lo spirito che caratterizzava la loro prima produzione e rendendo il loro stile sempre più efficace e completo.”
Ebbene, cinque anni di assenza sono tanti, troppi, per chi come me ama incondizionatamente i Virgin Steele, e la genialità creativa del leader David Defeis, e così, dopo una serie di rinvii, nonché alcuni problemi personali del singer, l’attesa diveniva sempre più spasmodica, tanto da consultare quasi a scadenza settimanale il sito ufficiale della band in attesa del grande annuncio.
E finalmente qualche mese fa è arrivata la tanto attesa notizia, per il ritorno dei Virgin Steele con il nuovo album dal titolo "VISIONS OF EDEN - THE LILITH PROJECT A BARBARIC ROMANTIC MOVIE OF THE MIND", bisognerà attendere solo un paio di mesi precisamente Settembre.
Il mio primo pensiero al termine dell’ascolto di questo lavoro è stato quello di essere di fronte ad un vero capolavoro, realizzato da una band fantastica a suo modo inimitabile, e che purtroppo, paradossalmente ha raccolto meno di quello che ha seminato lungo la sua carriera.
Visions Of Eden è descritto dal leader David DeFeis come un ulteriore passo avanti nel sound della band, il cui clichè ormai si è ben delineato, ne sono dimostrazione i molteplici cori pomposi e parti teatrali epicheggianti, che rendono un’ indiscutibile qualità eccelsa a questo ennesimo capitolo.
Intendiamoci Visions Of Eden non è e non sarà mai un Invictus ne tanto meno un The House of Atreus, che rappresentano quel lotto di album testimoni della genialità umana, si tratta invece, di un album autorevole, che a dispetto della sua durata scorre piacevolmente regalandoci anche spunti estremamente romantici come nel caso della splendida ballad, ma allo stesso tempo di energia pura, riff pomposi e refrain sensazionali.
“Ci sarà maggiore utilizzo di pianoforte e chitarra acustica, combinati con chitarre più Heavy, localmente sarà molto più melodico, aggressivo, sensuale e/o Bluesy.
A volte lo stile vocale può ricordare l’approccio dei Life Among The Ruins, comunque la musica e le melodie qui sono molto, molto, molto diverse.
È estremamente atmosferico, in generale è molto più triste di qualunque altro album dei Virgin Steele. Ci saranno grandi momenti di Eticità, con memorabili “hooks”, orchestrazioni semplici, e pezzi “Anthemic”
Immagina, il lamento del vento, alberi spogli, l’oscurità che ricopre il cielo, la nebbia che crea giochi di prestigio. È un ulteriore sviluppo del mio particolare modo di comporre musica”
Queste parole sono tratte da una lunga intervista che ebbi l’onore di avere con Defeis quasi due anni fa, quando l’uscita di Visions Of Eden sembrava imminente, ebbene nel rileggere queste parole dopo aver ascoltato l’album, posso aggiungere che oltre tutto ciò i Virgin Steele sono stati in grado di generare emozioni poetiche elevate alla massima espressione stilistica.
Con Visions Of Eden si tocca quota 11, attivi dal 1982 la band ci regala 11 canzoni, per un totale di 80 minuti, si tratta di piccole “opere” la cui durata media oscilla intorno ai sette minuti toccando i nove nella splendida “Adorned With The Rising Cobra”, e i cinque minuti (brano più corto dell’intero lotto) in occasione di “Childslayer”.
80 minuti monumentali raccontati qui di seguito in modo dettagliato, esaminando minuziosamente brano per brano questo nuovo Visions Of Eden.

Immortal I Stand (The Birth Of Adam): Ottimo biglietto da visita, questo episodio rappresenta uno dei momenti più belli della intera opera, la collaborazione fra tastiera e batteria fornisce al brano una spinta unica, aggiungiamo un refrain maestoso e attraente, e il gioco è fatto!

Adorned With The Rising Cobra: Con i suoi 10 minuti, Adorned With The Rising Cobra, è la traccia più lunga dell’intero album.  La prova di DeFais è come al solito magistrale, le sezioni tastieristiche sono a dir poco favolose, donando all’intero brano una vibrazione speciale ed elegante.

The Ineffable Name: Un riff pesante e impietoso apre The Ineffable Name, fino a questo punto il brano più diretto, grazie anche al refrain tanto easy quanto “ruffiano”, e alla solita perfetta alchimia fra work guitar, tastiere, orchestrazioni ed effetti. Una cosa è certa, questo album non è affatto privo di creatività, e questo brano ne è l’esempio concreto.

Black Light On Black: Ennesimo episodio convincente, nel quale la drammaticità vocale di DeFais emerge in tutta la sua eleganza. I molteplici cambi di tempi e i giochi creati dalla fusione fra chitarra e tastiere sono un esempio di mera tecnica, come la semplicità di DeFais di passare da scenari romantici e cadenzati, ad esplosioni di rabbia improvvisa, creando un’’atmosfera semplicemente unica. Il termine più adatto per meglio descrivere questo brano è “Metal, Romantico Sinfonico”

Bonedust: La struttura del brano massiccia e decisa, quasi stona con la semplicità del refrain, direi che Boedust tocca il suo apice verso metà canzone, momento di rottura nel quale un passaggio improvviso che sconfina nella misticità rende il brano imprevedibile e affascinante, per poi solcare nuovamente le note del refrain col quale il brano si chiude.

Angel Of Death: Signore e signori, leviamoci il cappello, e inchiniamoci al cospetto di una canzone meravigliosa! Otto minuti di magia, nei quali è sempre l’impronta drammatica dettata da DeFais a dettar legge.
Non è possibile spiegare, la bellezza artistica della struttura di questo episodio, il ritmo, la chitarra mai invadente di Pursino, la magnificenza delle orchestrazioni, non è possibile non cogliere un brivido lungo la schiena nel momento del refrain nel quale DeFais canta “I am born where the sunlight meets the sea, I am free”, sono nato dove la luce del sole incontra il mare, sono libero.
Cori epici, e pomposi, Angel Of Death entra di diritto nella classifica dei brani più intensi e malinconici dei Virgin Steele!

God Above God: È la soave armonia della chitarra di Pursino ad aprire la romanticia God Above God, ballad deliziosa e poetica, che scorre lungo binari ben delineati fino al momento dell’elegante  refrain, che strizza l’occhio agli anni ’80 complice anche gli effetti e le orchestrazioni, fino al bridge finale nel quale Edward Pursino troneggia con un solo guitar graffiante e allo stesso tempo elegante.

The Hidden God: Cori in pompa magna, un bridge di facile presa come lo stesso refrain, ancora una volta le orchestrazioni e i ambi di tempo la fanno da padrone, in special modo nella parte finale del brano quando un drumming ingegnoso prende il sopravvento. Nonostante lo consideri il punto debole di Visions Of Eden, quest’episodio non delude per niente le attese. Brano non privo di angoli difficili da esplorare con calma.

Childslayer: Entriamo nella fase calda, quella che ci porterà inesorabilmente alla fine dell’ascolto di questo nuovo album. Childslayer, è il brano più corto dell’intero lotto, e per certi versi il più Heavy, qui la drammaticità lascia spazio ad altri scenari. Il tema sembra essere già delineato, dai continui cambi di tempo intervallati da un refrain semplice, un riff deciso, con cori epici e sontuosi a fare da contorno. E pensare che l’apertura di questo brano faceva presagire a tutt’altro.

When Dusk Fell: Le armoniose note delle sei corde di Edward Pursino, accompagnano la voce di David DeFeis, in quello che considero uno degli episodi più emozionanti dell’album. Lo scenario è estremamente toccante, fin dai primissimi minuti When Dusk Fell, abbraccia l’ascoltatore grazie all’immediato refrain che caratterizza la maggior parte del brano. L’atmosfera creatasi raggiunge intensità emotive da valori di guardia nel momento in cui Pursino si cimenta in quello che sarà l’assolo più bello di tutto l’album, l’armonia delle tastiere è il solito valore aggiunto che rende il brano espressivo e magio, da mozzare il fiato.

Visions Of Eden: Con la title track finisce un viaggio spettacolare che ci ha accompagnato per 80 minuti. L’intro di David DeFeis con la sua tastiera sembra condurci verso un’altra ballad, ma non è così, decollando quasi immediatamente con un riff deciso.
Cambi di tempo, fraseggi, armonizzazioni, sono il cavallo di battaglia di Visions Of Eden, inteso come album, e anche quest’episodio non è esente da queste caratteristiche, quasi a voler descrivere l’intero lavoro in una sola canzone.
Brano che cresce col passare dei minuti, diventando sempre più talentuoso, energico e sontuoso.

L’ artwork spartano, semplice ma contestualmente epico, ritrae David DeFais armato della sua  Spada la produzione meticolosamente curata in ogni dettaglio dallo stesso DeFais, risulta essere impeccabile senza l’ombra di alcun punto debole.
Inutile dire che tastiere e orchestrazioni giocano un ruolo importante in questo album, durante questi anni David ha lavorato alla realizzazione di questa “visione del paradiso”, ci aveva promesso che sarebbe stato un grande album, e ha mantenuto la sua promessa, ma questa opera immensa non avrebbe mai potuto essere tale senza il lavoro degli altri componenti della band, Edward Pursino e la sua chitarra, Joshua Block al basso e il drummer Frank Gilchriest.

By the Gods!!!

VOTO 9,5/10    

RECENSIONE A CURA DI  FABIO"defender74"